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Cambogia in bici: flusso di coscienza khmer

Diari, News • di 29 giugno 2018

L’ultimo confine di questo viaggio. Dopo Birmania e Tailandia ho pedalato tutta la lunghezza del Laos… e adesso il Laos è finito. La strada è la stessa, ma il paese cambia nome, sono in Cambogia.

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Non ho valuta Cambogiana, ma chi se ne importa, son sempre riuscita a trovare ATM al confine e non vedo perche qui debba essere diverso. Oops. Niente bancomat al confine. Pazienza, sono solo 70km da Stung Treng, troveró un bancomat… Invece trovo una strada di polvere rossa, deserta, dritta. Senza un filo d’ombra.  Ma tanto ho con me un litro d’acqua, di sicuro mi bastera, è mezzogiorno e ci sono 38 gradi ma che fa? Ecco non basta, mi serve acqua, mi serve adesso, sono 20 km dal paese, manca solo un’oretta, acqua acqua acqua… Eccomi arrivata al bancomat finalmente, cribbio non funziona. Ho bisogno di acqua. Adesso!!! Vabbeh di sicuro accetteranno valuta birmana, o tailandese, o laotiana, o degli euro, io ci provo. Invece no, vogliono solo khmer. Non ce li ho, tremo, sto per svenire, come glielo spiego? Signora, guardi la mia mano, trema, vede? Devo bere. Niente, non capisce. Devo prendere l’acqua, ma che faccio la rubo? Beh ma sennó svengo. Rubo l’acqua. 1 litro di acqua. Un piacere indescrivibile. Sotto gli occhi della gente che mi guarda incredula e arrabbiata. Un’acqua superba, ma che dura troppo poco.
Trovo un altro bancomat, vado in banca, torno a pagare la signora, guarda adesso come sorride, ha capito.

Ho solo 500 km da fare da questo paese nel Nord della Cambogia fino alla sua capitale Phnom Penh, e il volo che mi riporterá in Europa è tra due settimane… Posso prendermela comodissima, posso fare 50 km al giorno e godermi il resto della giornata, posso.. No. Ci sono pochissimi villaggi, pochissimi posti in cui si puó dormire. Altro che prendermela comoda,  queste giornate in bici saranno le piú lunghe di questi 3 mesi in bicicletta. Saranno 5 giorni di caldo soffocante, sudore e polvere, polvere, polvere. La tappa piú lunga sono 140km senza un albero, un arbusto, un fuscello a fare un po’ d’ombra. Effettivamente potrei prendere un autobus e saltare questo pezzo. Tanto che ci sará da vedere. Solo terra brulla, che senso ha? Peró ho pedalato per 4100 km per arrivare fin qui, posso pensare di voler guardare questo paesaggio scorrere veloce godendomi il fresco artificiale di un autobus? Ho pedalato le strade sconnesse della Birmania, sono scappata dai cani randagi tailandesi, ho scalato le colline del Laos… Adesso questi ultimi km me li voglio vivere appieno, voglio strati di polvere rossa sulla pelle, voglio sentire l’odore dei campi bruciati, voglio le ondate di caldo che mi bruciano gli occhi, voglio arrivare alla meta sfinita!

Pedalo, sudo, pedalo, bevo. Arrivo a Kratie. Qui posso fermarmi, andare a vedere i delfini del Mekong, che forse sono una trappola per turisti, vuoi che ci siano davvero i delf…. Un delfino! No, aspe… Due… Cinque! Cinque delfini che fanno i salti e giocano. Che meraviglia, che spettacolo.

E poi riparto, attraverso campagne deserte dove qualche decina d’anni fa migliaia di persone sono state deportate, costrette a spremere una terra arida per produrre riso, senza averne le capacitá ed i mezzi ed in condizioni disumane.  Dove 1 cambogiano su 4 ha perso la vita. Per la stanchezza, la fame, le malattie, le torture. 1 su 4. Una statistica che continua a rimbombarmi in testa. 1 su 4. Gli adulti di oggi sono i bambini che allora hanno perso i genitori, fratelli, parenti.

Pedalo pedalo pedalo, e cerco di osservare piú che posso, tra meno di 10 giorni torneró in Europa, ricorderó tutto questo? I templi khmer, molto piu alti e slanciati di quelli laotiani o taliandesei, le decine di bambini in divisa che mi corrono incontro appena mi fermo, il ragazzo che ogni mattina passa col carretto carico di blocchi di ghiaccio, li taglia a cubi e li distribuisce ai negozi, le signore con i pigiami coloratissimi che vanno al mercato a comprare frutta ancora piu colorata, il sapore del riso cucinato e affumicato dentro alle canne di bamboo. Come faró a ricordare tutto questo?

Mi si affianca un ragazzo in scooter, gli sorrido, adesso vedrai mi chiede da dove vengo, come al solito… Si avvicina tanto, oh ma che vuole? Mi prende il telefono dal manubrio, scappa, merda! Ha il mio telefono, merda merda merda! E adesso che faccio? Come li avverto i miei? Merda! Che altro mi ruberanno? Devo cambiare le password! Dove lo trovo un altro telefono? Merda! Ecco un altro scooter, questo che vuole, mi ruberá qualcosa anche lui? Almeno le foto sono online. E almeno non sono caduta. E non ho perso la mia SIM storica. Ecco sono piú lucida. Non sarà difficile trovare un altro telefono. E dopo le decine di persone gentili che mi hanno aiutata in questi mesi, incontrare uno stronzo era solo una questione di numeri, prima o poi doveva capitare, è statistica.

Arrivo a 30km da Phnom Penh. Sono sporca, stanca e assetata. Non vedo l’ora di arrivare, riposare in un letto comodo e pulito, farmi una doccia infinita, lavare tutte le mie borse, tirare le somme di questi 3 mesi in biciletta. Semaforo rosso prima di tuffarmi nel traffico cittadino, alzo lo sgardo e vedo le inidicazioni per Ankgor Wat, la meta piu visitata della Cambogia. Ho una settimana di tempo. Chi se ne frega di Phnom Phen e del letto pulito. Quanto distante sará? Forse ce la faccio ad arrivare, visitare i templi, poi da li posso… Ma no. BASTA. Valeria la devi smettere. Sei arrivata, lo devi accettare. La strada continua, ma il tuo viaggio prima o poi deve finire. Almeno per ora. Un giorno ripartirai (questo l’hai deciso parecchi km fa), perchè la cosa piu difficile una volta partiti, è proprio fermarsi.

Km in cambogia: 470

Racconti cambogiani settimanali (in inglese): https://valzonsite.wordpress.com/east-asia/cambodia/

Instagram: Valzonbu





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