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Prudono i pedali! Il viaggio da Alba a Gibilterra in bicicletta di Paolo Leccia

Diari • di 8 Maggio 2018

Riceviamo dal nostro lettore Paolo Leccia e volentieri pubblichiamo:

La voglia di fare il mio primo viaggio in bicicletta, nasce la scorsa primavera, poi una serie d’imprevisti mi costringe a rimandare. Con buona parte dei preparativi approntati, trascorre l’autunno e parte dell’inverno, poi a Capodanno in Costa Azzurra, mi rendo conto che vicino al mare è possibile viaggiare in bicicletta; consulto delle mappe termiche sul web e decido di viaggiare fino a Gibilterra lungo la costa francese e spagnola. Parto il 13 marzo, da Alba, con una discreta giornata di sole, scavalco le Langhe e arrivo in Liguria a Noli, una tappa lunga ma che ho già fatto altre volte. Il giorno dopo una piacevole pedalata fino ad Imperia, dove forti piogge, mi costringono a viaggiare in treno fino alla Francia. Nizza è piacevolissima, con il vecchio porto e poi la Promenade des Anglais, fino all’aeroporto. La costa francese è un susseguirsi di ottimi paesaggi, le piste ciclabili presenti quasi sempre e di ottima qualità, mai una buca o anche solo una pavimentazione a cubetti di cemento; in alcuni casi sono stati riutilizzati percorsi ferroviari dismessi, autonomi rispetto alle strade per i veicoli e con pendenze contenute. Molti paesi e città piacevoli, Antibes, Cannes, St. Raphael e Frejus, poi Le Lavandou con il suo splendido panorama, qualche saliscendi lungo la costa rocciosa ma nulla d’impegnativo. La tappa successiva è Tolone, città moderna con un grande porto della marina militare francese. Arrivo a Marsiglia, visito i principali monumenti, il porto vecchio; la città alterna tratti molto curati con alcuni punti fatiscenti, domina la città, la Basilica di Notre Dame de la Garde, con gli ex-voto dei naviganti scampati alle tempeste. Come in quasi tutte le tappe, mi fermo solo un giorno ed è abbastanza faticoso dopo la bicicletta, visitare la città a piedi per tutto il pomeriggio. Proseguo per Martigues, dove mi coglie vento forte e freddo fino ad Arles, la Route Nationale 568 si trasforma in un vero tormento, con rari centri abitati, faccio una tappa per riscaldarmi. La sera una tisana di zenzero mi evita il raffreddore. Il maltempo mi accompagna fino a Montpellier ma, questa volta, il vento soffia da dietro e mi spinge, mi copro con tutto quello che ho e faccio alcune soste per bere qualcosa di caldo. Montpellier una bella sorpresa, ci capito senza essermi prima informato e la visito in bicicletta, provvidenziale qualche ascensore su cui salgo in sella; con un po’ di mediazione riesco a mettere la bicicletta nella casa che mi ospita. Proseguo per Agde, passando per Sete, splendida cittadina francese con il suo porto. Da Sete ad Agde, una bella pista ciclabile a ridosso della spiaggia che però finisce in una strada sconnessa in prossimità dell’abitato. Il giorno dopo forti piogge mi costringono a prendere il treno fino a Perpignan, pur avendo una tuta anti pioggia, non è consigliabile pedalare per molte ore sotto l’acqua, si rischia di ammalarsi e la strada è pericolosa. Visito la città piacevole, ma già si avverte la vicinanza della Spagna che raggiungo il giorno dopo. Girona mi sorprende, città piccola, contornata di alture, ma con notevoli monumenti storici, tra cui spicca l’imponente cattedrale. In Spagna i prezzi sono più bassi e ne approfitto per un buon pranzo in centro, dormo in un ostello per pochi euro. Le piste ciclabili francesi sono scomparse, per tutto il resto del viaggio, né incontro dei tratti nei centri abitati e qualche percorso ma al contrario della Francia, manca un sistema viario costiero per le biciclette, per di più la pavimentazione è carente, ci sono buche, tratti pavimentati con blocchetti di cemento, strettoie e talvolta gradini da scendere. Il mattino dopo leggo sul web, che in Catalogna ci sono agitazioni e scontri per le rivendicazioni indipendentiste e soprattutto per l’arresto del leader Carles Puigdemont in Germania, in particolare Girona è considerato un punto caldo, perché Puigdemont è stato sindaco della città, noto anche che alle cinque alcuni ragazzi tedeschi, avevano ricevuto un sms e in fretta e furia avevano lasciato l’ostello. Percorro le strade di Girona con attenzione, chiedendomi se le