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Emilia Romagna dal fondo alla cima, in bici e a piedi

Diari • di 22 Ottobre 2015

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Sono le 2.30 del mattino e aspetto davanti a casa l’arrivo dell’amico Mirco (per gli amici Kewoz) che mi assisterà durante tutta la giornata, fondamentale per me. Tutto è pronto, la bici e il materiale da montagna aspettano solo di essere usati.
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Circa un anno fa mi è passato per la mente di buttarmi in questa avventura, cioè di partire dal punto più basso dell’Emilia Romagna e arrivare a quello più alto, senza l’ausilio di veicoli a motore e rigorosamente in giornata.
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Ecco arrivato Kewoz: carichiamo tutto in macchina e ci dirigiamo verso Contane, località nel ferrarese, nel comune di Jolanda di Savoia, il punto più basso (-3,5 m s.l.m.) e partenza ufficiale.
L’orologio segna le 4 e fermiamo la macchina di fianco ad un canaletto, dietro il cartello del piccolo paese Contane. È veramente buio, l’umidità si fa sentire anche se la temperatura fortunatamente non è elevata.
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Sono pronto, luci della bici accese, bretelle catarifrangenti indossate, gps attivo: ore 4.30, si parte! Mi aspettano circa 180 km che mi porteranno al lago della Ninfa, dopo Sestola; qui lascerò la bici e proseguirò a piedi fino alla vetta del Monte Cimone (2165 m s.l.m.), punto più alto.
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I primi chilometri scorrono veloci, ogni tanto accendo la lampada frontale per rendermi conto della velocità di marcia, non vorrei stancarmi troppo in questa prima parte, devo dosare le energie.
Kewoz finchè non farà giorno mi seguirà con l’auto, in modo da darmi una sicurezza in più nel caso dovessero sopraggiungere dei veicoli.
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Eccoci a Ferrara, passo accanto alle mura e seguo direzione Cento. Inizia a rischiararsi il cielo e dico a Mirco che ora può andare avanti; mi passa e ci incontreremo più avanti, quando farà qualche foto e video. Le gambe girano bene, attraverso Sant’Agostino dove sono ancora ben visibili i segni sulle case lasciati dal terremoto del 2012, incrocio il Cavo Napoleonico che porta acqua al Canale Emiliano-Romagnolo ed eccoci già sulla strada statale Emilia: da qui in poi iniziano le colline!
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Percorro tutto il fondovalle del fiume Panaro; la strada non ha mai pendenze eccessive e mi porta pian piano a Fanano, dove prenderà decisamente a salire.
Pedalare da soli è bellissimo, ma la fatica non la condividi con nessuno, solo tu e la tua bici, la testa la fa da padrone.
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Inizio ad accusare un po’ la stanchezza, la levataccia all’una e trenta non aiuta di certo…! 160 km li ho macinati e adesso salgo verso Sestola: il Cimone mi attende, ma ho ancora un po’ di strada da fare, il tratto di salita più duro. Da Sestola a Passo del Lupo le pendenze si fanno più significative: mi fermo due volte per riprendermi un attimo e poi via verso il Lago della Ninfa. Sono le 13 circa e dopo 182 km posso lasciare la bici in auto.
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Quota 1500, circa 600 metri di dislivello in salita su 5 km di percorso da fare a piedi porteranno me e Kewoz alla vetta (sì, Mirco salirà a piedi insieme a me).
Il primo pezzo è facile, una strada asfaltata facilità l’ascesa, ma poi prendiamo un sentiero che in maniera più diretta ci porta a Pian Cavallaro, oltre 1800 di quota. Ultimi 300 metri di dislivello, con passo regolare ci avviciniamo alla meta: l’emozione è tanta e la cima è lì a due passi.
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Quota 2165, punto più alto dell’Emilia Romagna, ci sono! E pensare che stamattina ero laggiù, sotto al livello del mare a sognare questo momento. Gli occhi sono un po’ lucidi, ringrazio Kewoz per essere stato al mio fianco e per aver contribuito alla realizzazione di questo progetto.
Adesso posso tornare a casa felice per aver portato a termine quest’avventura e con la voglia di guardare avanti, di sognare ancora!
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Da Contane a Lago della Ninfa in bici – 182 km
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Da Lago della Ninfa alla vetta del Monte Cimone a piedi – 10 km (andata e ritorno)
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Una risposta a Emilia Romagna dal fondo alla cima, in bici e a piedi

  1. Nicola ha detto:

    Mi sono letto tutto d’un fiato i tuoi racconti e ti faccio i complimenti qui.
    Tre avventure che rimarranno scolpite dentro di te.
    Mi ritrovo molto in quello che hai vissuto e scrivi: è vero, quando passi molte ore da solo, a fare quello che ti piace anche se la fatica vorrebbe farti desistere, la testa dev’essere una tua alleata….e comunque vada ti costringe a guardarti dentro, a vedere cose che di te nemmeno sapevi esistessero !
    Tanti non lo capiscono o semplicemente non lo sanno, io sono convinto che la “fatica”, legata alla passione per quello che si fa, renda persone migliori.
    Continua cosi !
    Nicola

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