Il M5S attacca il governo sulla legge sulla ciclabilità

4 Ottobre 2017

bici

“La narrazione retorica che questo governo ama fare di se stesso ci ha proposto in questi anni il ministro in bicicletta Graziano Delrio. Ma i fatti sono decisamente differenti. E purtroppo l’Italia lo sconterà sulla propria pelle non riuscendo a dotarsi in questa legislatura di una legge sulla mobilità sostenibile“.

Dopo il blocco della Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica da parte del MEF e della Ragioneria Generale dello Stato, alcuni deputati del Movimento 5 Stelle passano all’attacco.

Mirko Busto della Commissione Ambiente e Diego De Lorenzis della Commissione Trasporti sono firmatari di due proposte di legge del Movimento 5 Stelle legate alla mobilità dolce e sostenibile e autori di numerosi emendamenti inseriti nella Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica.

I due deputati smontano eventuali illusioni rimaste dalla ricalendarizzazione della discussione prevista per novembre: “Non ci illudiamo: quello è il mese della manovra finanziaria e ciò che non si è fatto in più di quattro anni figuriamoci se accadrà in venti giorni. E non è la prima volta che il provvedimento va in Aula e poi viene insabbiato strumentalmente in Commissione. E se anche si riuscisse a farlo passare alla Camera si arenerebbe al Senato come è accaduto per la riforma del Codice della strada”.
“La legge quadro era molto attesa e sarebbe uno strumento importante per dotare l’Italia di una rete di mobilità dolce, ma non solo. Anche sviluppare il turismo sostenibile – dicono i due deputati del M5S – è necessario, e occorre rendere la realizzazione della rete ciclabile nazionale un’opera indifferibile e urgente, al pari di quanto il+ governo ha fatto con le grandi opere, molte delle quali sono invece inutili; bisogna prevedere un incremento di pena per il furto di bicicletta, incentivare e incrementare la possibilità di portare la bici sul trasporto pubblico. E ancora: considerare la mobilità ciclistica come parte di un insieme più grande denominata mobilità dolce, includendo le vie ciclabili nella classificazione più generale di vie “verdi”, o greenways”.
“Insomma – concludono Busto e De Lorenzis – così si combatte l’inquinamento, così si incide sulle tristi statistiche sanitarie delle morti premature da smog nelle quali l’Italia ha purtroppo un triste primato. Non con le foto da rivista o con le dichiarazioni che non diventano mai fatti”.

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