mie vistose borse gialle potevano simboleggiare i moti indipendentisti o viceversa, incontro qualche gruppo con le bandiere della Catalogna, qualche coro ed alcuni veicoli della polizia, ma niente di particolare, raggiungo Lloret de Mar in poche ore. Barcellona si avvicina, così decido di fermarmi a Matarò per abbreviare la tratta successiva ed avere le gambe fresche per visitare Barcellona. Piacevolissimo il percorso costiero per Barcellona, parto alle 7,30 con i fanali accesi e verso le 10 arrivo al monumento a C. Colombo nel centro, lascio i bagagli in un ostello affollato e sporco. Grande affollamento di turisti da tutto il mondo, città molto bella, rischio la multa per percorrere la Rambla in bicicletta. Visito la cattedrale, le piazze e i monumenti principali poi il Parco Guell di Gaudì, con i faticosi saliscendi, raggiungo euforico la Sagrada Familia, ma mi attende una brutta sorpresa, i biglietti si comprano solo on-line e ce n’è un numero limitato giornaliero, impossibile entrare, per un panino mi tocca pagare 12 euro, simili episodi si ripeteranno durante la giornata ma riuscirò ad evitarli. Proseguo visitando le zone a destra e sinistra della Rambla, il lato sinistro direzione mare è interessante e ricco di monumenti e negozi, il lato destro è degradato, s’incontrano tossicodipendenti che si rotolano per strada, prostituzione di tutti i generi e personaggi poco raccomandabili. La zona del porto vecchio è invece moderna e piacevole, con lunghi percorsi pedonali e ciclabili, una funivia panoramica per attraversare il porto, un centro commerciale e con poche pedalate delle spiagge mondane. Torno all’ostello esausto. Attorno a me i moti indipendentisti hanno bloccato l’autostrada per tutto il giorno e hanno bloccato la principale stazione ferroviaria, incrocio alcuni gazebo indipendentisti, molte bandiere e striscioni; l’impressione è che i percorsi turistici siano esentati per evitare allarmismo in prossimità delle prenotazioni estive, comunque si nota un gran numero di addetti alla sicurezza anche in abiti civili.

Parto da Barcellona appena la luce lo consente ed è caotico attraversare la periferia e le aree industriali, cerco di costeggiare il mare, ma in Spagna, non sempre la strada segue la costa, ad ostinarsi capita di dover tornare indietro anche di qualche km., così si è pressoché costretti a seguire le strade principali, con grande traffico veicolare, ma con una pavimentazione ottima, una stretta corsia laterale e tracciati con pendenze lievi. Tarragona è un’altra bella città, con un notevole patrimonio storico; come a Barcellona la vecchia area portuale è stata riprogettata, ad uso turistico e culturale. Proseguo fino a L’Ampolla, una splendida località balneare prima della foce del fiume Ebro, ci sono dei grandi hotel ma senza le strutture gigantesche ed ininterrotte di altri tratti. Il meteo mi riserva una forte tempesta di vento, tanto che è difficile stare in sella, le borse laterali fanno da vela, così decido di spostare dietro la borsa anteriore e abbasso il manubrio per avere maggiore stabilità. Dopo il promontorio dell’Ebro, la situazione migliora, ma seguendo il navigatore, mi perdo un buon tratto della Via Verde ciclabile da Oropesa; raggiungo Castellon de la Plana, che visito brevemente, è una città moderna perché la guerra civile spagnola ha distrutto gran parte del patrimonio storico, ma comunque vivace e ben curata. In previsione della Pasqua faccio scorta di cibo, perché mi dicono che solo pochi esercizi rimangono aperti, inoltre decido una tappa più breve, mi fermo a Sagunto, per riposare un po’ le gambe e per evitare rincari eccessivi nel pernottamento; la città è nota per il patrimonio storico e culturale e non richiede lunghe camminate per essere visitata. Riparto per Valencia, grande meta turistica della Spagna; questa volta la “sorpresa” è l’autostrada che corre lungo la costa, fiancheggiata a monte da una via di servizio per i mezzi agricoli. Percorro chilometri senza poter vedere la spiaggia o il mare, poi alla periferia di Valencia, a Port Sa Platja decido di prendere il cavalcavia ciclopedonale, per vedere il centro turistico e commerciale, di recente costruzione, ma appena finito l’abitato, la strada costiera s’interrompe per un fiumiciattolo e bisogna tornare all’interno per riprendere una strada non vietata alle biciclette.

