Il casco e la salute pubblica: un approfondimento

11 Giugno 2018

Quando si discute di sicurezza in bicicletta, la tentazione di molti è di proporre l’uso o l’obbligo del casco. E spesso la discussione si accende, con opinioni forti e discordanti. In questo post, attraverso un resoconto dei risultati della ricerca accademica, spero di darvi qualche elemento utile di riflessione.
Mi concentrerò sull’uso della bici come un semplice mezzo per andare al lavoro, per uscire la sera, per portare i bambini a scuola, per fare due spese, etc. Il mio discorso è generale e riguarda vari paesi (io sono nato e cresciuto a Reggio Emilia ma attualmente vivo in Inghilterra), ma parlerò un po’ più del caso specifico dell’Italia verso la fine.

La dimensione personale

Ci sono vari aspetti da tenere in considerazione per quanto riguarda la sicurezza che il casco prometterebbe. Comincio dalla dimensione personale.
Il casco protegge? Beh, si e no. La prima classica obiezione è che il casco proteggerebbe solo per cadute da fermo. Questa è basata sul fatto che l’omologazione Europea (EN1078) consiste in un test in cui il casco viene fatto cadere da una altezza di 1.5 metri, ad una velocità di impatto (del casco, non della bici) di 19.4 km/h. Ma, protegge per cadute a maggiore velocità? E in caso di scontro con un mezzo più pesante? (ed io penso sempre ai bus a due piani da 13 tonnellate, con i quali spesso ‘condivido’ le strade…)
La ricerca ci da tante rispose, non sempre semplici. Innanzitutto, è necessario guardare al problema dal punto di vista varie discipline. L’argomento è delicato e controverso, e spesso capita che gli stessi dati siano analizzati, e poi contro-analizzati da altri ricercatori in cerca di eventuali errori o pregiudizi.
La ricerca biomeccanica usa teste finte in laboratorio, e sembrerebbe confermare una protezione maggiore delle semplici cadute da fermo. La ricerca medica, lo stesso. Ci sono un paio di cose su cui riflettere però, per quanto riguarda alcuni degli studi:
i campioni: se considero un gruppo di persone ammesse in ospedale per ferite alla testa in seguito ad un incidente in bicicletta, portare il casco può essere correlato a ferite più lievi. Potrei però giungere alle stese conclusioni per tante altre categorie di incidenti, parti del corpo (i denti) o elementi protettivi.
le conclusioni riguardo la protezione offerta dal casco: non si può con certezza affermare che il casco avrebbe diminuito le ferite riportate, o la mortalità, a meno di non ripetere l’esperimento nelle stesse condizioni (e questo vale anche per coloro che parlano di incidenti personali, e dicono che il casco ha salvato loro la vita).
Questi studi sono utili ma non dicono molto su quelli che in ospedale non sono andati, su quelli che non sono caduti o sulla popolazione in generale (ma lo fanno altri tipi di studi di cui parlo in seguito). Sicuro ci aiutano a comprendere l’effetto del casco sulla gravità delle ferite riportate (alla testa), e degli incidenti ma, e questo è molto importante, non sulla loro frequenza, e né sulla loro prevenzione.
La stessa grandezza dell’effetto protettivo del casco in vari tipi di eventi è stata vivamente dibattuta negli anni, così come il tipo di traumi che il casco può aiutare a diminuire (va il casco oltre la protezione di ferite esterne sul cranio? protegge efficacemente da concussioni celebrali?). E, il casco può proteggere se si cade, ma la sua efficacia diminuisce se si viene investiti da un veicolo.
Ok, direte. Ma perché non rischiare e metterlo comunque? Beh, dal punto di vista personale c’è un altro contro-argomento spesso portato nel dibattito. Questo riguarda la propensione al rischio.
La teoria di base del rischio dice che sentirci più protetti può spingerci a compiere attività in un modo potenzialmente più pericoloso. Anche qui tutto è complicato. Uno studio recente effettuato con caschi da bici in laboratorio sembrerebbe confermare questa teoria. Lo studio più citato a proposito del rapporto casco/rischio è del 2012 in Norvegia, ma con un campione relativamente piccolo. E gli stessi autori qualche anno dopo non sono riusciti a trovare una forte correlazione tra casco e rischio (il casco sarebbe solo un elemento ma non il più importante). Altri studi però sembrerebbero confermare un possibile effetto sulla velocità (con ciclisti maschi più veloci se indossano il casco), una maggiore propensione a ferirsi tra coloro che indossavano il casco nel caso di incidente, o una maggiore tendenza a superare altri veicoli.
Non so se sono riuscito a fare chiarezza su questo punto, ma è importante tenerlo in considerazione nel dibattito. Voi, pensateci, fate cose più rischiose se indossate il casco?

Gli altri

Ora introduco la seconda dimensione: gli altri
Spagna casco obbligatorio bici
Ogni volta che si dibatte del casco si cita uno studio del 2006 che dimostrava che gli automobilisti tendono a sorpassare con una minore distanza laterale chi porta il casco in bicicletta. Anche questo studio non è passato indenne da una contro-analisi nel 2012 che ne ha un po’ ridimensionato le conclusioni. Purtroppo, in uno studio più recente in Inghilterra la sola cosa che faceva passare gli automobilisti un po’ più lontano (la distanza media dei sorpassi era 117 cm…) era un giubbottino fluorescente simile a quelli indossati dalle forze di polizia con la scritta ‘POLITE’ (invece di POLICE…). Vi capita di notare differenze nella distanza di sorpasso a seconda di cosa indossate? O magari, quando guidate, vi comportate diversamente se passate un gruppo di cicloamatori con casco, o delle persone anziane?
Continuo con gli automobilisti. Spesso l’obbligo del casco è promosso da associazioni che li rappresentano. Fermo restando l’importanza della prudenza, la responsabilità maggiore dovrebbe cadere sul soggetto più pericoloso, e non la vittima potenziale, così da rendere il casco totalmente superfluo. Nelle città non ci dovrebbe essere posto per armature o visori a 360 gradi per gli utenti deboli (e trovo ridicoli i divieti all’uso del telefono, o le bandierine per chi attraversa la strada). E il casco, così come l’assicurazione, le targhe, e le tasse, fanno parte di quelle barriere che gli altri spesso vogliono imporre alla bicicletta…
Ma c’è un’altra considerazione importantissima. Pensate a coloro che non hanno mai usato una bicicletta, o veramente poco. Comincerebbero ad usarla, o farebbero cominciare i loro bambini, in un luogo dove tutti indossano il casco? La percezione pericolo, potrebbe risultare in sempre meno bici, sempre più auto, meno infrastrutture ciclabili, maggiore probabilità di incidenti e quindi più pericolo per me, anche se sto indossando il casco.

La società

Ora parlo della terza dimensione della sicurezza, la società (‘me stesso’ + ‘gli altri’).


Ci sono studi medici e epidemiologici che guardano al problema dal punto di vista della popolazione intera (e non solo chi si ferisce o va in ospedale). Attraverso analisi di tipo case-control (che nella ricerca medica sono tipici per cercare correlazione tra varie variabili e eventi relativamente rari, come gli incidenti da bici), considerano anche dati di chi è ammesso in ospedale per ferite ad altre parti del corpo, vittime di incidenti che non sono state portate in ospedale, ma anche della popolazione in generale (come i livelli di ciclabilità, e la percentuale di uso del casco). Queste informazioni sono usate per capire se portare il casco avrebbe un effetto sull’incidentalità. Generalmente questi studi concludono di no, anche se ammettono che i risultati sarebbero più robusti se dati disaggregati fossero disponibili, ad esempio l’uso del casco in particolari segmenti della popolazione.
I dati sulla mortalità in bicicletta sembrano dire che nei paesi dove il casco è meno usato (I Paesi Bassi) la stessa sia più piccola. Non c’è l’Italia in quel grafico, ma il nostro paese c’è in quello che avrete sicuramente visto in un articolo recente su Bikeitalia.it, ed è sull’estrema destra come paese con il più alto indice di mortalità in bicicletta per kilometro percorso.
Proprio la altissima mortalità in Italia è uno dei fattori per cui, in uno studio del 2012 sui possibili effetti dell’obbligo del casco sulla salute generale della popolazione (salute pubblica), il nostro era l’unico paese in cui, fermo restando alcune assunzioni che l’autore stesso definiva ‘estreme’, l’obbligo del casco potrebbe produrre effetti positivi. Lo studio considerava che il 3% dei ciclisti in Italia usa il casco. Non ero al corrente di dati sull’uso del casco in Italia (se qualcuno è a conoscenza di dati vi prego segnalatemeli), e nella mia esperienza nelle città emiliane più ciclabili nessuno lo porta (e credo sia lo stesso a Pesaro e Bolzano). Uno studio recente però, con un campione iscritti FIAB, situa la percentuale di uso (sempre) al 25%, e la stessa % è stata trovata per l’uso (“il più delle volte”), considerando chiaramente tutti gli usi della bici (compreso quello sportivo). Più elevata delle mie aspettative e anche del dato utilizzato nello studio sugli effetti sulla salute pubblica, e questo ne cambierebbe un po’ le conclusioni, rendendo la legislazione casco potenzialmente meno efficace.
Come economista ho cercato anche analisi di costi-benefici (di cui non sono però un grande fan…), e l’unico studio che ho trovato è basato sulla Germania. Questo conclude che una tale legge non avrebbe benefici economici a livello della popolazione (per i motivi che discuto in seguito).
Ma perché l’uso diffuso del casco, o per essere più precisi, l’obbligo, porterebbe ad una diminuzione della salute pubblica e ad un costo per la società. Prima di tutto, non c’è consenso sul fatto o meno che l’utilizzo del casco porti ad un considerevole miglioramento nel numero e gravità degli incidenti a livello di popolazione.
Ma c’è un altro importantissimo argomento, collegato a quello di cui ho parlato precedentemente a riguardo di sicurezza percepita, barriere, etc. In particolare:
• i dati provenienti da Nuova Zelanda e Canada sembrerebbero confermare una diminuzione della ciclabilità in seguito all’introduzione dell’obbligo casco (e questa diminuzione spiegherebbe l’eventuale riduzione nel numero di feriti).
• negli USA, ma non solo, sono soprattutto i ciclisti più occasionali a diminuire.
• in Australia il dibattito sui livelli di ciclabilità è sempre aperto (ed alcuni studi hanno dimostrato che, anche quando c’è una chiara diminuzione della ciclabilità, difficilmente il casco è indicato come prima causa); è però interessante notare che la principale associazione ciclistica australiana abbia, dopo quasi 20 anni, deciso di ritirare il suo supporto per la legislazione casco.
• la legge sembra anche avere un profondo impatto sugli schemi di bike sharing.
E cosa comporta per la società la diminuzione della ciclabilità?:
• più automobili, e quindi possibilmente strade in generale più pericolose soprattutto per gli utenti più deboli
• meno attività fisica e quindi un deterioramento dei livelli generali di benessere e salute (e maggiori costi per il servizio sanitario)
• un deterioramento dei livelli di qualità ambientale (emissioni, rumori, spazio) con conseguente impatto sulla salute e benessere delle persone e maggiori costi per l’economia
E perché parlare solo di casco in bici quando ci sono attività più pericolose? In questo link trovate dati sulle principali cause di morti accidentali in Gran Bretagna nel periodo 2007-2015 (quei dati sono stati elaborati dal blogger @lastnotlost in risposta alla classica accusa che i ciclisti sono la vera ‘minaccia’ per i pedoni…). Come vedete le cadute in generale, soprattutto dalle scale (e i caschi da bici sono stati anche testati per le scale pieghevoli…), le vasche da bagno, e le auto, sono più pericolose. Una situazione simile mostrano dati americani che guardano alle cause di traumi cranici. Le cadute in generale sono un grave problema per le persone anziane soprattutto, e purtroppo il casco avrebbe più senso per loro quando camminano o scendono le scale, ma avrebbe senso?
Prima di concludere vi parlo dei bambini. Leggere le riviste accademiche di pediatria traumatologica non è particolarmente piacevole. Ma rimango convinto che in generale il discorso valga anche per loro. Si, i bambini tendono a cadere più spesso da fermi, e la loro testa è proporzionalmente più pesante del resto del corpo e quindi tendono a ferirla più frequentemente. Tuttavia, la propensione al rischio generata da indumenti protettivi sembra sia più alta. In Francia, il casco è obbligatorio per i minori di 12 anni dal Marzo 2017 e vedremo che effetto avrà questa legge in futuro. In Svezia l’uso del casco è obbligatorio per i minori di 15 anni dal 2005 ed una diminuzione sulle ammissioni ospedaliere per traumi cranici è stato osservato solo sui maschi. Come per gli adulti è difficile capire se il possibile effetto positivo sia però semplicemente dovuto ad una diminuzione della ciclabilità (e in molti paesi si continua a osservare una diminuzione della percentuale di bambini che vanno a scuola in bicicletta, senza che questo li renda particolarmente più sicuri, ma spesso solo più obesi).
Io un casco in bicicletta non lo mai portato da bambino e né lo porto ora (qui in Inghilterra è molto diffuso però, sia tra gli adulti che i bambini). Per un po’ di tempo l’ho fatto mettere ai miei figli, che hanno 4 e 7 anni, quando sulle loro bici, sulla cargo bike o sul monopattino. Ma poi, visto che non riuscivo comunque a farglielo allacciare come si deve (magari sono un cattivo genitore…), ora non glielo faccio più mettere a meno che lo chiedano. Sinceramente, li ho visti molto più in pericolo correndo e saltando sulle scale, sulla strada, o quando appesi ad una barra di ferro al parco giochi.

In conclusione

Ok, ci sono arrivato, ma sicuro che molti di voi già lo stavano gridando, la sicurezza dei ciclisti, e la salute pubblica dipende soprattutto da buone infrastrutture ciclabili separate dai veicoli motorizzati (e da altre misure per calmierare il traffico).
Purtroppo il casco (promozione e/o legge) è una soluzione a bassissimo costo che molte autorità, governative e non, pensano di adottare in modo da evitare di spendere più tempo e soldi in misure più efficaci (ma purtroppo percepite come non popolari), non solo per la sicurezza dei ciclisti e pedoni, ma per una migliore vivibilità delle città. E tutto questo non me lo sono inventato io, ma è un argomento su cui concordano non solo alcuni accademici, ma anche tanti esperti di ciclabilità.
E, se siete giustamente preoccupati per i dati riguardanti l’Italia (che guarderò con più attenzione nei prossimi mesi), ricordate comunque che gli effetti positivi sulla salute della bici sono considerevoli e contro-bilanciano il maggiore rischio dovuto a possibili cadute e incidenti. È quindi necessario pensare a come facilitare l’uso della bicicletta e non soffermarsi su potenziali ostacoli.
Come avete visto la ricerca dà risultati comunque contraddittori. Forse i caschi servono o forse no, forse la ciclabilità diminuisce, ma forse no, o comunque non a causa principalmente del casco. In questa avventura nella lettura di una parte della ricerca sui trasporti che non conoscevo molto, io ho imparato tanto. Ho capito che i caschi sono un po’ più efficaci di quanto pensassi a livello personale (ma lo stesso vale se il casco fosse utilizzato per altre attività quotidiane, soprattutto scendere le scale e guidare….), sono un po’ meno convinto che portino sempre a comportamenti più rischiosi, e forse non sono più sicuro che abbiano un grosso impatto sugli automobilisti (beh, sicuro non ce l’hanno su quelli che stanno guardando il loro telefono, o ‘il quadro strumenti interattivo estensione del display dello smartphone’, invece che la strada). Nonostante tutto sono sempre più convinto che, quando si parla di salute e di sicurezza stradale in generale, e di quella dei ciclisti in particolare, ci siano un sacco di altre cose su cui si dovrebbe investire tempo e risorse che i caschi. E sono ancora convintissimo che una legge che ne preveda l’obbligo in Italia, così come in altri paesi, sarebbe controproducente.

Quindi, se volete portatelo il casco, ma è importante essere a conoscenza dei potenziali effetti negativi per voi, e per la società di cui fate parte. Soprattutto però, lasciate agli altri la libertà di non metterlo. E speriamo che gli sforzi di tutti (ma soprattutto di quelli con responsabilità politiche) permettano alla bici di rimanere il più semplice mezzo di trasporto meccanico che esista, e che tutti (grandi e piccoli) possano semplicemente decidere all’ultimo momento di inforcarne una, possibilmente la loro (o una condivisa..), ed andare dove vogliano percorrendo tranquilli una bella, efficiente, e sicura pista ciclabile, o attraversando una bella piazza (ciclo)pedonale.
Vi ringrazio per essere arrivati fin qui in fondo. Vi prego di aggiungere commenti, domande, correzioni, e segnalarmi dati o studi, magari sull’Italia, che pensate siano utili a questo dibattito.

Vedi anche: Perché andare in bici senza casco

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