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Viaggio in bici sulla Ciclovia dell’Acquedotto (parte 3)

Diari • di 19 Ottobre 2015

Terzo giorno, 29 agosto, Castel del Monte – Alberobello

Riecco le tracce dell’acqua. Anzi, dell’Acquedotto Pugliese. Finite le gallerie, da qui la condotta corre sempre sotterranea ma è “protetta” da una pista di servizio che la segue per ben duecento chilometri. È qui, su queste strade sterrate, che nasce il sogno della pista dell’Acquedotto Pugliese: nata per monitorare la condotta, è di proprietà dell’ente e, dunque, tutti gli ingressi sono protetti da una sbarra e i cartelli che annunciano il “divieto di accesso”, proclamando la “proprietà privata” dell’Acquedotto. In realtà spesso e volentieri i cartelli sono illeggibili, se non divelti, mentre sbarre e cancelli sono aperti. A percorrere abitualmente questi tratturi sono i contadini e i pastori, ma da qualche tempo c’è un nuovo “pubblico”: lunghi tratti di sterrato sono sistematicamente appannaggio degli appassionati di mountain bike.
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Non a caso qui siamo nel Parco dell’Alta Murgia, uno dei più grandi polmoni verdi di Puglia. E i percorsi che costeggiano i boschi lungo la condotta dell’Acquedotto sono in parte gli stessi individuati dall’ente parco per gli escursionisti, fra i querceti che rendono ombroso il procedere offrendo anche attrezzate aree di sosta. Si continua a pedalare per diversi chilometri, lungo sterrati che si alternano a tratturi e stradine asfaltate, fino ad uscire dal parco con alle spalle già una cinquantina di chilometri da Castel del Monte. L’Acquedotto riaffiora in un ardito ponte che attraversa alcune cave.

Non tutti i duecento chilometri di piste di servizio sono agibili. Anzi, in diversi tratti sono impraticabili, ricoperte da rovi e cespugli. Ma proseguendo verso sud il paesaggio cambia: con Cassano si aprono le porte del Barese, campagne curate, tanti impianti di ulivi e alberi da frutto, ma anche un territorio molto più urbanizzato con i suoi segni di cemento e asfalto. È come se si avvertisse la presenza vicina della metropoli di Puglia. Scorrono così le immagini della campagna di Acquaviva delle Fonti, Sammichele di Bari e Putignano che lungo tratturi, strade secondarie e percorsi cicloturistici tracciati dai Comuni, consentono di pedalare tra ulivi e muretti a secco, intervallati spesso da maestose querce.

Con i primi trulli e la strada che inizia dolcemente a salire, si aprono le porte della Valle d’Itria. Da Putignano si imbocca la statale per Alberobello, ma solo per un paio di chilometri perché poi un reticolo di strade secondarie, con continui saliscendi che fanno apprezzare meglio lo straordinario paesaggio, in una quindicina di chilometri conduce a destinazione: un trullo regale che domina Alberobello. Castel del Monte è ormai lontano 115 chilometri. La via dell’acqua guarda a sud.

Quarto giorno, 30 agosto, Alberobello – Nardò

È il giorno della Ciclovia dell’Acquedotto. O meglio, di quell’unico tratto di dieci chilometri che la Regione Puglia ha completamente risistemato e inaugurato ufficialmente un paio d’anni fa come primo tassello di un progetto molto più ampio. Ma intanto da Alberobello ci sono da percorrere una ventina di chilometri e le tracce dell’Acquedotto sono ben visibili: la pista di servizio corre su sterrati e ponti-canale, naturalmente sempre senza grandi dislivelli, tra i trulli ristrutturati con piscina e la vegetazione selvaggia. Quando le pietre hanno il sopravvento sulla terra battuta, è il momento di imboccare strade secondarie asfaltate non per questo meno suggestive.
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Raggiungiamo contrada Figazzano, il punto indicato dove inizia il tratto di Ciclovia ed ecco la prima sorpresa: l’area ristoro attrezzata con panchine, tavoli e ombra (poca) non ha neanche una fontanina! Non è questa la Ciclovia dell’Acquedotto? Non solo, come fosse la stessa area della pista di servizio sterrata, campeggiano i “soliti” cartelli “divieto di accesso” e “proprietà privata – Acquedotto Pugliese”. Dopo l’inaugurazione, la burocrazia deve aver preso il sopravvento non riuscendo a risolvere i problemi di gestione di un’opera pubblica costata un milione di euro o giù di lì. Il risultato sono quei cartelli ben visibili ma sistematicamente ignorati da noi italiani che ben sappiamo come va la vita. Ma a un turista straniero chi glielo spiegherà mai?

Non cambia la situazione, cercando di imboccare la pista, stessi cartelli desolanti. E più in là ancora peggio: strada sbarrata da un impianto dell’Acquedotto prima e dalle sbarre dopo. Facciamo come tutti, scavalchiamo e lasciamo alle spalle la burocrazia. Adesso è il momento di “godersi” la pista.
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E in effetti i dieci chilometri di strada bianca, una brecciolina ben compattata con polvere di tufo che si alza al passaggio delle bici, sono davvero una bella pista. Tutta in sede protetta, la strada attraversa angoli tipici della Valle d’Itria con la sua vegetazione rigogliosa, gli ulivi e i trulli. Le dolci pendenze del tracciato accompagnano una pedalata che qui è proprio alla portata di tutti, anche di chi non è proprio avvezzo alle due ruote. E lo storico Acquedotto regala scorci indimenticabili con i ponti-canale che attraversano la macchia superando i pendii.