Finalmente, percorro il lungomare che mi porta a Valencia, con grandi spiagge, locali turistici e una temperatura quasi estiva. Notevole il patrimonio storico di Valencia con l’immancabile cattedrale cattolica, che custodisce il Santo Graal dell’ultima cena, da non perdere la Lonja de la Seda (Mercato della Seta) del XVI secolo, dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco e i giardini del Turia, un’ampia striscia verde che attraversa la città, costruiti al posto del fiume Turia, deviato per evitare inondazioni. All’interno dei giardini del Turia, in gran parte dotati di pista ciclabile, si trovano molteplici attrazioni tra cui la Città delle Arti e delle Scienze dell’architetto Calatrava, uno straordinario complesso architettonico diviso in sei grandi sezioni: il Palazzo delle Arti, l’Umbracle, una straordinaria passeggiata panoramica, Hemisfèric con il planetario, il Museo della Scienza, l’Oceanografic che è il più grande acquario d’Europa, infine l’Agorà. La zona del porto è meno raffinata rispetto ad altre città. A Valencia mi fermo due giorni in un buon ostello dentro la stazione, poi proseguo fino a Gandia costeggiando il verdissimo stagno dell’Albufera, il promontorio de Cullera ed una lunga distesa di aranceti; il mare è distante dalla strada e per raggiungerlo ci sono solo delle strade laterali con uno schema a “pettine” che costringono ad andare e tornare sulla stessa via. Durante questa tappa si è verificato l’unico inconveniente ciclistico di tutto il viaggio, per evitare un riccio, ho urtato con la ruota posteriore una placca riflettente incollata sull’asfalto, che ha lesionato la carcassa dello pneumatico ed allentato alcuni raggi. Riesco comunque a raggiungere la meta, tiro i raggi e un bravo ciclista in mezz’ora mi ha cambiato lo pneumatico; apprendo la lezione che è sempre meglio avere uno pneumatico di scorta, specialmente se si viaggia con pneumatici da 28. La zona costiera di Gandia, ad eccezione del porto è una sfilata di palazzoni ed hotel anonimi affacciati su un’ampia spiaggia. La tappa successiva è Calp, una suggestiva baia, tappezzata di grattacieli ed hotel, la parte dietro il promontorio a nord, conserva il suo fascino, nonostante sia piena di ville private. In seguito visito Benindorm che è la terza città con più grattacieli di Spagna, ma concentrati in uno spazio ristretto; in estate ospita più di 400.000 persone ed io mi chiedo, dove possano andare al mare, perché la speculazione edilizia ha ridotto anche le dimensioni sella spiaggia. Proseguendo, la costa è di grande fascino, anche se il cemento non manca, raggiungo Alicante con resti romani e il castello panoramico, ma mi perdo Elx con il suo palmeto patrimonio dell’Unesco. Cerco di risparmiare tempo, in previsione della Murcia che mi è stata descritta come impegnativa, pertanto parto alle prime luci con i fanali accesi e raggiungo Cartagena nel tardo pomeriggio, sono esausto e mi chiudo in hotel. Il mattino seguente riesco a visitare la città e proseguo per Mazarron, il percorso attraversa aspre e aride montagne, con piccoli centri abitati, le case sono per lo più modeste con un solo piano come ho visto nelle campagne dell’America Latina. Dove è possibile, ci sono coltivazioni di ulivi e agrumi, irrigati con il sistema goccia a goccia, per farle sopravvivere alla siccità, abbondanti le serre di ortaggi, che coprono intere pianure e sulle quali è sparsa della tinta bianca per abbassare la temperatura. Mazarron ha un mare bellissimo, ci sono i tipici locali turistici, ma è totalmente diverso dalla Costa Blanca di Calp e Benindorm. Pedalare in Murcia si rivela impegnativo, montagne aspre da scavalcare, rari centri urbani con pochi servizi, non appena si esce dalle strade principali, si rischia di perdersi in strade e stradine ad uso agricolo, raro trovare un riparo dal sole, che incomincia a farsi sentire, nonostante la temperatura non sia quella che ci si dovrebbe aspettare a questa latitudine, in compenso ci sono panorami magnifici e scarso traffico sulle strade. Proseguo per Calabardina, un’altra splendida baia, contornata da montagne. Per raggiungerla devo scavalcare l’ennesimo colle, da cui si gode di un impareggiabile panorama, le montagne brulle si gettano in un mare dal blu intenso. Nel paese trovo aperto solo un bar pasticceria, che funge anche da ristorante, il supermarket apre solo di mattino e c’è un gran vento freddo che rende il mare agitato, in compenso dormo in una splendida stanza in riva al mare e mi basta aprire la finestra per godermi il sole, la proprietaria mi accoglie con simpatia e mi permette di usare la lavatrice e l’asciugatrice. Il mattino dopo compro un po’ di viveri e riparto, passo Aguilas che è il centro urbano della zona ed è l’ultimo paese della Murcia, poi proseguo seguendo le indicazioni vocali del navigatore e finisco in un tratto montagnoso, anziché passare lungo la spettacolare strada costiera, un vero peccato ed una fatica inutile, comunque arrivo a Garrucha e dormo in una splendida casa con piscina; è la prima notte in Andalusia. Garrucha finalmente è un centro urbano attrezzato, ha un buon porto e nel supermercato trovi tutto quello che ti può servire. La strada continua con un buon tratto lungomare, pieno di hotel e piscine di recente costruzione, un po’ anonimi ma comunque piacevoli dopo i molti chilometri in zone montagnose e isolate. La spensieratezza dura poco, il Mojacar è lungo la strada e bisogna scavalcarlo, nuovamente salite ripide, montagne semi-desertiche e strade in cui è raro incontrare altri veicoli, in compenso superato il colle, trovo una strada spettacolare, con una splendida vista sul mare, attraverso un tratto lungo la costa destinato all’agricoltura, che definirei eroica e arrivo a Carboneras, una bella sorpresa. Una lunga spiaggia con la passeggiata a mare, tutti i servizi necessari ma senza il turismo di massa, alcuni monumenti storici e un mulino a vento, il primo che riesco a visitare, i ristoranti e le pescherie hanno del pesce magnifico e non mi lascio sfuggire qualche ora sulla spiaggia e una buona cena di pesce. L’unico aspetto negativo è una centrale elettrica a carbone appena fuori del centro urbano. Il mattino dopo parto, consapevole di dover di nuovo percorrere strade ripide e desolate tra le montagne, le tappe precedenti mi hanno affaticato non poco, così prenoto un hotel a Venta del Pobre, la distanza non è molta e poi di li dovrebbe esserci un lungo tratto in leggera discesa fino ad Almeria. In realtà la salita ripida è solo nel tratto iniziale, poi la strada scorre con una pendenza più che accettabile e a seguire un altopiano agricolo. Venta del Pobre è solo un incrocio stradale ed un punto di sosta lungo la strada con l’hotel un’area di servizio e poco più, così pranzo nell’hotel e concordo di trasformare il costo della camera in un lauto pranzo, dopo di che riparto per Almeria. Il tragitto è lungo e noioso, ma percorro un altopiano in leggera discesa fino al mare, un’infinità di serre bianche per gli ortaggi, poi un aeroporto, l’ospedale e finalmente una grande città, la prima da Cartagena.

Almeria è un’altra splendida città spagnola, con la rambla pedonale contornata di palme, la cattedrale e soprattutto l’Alcazaba, la fortezza costruita dagli arabi con i suoi ruscelli artificiali e i giardini. E’ più di un mese che pedalo, così decido di andare a visitare Granada in treno, con la bici appresso. Il treno percorre un terreno impervio, particolarmente arido e con scarsi centri urbani, poi le montagne della Sierra Nevada, con le vallate simili alle Alpi, abbondanza di acqua e vegetazione, per la prima volta da quando sono in Spagna, riesco a vedere i pioppi. Granada splendida e imperdibile, prenoto un ostello che è anche un pub ristorante con un’atmosfera particolarmente vivace; la città ha tanti turisti e tantissime cose da vedere. L’attrazione principale è l’Alhambra costruita dagli arabi, ma purtroppo anche qui i biglietti sono a numero chiuso e riesco a visitare solo una piccola parte di libero accesso. L’aria è frizzante e sulle montagne si vede la neve, unico aspetto negativo il fondo stradale talvolta a cubetti di porfido, poco adatto alle mie ruote sottili. Il mattino successivo viaggio in bus a Malaga, che è una delle più belle città spagnole, straordinaria la cattedrale seppur incompiuta, ogni piazza ha il suo fascino e non si vedono zone degradate, grande pulizia; c’è un’antica fortificazione che sovrasta la città, un antico anfiteatro romano e soprattutto uno splendido parco che permette di passeggiare all’ombra. Un’ampia zona del porto è stata trasformata in area culturale e turistica, con infinite attrazioni, a seguire delle splendide spiagge. La tappa seguente fino a Fuengirola è particolarmente piacevole, tutta in piano ed in riva al mare, per di più percorro una passeggiata a mare fino a Benalmadena, che è un porticciolo artificiale, con dei palazzi costruiti nel mezzo e gli yacht attraccati. E’ un po’ noioso schivare le migliaia di persone che passeggiano, ma un autentico paradiso rispetto alle montagne desolate che ho attraversato. A Fuengirola dormo da un appassionato di cicloturismo in partenza per il Canada, passiamo molto tempo a scambiarci informazioni. Il giorno successivo partenza per Marbella, al posto della straordinaria passeggiata a mare mi tocca percorrere una superstrada trafficatissima, sembra di essere in autostrada e si gode poco del paesaggio circostante. Marbella è, sul lungomare un’accozzaglia di palazzoni, di hotel e di negozi per turisti, mentre l’interno è di una moderna città strutturata, infine a monte si trova il vecchio centro storico con strade e piazze straordinarie e gli edifici dipinti di bianco. L’ultima tappa, parto a cuor leggero per Algeciras, che è il porto alla cui estremità est si trova la Rocca di Gibilterra, i chilometri sono quasi cento, ma quasi tutti in pianura. L’entusiasmo dura fino al Rio Guardiario, dove mi tocca fare una lunga deviazione verso nord, per evitare l’autostrada e le aree industriali, incroci caotici e grande traffico mi rallentano, poi finalmente arrivo ad Algeciras, il terzo porto europeo, ottimamente servito dall’autostrada, ma è un incubo raggiungerlo con la bicicletta, la soluzione migliore sarebbe stata fermarsi a San Roque. Decido di fermarmi un paio di giorni ad Algeciras, perché dormire a Gibilterra è dispendioso; purtroppo non esiste un traghetto turistico che faccia la tratta Algeciras/Gibilterra, che è raggiungibile solo con l’autostrada, così a malincuore lascio la bicicletta e con l’autobus urbano arrivo a La Linea del la Conception che è l’ultimo centro spagnolo prima della colonia inglese. La prima sorpresa è attraversare a piedi la pista dell’aeroporto di Gibilterra, con tanto di chiusure temporanee al traffico per permettere l’atterraggio e il decollo degli