Mobilità, come “attitudini” e “preconcetti” definiscono i comportamenti

9 Luglio 2020

Le scienze comportamentali stanno ispirando messaggi e campagne nella politica dei trasporti. Qui vi parlo delle attitudini e dei preconcetti, che non sono certo nuovi aspetti nell’analisi delle scelte individuali, e da decenni i ricercatori di varie discipline cercano di stabilire un legame tra le attitudini delle persone ed il loro effettivo comportamento.

La classica analisi è quella che cerca una relazione tra attitudini pro-ambiente e comportamenti più sostenibili (in generale è così ma ci sono molti distinguo).

Vi presento subito un breve esempio, che credo non vi stupirà. In questo studio australiano gli automobilisti con preconcetti negativi (misurati con un questionario) verso i ciclisti erano quelli che effettivamente guidavano più aggressivamente vicino ad essi.

Soluzione: cercare di cambiare i preconcetti, per esempio vigilando su quei messaggi sbagliati e aggressivi che spesso si leggono sui giornali e i social media (quelli che non sono basati su alcuna evidenza empirica e che avete sicuramente sentito anche voi come: “tutti i ciclisti passano con il rosso”, “ i ciclisti sono sempre sul marciapiede”, etcetera).

Ma… anche qui c’è un ma. Si è sempre pensato che le attitudini ed i preconcetti influenzino i comportamenti (il classico esempio: “mi piace pedalare, quindi uso la bici per andare al lavoro”). Questo probabilmente avviene nella maggior parte dei casi, anche se il legame è a volte difficile da dimostrare empiricamente; però attenzione, sembra che in alcune situazioni avvenga il contrario.

Questa è la conclusione di uno studio recente su un campione di cittadini olandesi, dove si è osservato che a volte sono i comportamenti ad avere un profondo impatto sulle attitudini e non viceversa (“mi piacciono le bici, ed andarci al lavoro, perché ho avuto l’occasione di provarlo e mi è piaciuto tantissimo”).

Questo può sembrare un semplice esercizio intellettuale (ed in parte lo è) ma può avere profonde conseguenze per la pianificazione di politiche di trasporto. Spesso, infatti, si cerca di influenzare le attitudini (con messaggi tipo: “andare a scuola in bici non è pericoloso”, “i bus non sono sempre pieni e in ritardo”) in modo da spingere ad un cambio di comportamento.

I risultati qui ci dicono che incentivare il comportamento (con tariffe agevolate, blocchi alle alternative) può essere, in certi casi, la via migliore per ottenere cambiamenti più duraturi. Questo soprattutto vale per quei comportamenti che non sono sempre frutto di preferenze, ma a volte di abitudini, spesso dettate da inerzia e/o da informazioni non complete (sulla presenza di mezzi pubblici o altre alternative, sull’effettiva distanza).

Ci sono sicuramente altri concetti importanti e magari ve ne parlerò in futuro: per chi di voi sia interessato a saperne di più di questi approcci vi segnalo questo manuale pubblicato dall’OCSE che riporta molte definizioni e discute le fasi da intraprendere nel caso vogliate pianificare un’iniziativa del tipo di quelle che ho discusso sopra.

E ricordo, che queste iniziative possono accompagnarne altre più sostanziali (come tasse o sanzioni). Per finire, immagino ci siano tanti tra di voi che considerano questi concetti un po’ vaghi. In parte lo sono, però credo sia importante ricordare la complessità delle scelte che le persone effettuano ogni giorno, in modo che sia considerata non solo da chi crea campagne informative ma anche da coloro che progettano interventi strutturali.

E speriamo che ingegneri e architetti, economisti, sociologi e esperti di comunicazione parlino di più tra loro e possano così scambiarsi informazioni utili ad una migliore pianificazione e attuazione delle politiche di mobilità.

Corso correlato

Masterclass in Meccanica Ciclistica
1.799
Acquista
Meccanica Base 1
199
Acquista
Lascia un commento

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti