Ciclismo urbano

Il car sharing a Milano è in crisi (ed è tutta colpa delle biciclette)

Il car sharing a Milano è in crisi (ed è tutta colpa delle biciclette)

Ormai è ufficiale: il settore del car sharing a Milano è in crisi. La situazione è certificata dalle scelte degli operatori e, fatto ancora più significativo, ammessa apertamente anche dal Comune.

La decisione di Enjoy di abbandonare il free floating, insieme all’uscita di Zity e alle difficoltà di Free2move nel rispettare regole e costi imposti dall’Amministrazione, dicono tutti la stessa cosa: l’auto condivisa, così com’è stata pensata finora, almeno a Milano non regge più.

Il punto chiave arriva da Palazzo Marino. L’assessora alla Mobilità Arianna Censi lo dice senza giri di parole: «Il tema non è il canone, ma il cambiamento d’abitudini dei milanesi, che oggi usano di più le bici». Ed è da qui che conviene partire per capire cosa sta davvero funzionando in città.

Car Sharing

La bici come risposta concreta alla mobilità urbana

Più veloce dell’auto sulle brevi distanze, più affidabile del trasporto pubblico nelle ore di punta, infinitamente meno costosa e più sostenibile di qualsiasi veicolo a motore: la bicicletta è per sua natura il mezzo più efficiente quando si tratta di muoversi in città dense come Milano.

Mentre il car sharing deve fare i conti con assicurazioni, vandalismi, canoni comunali e costi energetici, una bicicletta ha bisogno di infrastrutture leggere, manutenzione minima e occupa pochissimo spazio pubblico. E così i servizi di bike sharing, al contrario delle auto, continuano a crescere.

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Ritorno sociale d'investimento del bike sharing Free Bike Scheme Essex Regno Unito

Il bike sharing cresce (anche fuori da Milano)

Milano resta il laboratorio principale, ma non è un caso isolato: il bike sharing sta vivendo una seconda giovinezza anche in molte altre città italiane.

Focus ➡️ Quanto ho risparmiato andando un anno al lavoro con il bike sharing

A Torino il servizio sta tornando centrale dopo anni difficili, a Bologna il bike sharing si integra sempre di più con le politiche del comune a favore dei residenti, a Firenze le bici condivise sono ogni anno più inclusive e capillari, e anche città come Bari, Cagliari, Palermo e Catanzaro stanno investendo proprio sulla bici come strumento di mobilità quotidiana e non solo turistica.

Per non parlare di quanto avviene fuori dall’Italia, dove il bike sharing è già una realtà consolidata e in crescita continua.

Un dato ricorrente è che il bike sharing funziona meglio quando è semplice, diffuso e integrato: stalli chiari, tariffe accessibili, possibilità di usare la bici anche per tragitti casa-lavoro. Esattamente il contrario di quanto oggi sta accadendo al car sharing, sempre più complesso e meno conveniente.

Catanzaro bike sharing Vaimoo

Quando condividere conviene più che possedere

C’è poi una riflessione che va oltre la mobilità e riguarda l’industria della bicicletta. In un momento storico in cui le vendite di bici tradizionali rallentano e molti produttori parlano apertamente di crisi di mercato, il noleggio e lo sharing rappresentano un’enorme opportunità.

Ogni flotta di bike sharing è fatta di centinaia o migliaia di biciclette. Biciclette robuste, pensate per l’uso quotidiano, che devono essere sostituite, aggiornate, manutenute. Un mercato stabile, programmabile, molto diverso dalla vendita al dettaglio legata alle mode o agli incentivi occasionali.

Per i produttori, collaborare con operatori di sharing o sviluppare modelli pensati specificamente per il noleggio può diventare una strategia anticrisi. Per le città, significa avere mezzi sempre disponibili. Per i cittadini, poter usare una bici senza doverla possedere.

Bologna RideMovi bike sharing

Milano non è contro l’auto: è oltre l’auto

La crisi del car sharing non significa che Milano sia “contro” il sistema della condivisione delle auto. Significa piuttosto chela città sta andando oltre l’auto come soluzione principale agli spostamenti urbani. La bici, privata o condivisa, risponde meglio ai bisogni reali: è più flessibile, più economica, più resiliente.

Se oggi le auto condivise arrancano mentre le biciclette continuano a funzionare, il messaggio è chiaro. La mobilità urbana del futuro non ha quattro ruote e un motore: ha due ruote a pedali e – sempre più spesso – un QR code.

[Fonte]

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