aerei. La strada prosegue ai piedi della rocca, attraversando le antiche mura di difesa, poi una vivace città stracolma di negozi e punti di ristoro. La meta interessante è una funivia che giunge alla cima della Rocca, uno straordinario punto panoramico da cui si può vedere l’oceano Atlantico, il Mediterraneo, la Spagna e l’Africa. Simpatiche anche le scimmie che popolano la Rocca e che sono l’unica popolazione di scimmie selvagge d’Europa. Il giorno successivo visito il centro di Algeciras, spedisco qualche cartolina. Alle 18,40 prendo l’autobus per Barcellona, che raggiungo nel primo pomeriggio, il tragitto è andato meglio di quanto mi aspettassi, ogni due ore il pullman si è fermato, con la possibilità di scendere per sgranchirsi, le gambe, mangiare qualcosa al bar e andare ai servizi, per contro a Barcellona ho trovato la bicicletta sommersa dai bagagli, per fortuna il portapacchi ha protetto i foderi verticali dallo schiacciamento. Faccio tappa a Barcellona per un giorno e poi, la notte seguente nuovamente autobus fino a Torino, dove arrivo nella prima mattinata. Questa volta avrei preferito il treno, ma le ferrovie francesi erano in sciopero.

Equipaggiamento
Ho allestito personalmente la bicicletta. Essendo il primo viaggio, ho cercato di contenere il peso, pertanto ho rinunciato alla tenda anche per via delle temperature basse ed ho allestito una bicicletta leggera e veloce. Molta attenzione alla posizione in sella. Ho evitato elementi eccessivamente costosi, puntando sulla semplicità e robustezza. Grande attenzione alla visibilità, per migliorare la sicurezza.
Telaio: da corsa in tubi d’acciaio saldo brasati, peso di 1,9 kg.
Forcella: saldo brasata in acciaio peso 680 gr.
Cerchi: posteriore da 36 raggi con profilo leggermente rialzato, per sopportare meglio il peso,
anteriore da 32 raggi a profilo basso.
Pneumatici: 700x28c pieghevoli
Guarnitura tripla
Cambio a 8 marce
Pedali a doppio uso, con aggancio su un lato e scarpe tipo MTB abbinate
Manubrio inclinazione regolabile
Sella in gel, misura conforme all’impronta del bacino.
Manopole in spugna
Portapacchi in tubi d’acciaio ad alta resistenza, con staffe per telaio senza attacchi. Per evitare eccessive tensioni sui foderi verticali, ho agganciato le staffe superiori del portapacchi al tubo verticale del telaio.
Borse: 3 borse posteriori ad alta visibilità ed una borsa sul manubrio, con custodia trasparente per la cartina, una sacca agganciata al telaio per gli utensili, una custodia sottosella per le camere d’aria, borraccia da 1 litro.
Specchietto retrovisore ripiegabile

La scelta del telaio da corsa, particolarmente leggero e delle ruote sottili (700x28c), insolita per una bici da cicloturismo, si è rivelata azzeccata per il percorso, tenuto conto che: quasi sempre ho trovato strade in ottime condizioni, ho prestato molta attenzione a buche, gradini e fondi sconnessi ed ho adottato una guida prudente in discesa, evitando bruschi cambi di direzione, per contro, salvo brevi tratti di strade con la ghiaia, non è possibile percorrere percorsi in fuoristrada. I pedali con attacco a doppio uso, sono di grande aiuto nelle salite e per mantenere una posizione corretta del piede sul pedale, mentre le scarpe, con attacco, tipo muntain-bike, sono state confortevoli anche nelle lunghe camminate per visitare le città spagnole. Posizione di guida perfetta, non ho mai avuto indolenzimenti a braccia, spalle schiena etc. Ottime anche le manopole in spugna, per evitare tensioni al palmo delle mani e ai polsi. Il manubrio ad inclinazione variabile, si è rivelato di grande aiuto nelle tappe più lunghe e col vento forte, dove ho adottato una posizione molto più bassa sulla ruota anteriore.
Manutenzioni ed Inconvenienti tecnici.
