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Mobike: come sono le biciclette del bike sharing cinese di cui tutti parlano

News • di 21 giugno 2017

La notizia è da mesi su tutti i giornali: i Cinesi hanno ribaltato le regole del mondo del bike sharing e sono pronti a inondare le nostre città con biciclette a noleggio in modalità free flow, ovvero prive di stalli dove prelevare e riconsegnare le biciclette.

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All’ultimo Velo-City tenutosi a Nimega, come abbiamo avuto modo di raccontare, il tema del bike sharing ha tenuto banco in lungo e in largo e tra le aziende espositrici si è presentata anche la celebre Mobike di cui tutti parlano. Abbiamo quindi avuto modo di provare le biciclette del gigante cinese che ha da poco completato un round up di finanziamento del valore di 600 milioni di dollari.

Design

Da un punto di vista estetico, non c’è niente da dire: le biciclette sono belle. Hanno una linea elegante ed accattivante. L’abbinamento dei colori (nero, alluminio e arancione) le rende molto gradevoli esteticamente, soprattutto grazie alla scelta di puntare su forcelle monobraccio sia all’anteriore che al posteriore e che offrono quindi un risultato piacevolmente minimalista.

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Al di là dell’aspetto meramente estetico, ci sono degli elementi di natura costruttiva da considerare:

Il telaio

È realizzato integralmente in alluminio 6000, con sezioni necessariamente generose a causa delle scelte strutturali.

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Le ruote

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Le ruote hanno una dimensione di 24″, una scelta inusuale, fatta probabilmente per scoraggiare il furto. I  mozzi, infatti hanno uno standard mai visto prima sul mercato e che più che le tecnologie in uso nel mondo della bici, richiama soprattutto le modalità tipiche dell’automotive: la ruota è ancorata al mozzo attraverso 5 brugole. I copertoni sono pieni e, in quanto tali, antiforatura. I raggi delle ruote sono sostituiti da razze che garantiscono ulteriore robustezza alla ruota.

La trasmissione

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La trasmissione del movimento dei pedali alla ruota posteriore avviene attraverso un cardano ricoperto da un carter che ne rende quindi invisibile il funzionamento. La bici non è dotata di cambio e la scatola del movimento centrale è particolarmente larga, elemento che comporta una maggiore distanza tra loro dei pedali.

I freni

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L’impianto di frenaggio è a tamburo sia all’anteriore che al posteriore, quindi integrato all’interno del mozzo. Il passaggio dei cavi  è rigorosamente interno al telaio per evitare danneggiamenti durante l’uso.

I parafanghi

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La bici di Mobike sono dotati di miniparafanghi in plastica, anch’essi mobobraccio di cui non abbiamo potuto verificare l’efficacia.

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Il sistema di bloccaggio

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Una volta individuata la posizione di una bici attraverso l’apposita app, per iniziare il noleggio basta inquadrare il QR code situato sopra il dispositivo di blocco che rende la bicicletta fruibile immediatamente. Per interrompere il noleggio, è sufficiente chiudere il dispositivo di bloccaggio.

Add-on

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La biccicletta all’occorrenza può essere eventualmente equipaggiata con alcuni accessori quale, per esempio, un cestino anteriore per il trasporto di materiali vari. Tutte le bici in esposizione non erano dotate di luci (obbligatorie secondo il codice della strada italiana) e al momento non è dato sapere se la bici è dotata di una qualche forma di dinamo interna ai mozzi delle ruote per produce energia.

L’esperienza in sella

Ho provato la bicicletta per un breve tratto all’interno della sede di Velo-City per non più di 5 minuti, quindi l’esperienza che riporto è sicuramente limitata a un contesto pianeggiante, con superfici lisce e in assenza di traffico.

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La prima cosa da riportare è che la bicicletta è decisamente piccola. Le ruote da 24″ generalmente sono utilizzate per le biciclette dedicati a bambini di 8-12 anni. La scelta di utilizzarle su una bicicletta da adulti, ha fatto in modo che queste possano coprire un range di altezza particolarmente limitato. Anche alzando al massimo la sella, per tutti coloro che sono più alti di 170 cm diventa impossibile estendere completamente la gamba.

Per una persona alta 190 cm, il risultato è questo:

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La somma delle scelte costruttive si fanno sentire molto durante la pedalata: la Mobike è una bicicletta rigidissima e sarebbe strano il contrario. Le ruote piene impediscono la funzione di ammortizzazione da parte dell’aria negli pneumatici, anche l’eliminazione dei raggi a vantaggio delle razze aumenta la rigidità del mezzo e la conformazione del telaio fa il resto: la geometria scelta richiede l’impiego di molto materiale e l’alluminio è il materiale più rigido in assoluto utilizzato nell’industria ciclistica.

Il risultato di queste scelte è una bicicletta che trasmette a chi pedala qualunque asperità proveniente dal terreno. In fiera ho affrontato uno di quei dossi utilizzati per nascondere i cavi sul pavimenti e l’impatto, per quanto a velocità ridotta, è stato tutt’altro che fluido e gradevole. Non oso immaginare cosa possa significare pedalare su superfici ampiamente sconnesse come il pavè milanese o i sampietrini.

La larghezza maggiorata della scatola del movimento centrale costringe a una posizione a ginocchia larghe e coi leggermente rivolti verso l’interno.

Concludendo

Le bici di Mobike sono molto belle esteticamente, ma alla prova su strada rivelano una serie di limiti che sono difficili da ignorare.

Prima di tutto Mobike è un’azienda cinese che ha evidentemente creato un  prodotto per il mercato cinese, ovvero per una popolazione alta mediamente 172 cm. L’altezza media degli Italiani è di 178 cm (fonte Wikipedia) e questi 6 cm di differenza non sono pochi quando si tratta di giusta posizione in sella.

La mancanza del cambio e il peso delle bici (25 kg) le rendono idonee a un uso esclusivamente in città pianeggianti.

Ma la questione più rilevante credo sia l’eccessiva rigidità della bici che la rende di difficile utilizzo laddove la superficie stradale non sia più che liscia e priva di ostacoli. In presenza di pavè sconnesso, sampietrini, ciottolato o rotaie del tram, come spesso il caso nei centri nelle città italiane, l’esperienza potrebbe rivelarsi molto complicata, fattore accentuato anche a causa delle ridotte dimensioni delle ruote che rendono ancora più difficoltosa la guida su superfici accidentate (non è un caso che le mountain bike ormai montino tutte ruote da 29″).

In sostanza, credo che le Mobike siano delle bici pensate per percorrere tratti di strada molto brevi in pianura come piccoli spostamenti da casa alla fermata del bus/tram/metro/treno, per distanze inferiori al km. Difficilmente si può pensare che, in presenza di alternative, qualcuno le possa utilizzare per periodi prolungati nel tempo (magari per visitare una città in bicicletta o per un commuting centro-periferia).

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6 Risposte a Mobike: come sono le biciclette del bike sharing cinese di cui tutti parlano

  1. Michele ha detto:

    Tutto molto giusto ma se si guarda la fonte citata per l’altezza media degli Italiani si può verificare che non è assolutamente 1,78cm. Non arriviamo a 1,71…
    In ogni caso le bici sono sicuramente troppo piccole

  2. Paolo ha detto:

    eppoi 49 dollari di deposito (vd. Mobike terms of service) !!!

  3. Federico ha detto:

    Io le ho provate a Firenze, prima città italiana ad aver sperimentato il bike sharing a flusso libero.
    L’idea è meravigliosa,comodissima, l’individuazione e lo sbloccaggio delle bici è semplice e velocissimo, davvero una grande idea ma… C’è un MA grosso come una casa.
    Come detto giustamente nell’articolo, le bici sono veramente scomode. Oltre a tutti i difetti già descritti,ci aggiungo un enorme sbilanciamento delle masse del mezzo: la bici è veramente poco stabile,ti sembra di cadere da un momento all’ altro. Il peso ,le dinamo che alimentano le luci ( non staccabili nelle ore diurne)e probabilmente le batterie dei sistemi GPS e sbloccaggio, creano tantissimi attriti ,la bici ha pochissima inerzia, fai due pedalate facendo pochissima strada per colpa della monomarcia e delle routine 24″ e…. ti fermi subito.
    Possibile che le bici più tecnologiche del mondo siano cosi scomode??
    Ribadisco:l’idea è meravigliosa,geniale.
    Io faccio tutti i giorni 15-20km di bicicletta per i miei spostamenti , utilizzerei volentieri questo sistema per sostituire la mia citybike per cui spendo un sacco di soldi ogni anno di manutenzione e che mi hanno già rubato diverse volte…ma come faccio?
    Come avete detto bene: per più di un km diventa un’agonia pedalare su quelle robe..

  4. Eric ha detto:

    concordo al 100% con Federico, provate a Firenze
    Idea: meravigliosa!
    Pedalare: un’agonia!!

  5. Alessandra ha detto:

    Confermo quanto detto sopra. Usata a Firenze due volte per stazione-ufficio (circa 5 km) e si fa una fatica tremenda! Non ha inerzia, come si smette di pedalare si ferma, la velocità che si può raggiungere è molto limitata. Rigida da morire, io ormai non cerco più il tragitto più corto ma quello TUTTO asfaltato, perchè sull’acciottolato del centro storico è davvero difficile. Inoltre il peso (25kg senza impianto fari) si fa sentire anche nelle pendenze minime. Sarebbe una cosa bellissima ma la scomodità sarà il motivo per cui limiterò il suo utilizzo.

  6. Matteo ha detto:

    Appena provata a Milano. Ero entusiasta dell’idea e dell’estetica del mezzo ma una volta saltato in sella è cominciata una vera agonia. La mancanza del cambio si fa sentire parecchio soprattutto perchè la monomarcia è molto morbida. La bici non dispone inoltre di nessun tipo di ammortizzazione. Avevo grosse aspettative e invece…Bene per tragitti di 2 km al massimo.

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