Emoji jacket di Ford, il victim blaming è servito

27 Febbraio 2020

Ogni giorno leggiamo e scriviamo di notizie di collisioni stradali in cui chi pedala viene colpito da chi, al volante di un’auto, spesso si rifugia dietro l’espressione “non l’avevo visto”: un’aggravante – e non un’attenuante – dal momento che il principale requisito per il rinnovo della patente è la visita oculistica, ma anche la spia che esiste un problema di visibilità dei ciclisti, vittime di investimenti da parte di chi per distrazione e/o guida veloce non percepisce la loro presenza sulla strada e li colpisce come ostacoli in movimento.

Questa è la situazione con cui tutti i giorni dobbiamo fare i conti, noi che pedaliamo quotidianamente per spostarci in città. In città sempre più invase dai motori che ormai hanno riempito ogni spazio possibile. Partendo da questo stato di cose la casa automobilistica Ford ha tirato fuori una novità per la sicurezza stradale di chi pedala, una “emoji jacket” tecnologica che trasforma il ciclista in un semaforo-a-pedali per comunicare visivamente con gli automobilisti.

Anche le parole scelte per presentare questo prodotto suggeriscono una narrazione autocentrica di sudditanza di chi non si muove in macchina, dove il ciclista “ringrazia” l’automobilista: “La comunicazione tra utenti della strada, in particolare tra automobilisti e ciclisti, può essere molto difficile soprattutto per questi ultimi i ciclisti che spesso devono rimuovere le mani dal manubrio per indicare i cambiamenti di direzione o per esprimere ringraziamenti”, scrivono quelli di Ford nel testo che accompagna il video caricato su YouTube.

Ritengo che questa iniziativa della Ford, inserita nel programma “Share The Road” e realizzata con l’ausilio di linguisti e di un’agenzia di design e comunicazione, sia concettualmente sbagliata e non aiuta a promuovere la condivisione della strada perché scarica su chi pedala le responsabilità di ciò che accade veicolando un odioso quanto inopportuno “victim blaming”, colpevolizzando di fatto la vittima in bicicletta.

E Ford utilizza un lessico volto a “normalizzare” e azzerare il conflitto stradale, come se un emoji sulla schiena potesse essere uno scudo contro la violenza sulle nostre strade: “Questa creazione, unica nel suo genere, è stata sviluppata per mostrare come molte delle più comuni tensioni tra utenti della strada, potrebbero essere allentate consentendo ai ciclisti di mostrare più facilmente e più chiaramente ai conducenti le loro intenzioni – e, perché no, le loro emozioni”.

Quale messaggio vuole far passare questa iniziativa targata Ford? Che i ciclisti rappresentano un pericolo perché non hanno le stesse dotazioni tecnologiche di un’auto e vengono investiti e uccisi da chi guida un mezzo a motore perché non si fanno vedere ed è per questo che muoiono sulla strada? Mi sembra surreale che la casa automobilistica che nel 1903 ha dato il via alla motorizzazione di massa concepisca nel 2020 un prodotto tecnologico per la sicurezza stradale che mira a trasformare chi pedala in un semaforo-ambulante per comunicare con emoji sulla schiena con gli automobilisti che lo seguono.

Sarebbe opportuno che la Ford si concentrasse sulle tecnologie per limitare automaticamente la velocità delle auto come l’ISA (Intelligent Speed Adaptation): invece ormai gli abitacoli sono stati riempiti di schermi sempre più grandi (come navigatori touch screen da 7 pollici, ndr) e funzioni multimediali sempre più immersive che attirano l’attenzione del guidatore e aumentano in modo esponenziale il rischio di potersi distrarre. La frenata di emergenza deve essere l’ultima ratio in un sistema che mette al centro la sicurezza di tutti gli utenti della strada. Se l’automobile guidata in modo troppo veloce e distratto può diventare un’arma va disarmato chi la guida, mettendolo in condizione di non nuocere.

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