Pochi inconvenienti tecnici: a Marsiglia ho dovuto sostituire il contachilometri, che dopo molti anni di lavoro si è danneggiato a causa della pioggia intensa, quindi saltuarie lubrificazioni della catena, la vite dello specchietto da serrare e a Valencia ho fatto registrare i raggi della ruota anteriore ed il cambio. Non ho mai bucato, ma in compenso ho danneggiato lo pneumatico posteriore contro un ostacolo ed ho dovuto cambiarlo.

Alcuni dati:
Durata e distanze.
Il viaggio è durato 37 giorni, dal 13/03/18 al 19/04/18.
La distanza totale è stata di 2.824 km..
A causa della pioggia, le seguenti tappe sono state percorse in treno:
Imperia/Nizza, Agde/Perpignan, Perpignan/Portbou, per un totale di 268 km. ;
inoltre la tratta Almeria/Granada/Malaga è stata percorsa in treno ed in autobus, pertanto i km. pedalati sono 2.210 in 33 giorni, per una media giornaliera di 67 km.
Costo economico.
Il costo totale è stato di poco superiore ai 2000 euro, così ripartiti
Alloggio 50%, cibo 25%, manutenzione e ricambi bicicletta 2,5%, spese telefoniche e internet 3,5%, biglietti visite culturali 6%, spese varie 4.5%, spese di trasporto treno e autobus, compreso il rientro 12%.
La spese media giornaliera è stata di poco superiore ai 50 euro, fino al ritorno a casa,
il costo al netto delle spese di rientro è circa 42 euro/giorno.
Al netto delle spese alimentari, che avrei sostenuto anche a casa, siamo nell’ordine dei 30/35 euro al giorno; con la tenda il risparmio sarebbe stato notevole, ma le temperature non erano tali da consentire un campeggio confortevole.
Per quanto riguarda l’equipaggiamento, la spesa è stata di circa 1.100 euro, di cui circa il 45% per le borse e il portapacchi, 40% in parti meccaniche e ricambi di scorta per la bicicletta e il 15% in abbigliamento.

Note sul cicloturismo in Francia e Spagna.
Per quanto riguarda la Francia, sulla costa è presente una rete ciclabile completa alternativa a quella dei veicoli a motore, ottimi servizi, i prezzi per vitto e alloggio sono accettabili, mentre il paesaggio e le città che s’incontrano sono di grande interesse. Alto il livello di sicurezza e la popolazione è cordiale e disponibile.
In Spagna, sulla costa mediterranea, la rete ciclabile è presente più che altro nei centri urbani, salvo qualche percorso extraurbano e non sempre ha una struttura adeguata. Non bisogna dare per scontato che esista una strada in prossimità del mare, come ad esempio avviene in Liguria con l’Aurelia, inoltre la rete viaria è stata completamente rinnovata negli ultimi anni, talvolta mancano, strade intermedie tra le strade rurali e le superstrade ad alta intensità di traffico, simili nella loro struttura alle autostrade.
Le strutture ricettive utilizzate, hotel economici, ostelli e abitazioni private, si sono rivelate tutte più che soddisfacenti e con prezzi contenuti; in tutti i posti che ho dormito sia in Francia che in Spagna mi è stato concesso di riporre la bicicletta in un posto sicuro, per lo più la stanza in cui dormivo o qualche balcone.
Centri urbani molto puliti e curati, dove non ho percepito rischi per la sicurezza personale, popolazione cordiale e disponibile.
Ai futuri viaggiatori, consiglio di prevedere almeno 5/10 giorni in più, per percorrere lo stesso tragitto.
Per quanto riguarda la fatica fisica, vanno tenuti presenti due aspetti:
-percorrendo la costa mediterranea della Spagna, è frequente incontrare tratti collinari e montuosi, quindi bisogna mettere in conto il relativo dislivello da superare.
– oltre al dispendio fisico per pedalare, bisogna mettere in conto, le energie fisiche necessarie per visitare le città spagnole, tutte ricche di storia, cultura e monumenti.

Alba, 6 maggio 2018 Paolo Leccia







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