Politiche

Parigi dichiara guerra alle fatbike illegali

Parigi dichiara guerra alle fatbike illegali

A Parigi non è più solo una questione di controlli saltuari: sotto l’ombra della Tour Eiffel è scoppiato un vero e proprio conflitto per la difesa dello spazio pubblico. L’obiettivo? Ripulire le ciclabili dall’invasione di veicoli che, pur avendo le sembianze di biciclette, sono a tutti gli effetti dei motorini elettrici illegali e pericolosi.

Come riportato da Le Parisien*, l’Amministrazione della capitale francese ha rotto gli indugi. La dichiarazione di guerra alle fatbike illegali è ufficiale, e il messaggio è uno solo: tolleranza zero.

I “falsi amici” della mobilità elettrica

Il nemico giurato di questa battaglia non è la fatbike in sé, ma quel difusissimo ibrido fuorilegge che sta infestando le città: mezzi con motori che superano i 250W, dotati di acceleratori a manopola per viaggiare senza pedalare e capaci di toccare velocità da ciclomotore (40-50 km/h e oltre) pur rimanendo anonimi e senza targa.

Questi mezzi non sono “bici elettriche”: sono scooter spacciate per ebike. E vederli sfrecciare nelle corsie riservate alle biciclette, spesso guidati senza casco e senza alcuna assicurazione, è un insulto a chi la bici la usa davvero per muoversi in modo sostenibile.

Torre Eiffel Parigi (pixabay)

Perché questa “guerra” è necessaria

La stretta decisa da Parigi non è un capriccio burocratico, ma una necessità di sopravvivenza per l’ecosistema ciclabile. Le ragioni, secondo l’Amministrazione parigina, sono tre:

Sicurezza

Una pista ciclabile non è progettata per mezzi pesanti che viaggiano a 45 km/h. La differenza di velocità tra una bici muscolare (o una ebike a norma) e una fatbike “sbloccata” crea situazioni di pericolo costante, con rischi altissimi per i ciclisti urbani e i pedoni.

Immagine del settore

Ogni volta che una fatbike illegale causa un incidente o viene utilizzata per compiere una manovra spericolata, l’opinione pubblica punta il dito genericamente contro “i ciclisti”: bastano pochi casi eclatanti per mettere in cattiva luce anni di battaglie per dare forza e credibilità alla mobilità ciclistica.

Equità

Chi usa un ciclomotore deve avere targa, assicurazione e casco, chi usa una bici deve pedalare: chi invece cerca di avere i vantaggi dell’uno e dell’altro, saltando doveri e regole, secondo l’Amministrazione di Parigi va semplicemente “messo fuori gioco”.

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Il piano d’attacco: sequestri e multe pesanti

Parigi ha deciso di seguire la linea tracciata da Olanda e Belgio, dove la caccia alle fatbike illegali truccate è già realtà. Le forze dell’ordine parigine sono state istruite per riconoscere i modelli non a norma: se il motore spinge senza pedalare o se la potenza dichiarata è un falso, il mezzo viene sequestrato immediatamente. Le sanzioni amministrative sono pesantissime, equiparate alla guida di un veicolo a motore non immatricolato.

Un monito per l’Italia

Mentre Parigi schiera le sue forze per proteggere le ciclabili e la sicurezza dei cittadini, in Italia la situazione appare ancora troppo frammentata e priva di una strategia chiara, anche se negli ultimi tempi anche da noi i controlli si stanno intensificando nei confronti di questi mezzi che non rispettano il Codice della Strada. Il modello parigino ci insegna che per promuovere la bicicletta bisogna avere il coraggio di colpire le fatbike illegali e tutto ciò che di negativo si portano dietro.

Le scelte rigorose della capitale francese offrono indubbiamente un caso di studio rilevante per tutta l’Europa sulle dinamiche del traffico urbano, esattamente come fu per i monopattini elettrici in sharing. Resta ora da capire se e come le amministrazioni italiane sceglieranno di muoversi di fronte a questa tendenza: se preferiranno mantenere un approccio attendista per valutare sul lungo periodo gli effetti delle politiche transalpine, o se riterranno necessario adottare nel prossimo futuro linee guida più uniformi e specifiche per disciplinare la circolazione su ciclabili e aree pedonali.

*[Fonte]

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Commenti

  1. Tiziano ha detto:

    Per rilevare la velocità basta fare un giro sulla bicicletta con un ciclo computer da polso tipo Garmin e subito di capisce se sia fuorilegge o meno, e si puo’ verificare se c’è l’accelerometro in tempo reale,non vedo tante difficoltà.

  2. Alessandro ha detto:

    Giro in bici a Milano da una vita, e non ho mai visto o subito un controllo.
    Di controlli in Italia ne avranno fatti 10, tutti finiti sui giornali. Comunque, da quello che si vede, sono controlli molto onerosi e complessi, perché richiedono un banco prova, con appositi addetti, un ufficio mobile per le sanzioni, e due poliziotti in moto per acchiappare le “bici” da controllare.
    Paradossalmente, se ci fosse una sanzione da 50 euro, con una recidiva da 500, senza confisca e altre complicazioni, che poi rendono ogni caso un macello burocratico, forse si riuscirebbe a fare di più.

  3. Paolo ha detto:

    Ecco, da noi le caricano anche sui treni dei pendolari.
    Le biciclette a pedalata assistita, oltre ai limiti di potenza e velocità, dovrebbero avere anche limiti di peso, altrimenti targa e marciare in strada.
    Per non parlare delle bici cargo usate per portare i figli a scuola, caricati dentro cassoni di legno alla mercè del traffico.

  4. Alex ha detto:

    40-50km/h? Io ne trovo che vanno 70km/ in tangenziale

  5. Stefano Invernizzi ha detto:

    Stamattina sulla ciclabile alle 5,30 ho incrociato una fat bike elettrica che procedeva a luci spente senza pedalare a 45-50 km/h.
    Per mia fortuna l’ho vista in tempo e sono riuscito a scansarmi

  6. Stefano Invernizzi ha detto:

    Molto bene, era ora di mettere un freno a questa illegalità diffusa.
    Magari tra una ventina d’anni ci arriveremo anche noi in Italia…

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