L’Italia entra nella Fase 2 a piedi e in bicicletta

4 Maggio 2020

Dopo due quasi mesi di lockdown a causa della pandemia di Coronavirus l’Italia gradualmente riparte con la Fase 2: lunedì 4 maggio è la data segnata sul calendario da quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato l’allentamento delle misure restrittive in videoconferenza stampa il 26 aprile scorso.

Sul fronte della mobilità le città si trovano ad affrontare una grande sfida: i mezzi pubblici avranno accessi contingentati e potranno soddisfare solo una parte della domanda, dunque l’indicazione generale è quella di incentivare il movimento a piedi e in bicicletta per coprire i tragitti urbani a corto e medio raggio [per maggiori informazioni leggi tutte le faq sulla Fase 2].

L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha elaborato un documento redatto dal Coordinamento degli Assessori Mobilità sulle “Azioni urgenti su mobilità urbana per la ripresa dall’emergenza sanitaria Covid-19” che si muove lungo due direttrici: da un lato il riorientamento dei fondi e delle risorse esistenti e l’individuazione di fondi straordinari aggiuntivi per il Trasporto Pubblico Locale e la mobilità attiva ciclo-pedonale; dall’altro la revisione normativa.

Le tempistiche delle azioni da intraprendere sono state suddivise in tre fasce:

  1. Immediate
  2. A breve termine / fase resilienza
  3. A medio-lungo termine / fase rigenerazione

Le azioni immediate comprendono: più fondi per il trasporto pubblico locale (per aumentare la frequenza delle corse e compensare i mancati introiti di tariffa dovute al rispetto della distanza fisica tra i passeggeri che riduce di molto la capacità di ciascun mezzo); risorse aggiuntive e  semplificazione per mobilità attiva ciclo-pedonale e infrastrutture leggere e transitorie (misure contenute anche nel manuale d’uso per realizzare una Rete di Mobilità di Emergenza pubblicato su Bikeitalia); “buoni mobilità” per incentivare l’uso di mezzi a basso/nullo impatto ambientale.

Piano Emergenziale della Mobilità
Scarica il manuale d’uso per realizzare una Rete di Mobilità di Emergenza

La fase della resilienza, cioè quella del breve termine, prevederà una serie di azioni da mettere in campo sul fronte del trasporto pubblico: segnaletica orizzontale per il rispetto delle distanze di sicurezza in banchina e atrio in metropolitana; igienizzazione delle fermate e dei mezzi di trasporto; aumento delle corsie preferenziali.

Per la mobilità attiva, tra gli altri: estensione graduale della rete ciclabile con nuovi percorsi lungo le principali radiali e circolari della città e “ricuciture” con tratti di ciclabilità esistente; percorsi ciclabili e pedonali in segnaletica; controviali riservati alla mobilità sostenibile; politiche premianti per chi utilizza la bicicletta; aumentare i parcheggi sicuri per le bici, con più rastrelliere diffuse capillarmente e velostazioni nei punti di interscambio; aumentare le Zone 30.

Molte azioni sono volte a disincentivare l’uso dell’auto privata che rappresenta una modalità di spostamento troppo impattante, soprattutto in questo delicato momento di ripartenza: “Riprendendo gradualmente la libertà di movimento – si legge nel documento – non possiamo rischiare di tornare peggio di come eravamo prima del lockdown. Non possiamo riprendere tutti l’auto privata per paura della nostra incolumità. La nostra sicurezza non può ritornare a essere minacciata dallo smog che ci impedisce di respirare e dalla congestione che blocca l’ambulanza. Questi due mesi sono stati duri e pieni di privazioni ma ci hanno anche insegnato che può esistere un’altra città, un’altra organizzazione”.

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