Tutto però finisce troppo presto. Solo dieci chilometri, ed eccoci nel territorio di Ceglie Messapico. Come la peggiore delle incompiute, davanti non c’è più nulla. Gli altri dieci chilometri già finanziati sono solo sulla carta e dunque tocca imboccare la statale 581 in direzione Martina Franca. Per fortuna è solo un chilometro, perché poi si svolta sulla provinciale 65, una strada panoramica scarsamente trafficata, e, dopo una decina di chilometri, ancora sulla 67 per percorrere altri cinque-sei chilometri e raggiungere Villa Castelli.
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Circondata da uliveti, al termine di una discesa, ai piedi del paese ecco la Centrale idroelettrica Battaglia. Chi l’avrebbe mai immaginato che il “fiume nascosto” possa produrre energia elettrica. Ci pensarono già negli anni Venti i progettisti della condotta, che sfrutta il dislivello di circa 120 metri: il salto dell’acqua alimenta una turbina che produce 33mila megawatt all’ora, energia sufficiente a servire una popolazione di 30mila abitanti. Inaugurata nel 1929, è stata riattivata nel 2009 con nuove tecnologie, dopo aver prodotto energia fino al 1971.

Una rete di percorsi ciclabili ben disegnati dai Comuni attraversa la campagna e i borghi di Francavilla Fontana, Oria ed Erchie. Si attraversa la statale 7 ter tra Manduria e San Pancrazio per dirigersi su un altro dei corsi d’acqua preziosi di Puglia: questa volta l’obiettivo è la pista di servizio del Consorzio di bonifica dell’Arneo, 40 chilometri di strada asfaltata che dolcemente corre parallela al litorale jonico del Nord Salento. La imbocchiamo all’altezza di Monteruga per percorrerla verso Nardò. Se non ci fossero rifiuti che spuntano ai bordi, sarebbe un itinerario cicloturistico perfetto. La strada affianca poi il cantiere per la realizzazione della nuova condotta dell’Acquedotto, da Salice Salentino a Seclì. Altri 40 chilometri che presto diventeranno una pista ciclabile in sede propria, secondo il progetto dell’Acquedotto nato su pressione dei Comuni. La Ciclovia dell’Acquedotto qui è già una realtà in movimento.

Quinto giorno, 1 settembre, Nardò – Santa Maria di Leuca

Fra gli ulivi del Salento si pedala verso Finibusterrae. La prima tappa è fra Nardò e Galatone dove un antico edificio dell’Acquedotto, nascondo un impianto dismesso, oggi in stato d’abbandono. Meriterebbe una nuova vita, come quella che assicura il cantiere della nuova condotta che oramai ha quasi raggiunto il serbatoio di Seclì. Qualche fontanina, non sempre perfettamente funzionante, accompagna il percorso. E questa volta compare il fascio littorio: è il segno che questo secondo tratto, il Sifone Leccese, fu realizzato negli anni del fascismo che fece suo il progetto nato ai primi del Novecento, lasciandone traccia indelebile.
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La campagna corre veloce sulle serre salentine, tra muretti a secco e ulivi insidiati dalla Xylella, per aprire le porte del Capo. Gli ultimi 65 chilometri scorrono via in fretta, con l’ultima fermata a Leuca Piccola, come antichi pellegrini. Poi la discesa verso Santa Maria di Leuca e l’arrivo al piazzale del Santuario, dopo poco più di 474 chilometri da Caposele. Eccola ai nostri piedi la Cascata Monumentale dell’Acquedotto Pugliese, voluta dal regime per celebrare trionfalmente l’arrivo dell’acqua nel Salento. Fu inaugurata nel 1939, un grande monumento al progresso con i suoi 250 metri di lunghezza e i 120 metri di dislivello, con una portata di mille litri al secondo.

È rimasta a secco per anni, aperta solo in eccezionali occasioni. Quest’anno è stato realizzato un impianto di illuminazione artistica e la gestione è passata al Comune che ora la alimenta con acqua sorgiva non potabile, oltre che con quella di risulta dell’Acquedotto. Così nell’estate 2015 ogni venerdì alle 22 si aprono i rubinetti e si rinnova lo spettacolo dal forte potere evocativo: l’uomo che oggi, come cento anni fa, riesce a vincere la sete. Il racconto di questo riscatto, dal Sele a Leuca, corre sulle due ruote.





2 Risposte a Viaggio in bici sulla Ciclovia dell’Acquedotto (parte 3)

  1. Luigi ha detto:

    Incredibile!
    La storia dei “divieti” sulle vie dell’acquedotto va risolta in maniera chiara e definitiva, diversamente rischia di diventare il penoso epilogo di quella che potrebbe essere una attrazione turistica utile al decollo del cicloturismo in Puglia, osteggiato dalla burocrazia e dalla miopia delle istituzioni (oltre che dalle immondizie che tanti babbei depositano nelle campagne).
    Il fatto: sabato 26 settembre ho pedalato da Putignano a Villa Castelli e in contrada Figazzano SORPRESA! la mirabolante opera costata 100.000 € a km (per BEN 11 km) era CHIUSA! Il mega cancello e la fantastica struttura d’accoglienza (perfettamente inutile) erano chiusi tanto che siamo stati costretti a scavalcare. Dopo qualche km due turisti inglesi mi hanno chiesto lumi circa la discordanza fra la “grandeur” dell’opera e i segnali di divieto… alla mia risposta “that’s Italy my friend” ci siamo fatti una risata ed abbiamo continuato a “infrangere la legge” lungo la ciclovia.
    Allora qualcuno mi risponda: questo acquedotto (e non solo la parte “bonificata”) si può lecitamente percorrere o no?
    Un consiglio: caro politico e amministratore che ti sei fatto tanta pubblicità per aver speso 1.100.000 € per 11 km…. fatti un giro in Spagna sul Cammino di Santiago e impara come si fanno girare i soldi…

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