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Abruzzo, dal mare al cielo

Diari • di 7 Dicembre 2015

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27 ottobre, ore 3.40 del mattino, si parte. Pedalo veloce nella strada che costeggia il mare vicino Pescara. Questa volta io e l’amico Kewoz siamo in Abruzzo per un’altra avventura; siamo partiti ieri sera da Lugo, abbiamo riempito l’auto con l’attrezzatura e ci siamo diretti qua. Abbiamo dormito in auto, in un parcheggio, e ci siamo svegliati molto presto, circa alle 2.45. Colazione veloce, sistemato la bici e via lungo queste nuove strade.

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Usciamo velocemente dal centro abitato, Kewoz dietro in auto e io davanti sulla due ruote, i lampioni finiscono presto e lasciano spazio al buio che ci accompagnerà per circa 2 ore e mezza.
Dopo l’avventura del Monte Cimone mi sono convinto a mettermi di nuovo alla prova ed eccoci qua: partenza dalla località di Montesilvano (sul livello del mare) e arrivo a Campo Imperatore (quota 2100) in sella alla mia bicicletta in circa 94 km di strada, poi a piedi fino alla vetta del Corno Grande a 2912 metri, punto più alto dell’appennino. L’idea di partire dal mare ed arrivare quasi a 3000 metri solo con la forza delle mie gambe mi affascina da un po’ di tempo.

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La strada subito in salita, il nero della notte mi avvolge e le case piano piano diventano sempre meno. Mi sto addentrando sempre più nel cuore dell’Abruzzo e ogni rumore a bordo strada attira la mia attenzione: ecco sbucare una volpe (ne incontrerò 4) da un cespuglio! Ecco due cani che sbucano da un cortile di una casa… mi rincorrono e faccio un urlo per tenerli indietro… Funziona!

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Guadagno in poco tempo circa 400 metri di altitudine, attraverso il paese Penne, e dopo circa 200 metri di ripida discesa… strada chiusa per frana! Mi consulto con Kewoz su quale altra strada percorrere e purtroppo mi tocca rifare la ripida discesa… in salita (strappi al 20%).
Diga sul lago di Penne, sensazione strana percorrerla in bicicletta di notte, e la strada torna a salire. Arrivo a Farindola, sono circa le 6, altra strada chiusa per frana; nessun bar aperto per prendere almeno un caffè. Sono a circa 500 metri di altitudine e so che fino a 1600 sarà un’ascesa continua.

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Ecco l’alba, si accendono colori che la notte non lascia neanche immaginare: rosso sulle montagne e il paesaggio si lascia ammirare in tutta la sua maestosità.
Quota 1200, Pecore al pascolo alla mia sinistra, un resort 4 stelle a destra: “Kewoz, fermiamoci per un caffè!”.
Percorro con fatica la strada dissestata del valico Vado di Sole che mi porta pian piano all’altopiano di Campo Imperatore; i colori autunnali rendono magiche le foglie degli alberi ed eccomi finalmente a quota 1600.

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Una veloce discesa mi catapulta in un altro mondo: l’altopiano. Fantastico! Sono stupito da quello che ho davanti: mucche e cavalli al pascolo in uno scenario unico. Non c’è praticamente nessuno oltre a noi e questo rende tutto ancora più bello. Pedalo questi ultimi 20 km per arrivare a quota 2100, gli ultimi 3 i più impegnativi. Arrivo al noto albergo rosso e sorrido: fino a qui ci sono arrivato. Però, 2600 di dislivello!
Mi cambio di vestiti per affrontare la salita a piedi per la vetta del Corno Grande insieme a Kewoz; il sole splende alto nel cielo e la temperatura è buona per essere a fine ottobre. Ci aspettano circa 3 ora di ascesa su un terreno roccioso e un dislivello positivo di 800 metri.

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La prima parte è abbastanza facile e ammiriamo le montagne attorno a noi: che spettacolo! Passano circa 45 minuti e ci troviamo a quota 2335 metri sulla sella di Monte Aquila: da qui si vede il grande ghiaione del Brecciaio. Lo risaliamo un po’ faticosamente e capiamo che da ora in poi non si scherza più. Arriviamo così alla Sella del Brecciaio (quota 2506 metri) e ci fermiamo un attimo: attorno a noi le montagne regnano e il silenzio è di quello vero. Chiudo gli occhi e mi sento bene, voglio immagazzinare questo momento magico e farne tesoro!

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Di nuovo in marcia, il percorso via via si fa più ripido e ghiaioso, dopo circa 2 ore di camminata ecco la Conca degli Invalidi… ora ci attende la parte finale, quella più impegnativa. Siamo oltre 2700 metri e il fiato è più “corto”, procediamo in un ripido pendio di ghiaie e sfasciumi, ci aiutiamo con le mani e seguiamo i segni del sentiero dipinti sulle rocce; arriviamo in cresta e davanti a noi il vuoto sul ghiacciaio del Calderone. Aggiriamo alcune rocce, dei tratti abbastanza esposti, questo è il mio mondo! Sopra di noi inizia ad esserci davvero solo il cielo… ancora pochi sforzi e lì, davanti, la croce posta sulla cima.

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Ci siamo, ci siamo, quota 2912, sono in cima. Dal mare a quasi 3000 metri in giornata: che soddisfazione! Guardo Kewoz e lo ringrazio per esserci stato anche questa volta, per aver reso possibile questa bellissima avventura.
Mangio qualcosa e poi giù per la via delle creste per fare ritorno all’auto.

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Ringrazio soprattutto mia moglie perchè mi lascia vivere queste avventure; a volte quando le parlo di quello che vorrei fare mi guarda in modo perplesso, ma capisce che dentro me c’è il desiderio di vivere queste emozioni e mi appoggia nelle mie scelte. La amo.

Montesilvano – Campo Imperatore (94 km in bicicletta)

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Campo Imperatore – Corno Grande (12 km a piedi, andata e ritorno)

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