Bergamo | Mobilità post-Covid: ricuciture ciclabili e più Zone 30, ma ancora troppe auto

30 Settembre 2020

Nel periodo post-Covid c’è stata una forte ripresa di interesse sui temi della mobilità ciclistica, accompagnata da diverse iniziative da parte dell’amministrazione, oltre che dal coordinamento di diverse associazioni sotto l’egida di bergamoriparteinbici.

Le prime corsie ciclabili di Bergamo

L’assessore Stefano Zenoni con delega all’ambiente e alla mobilità del Comune si è mostrato aperto al confronto, convocando tavoli informali con le associazioni, ed è stata l’occasione per utilizzare e consolidare il fermento positivo per andare oltre gli annunci.

Tra i principali temi sul piatto ci sono la frammentazione della rete ciclabile, il cui raccordo è da tempo previsto dal Biciplan, l’adeguamento delle direttrici d’accesso alla città dai paesi dell’hinterland, la gestione della mobilità verso scuole e università, l’introduzione di strumenti innovativi quali le case avanzate, le bike lane o il doppio senso ciclabile, e l’estensione di zone 30 e ZTL.

Sul piano concreto, le novità più visibili (e discusse), sono state la creazione di “bike lane” o “cycle strips” su cinque direttrici stradali, e l’introduzione dei monopattini in sharing. Le bike lane, disegnate nella seconda metà di luglio, hanno rappresentato una svolta importante, capace di dare maggiore spazio e visibilità a chi si muove in bici, aumentando la consapevolezza tra gli automobilisti. Restano problematicità legate alla sosta selvaggia delle auto, e alla discontinuità di alcuni percorsi, che dovranno essere monitorate ed affrontate, anche in vista di un’estensione della rete.

L’introduzione dei monopattini in sharing a partire dalla seconda metà di agosto ha avuto un notevole successo, specialmente tra le fasce d’età più giovani. Nei primi 10 giorni di attività, i prelievi si sono attestati attorno ai 1.000 al giorno, ed è prevista un’estensione del servizio. Si registra tuttavia una notevole conflittualità con altri utenti della strada, che rende ancora più necessaria la creazione di infrastrutture dedicate alla mobilità dolce, e di azioni volte alla tutela degli utenti deboli della strada e moderazione della velocità.

Con l’estate sono ripartiti inoltre i lavori sulle opere strutturali (sottopasso verso l’ospedale, ciclopedonale di via Moroni verso Lallio, passerella sopraelevata verso campagnola, ecc.), ed è ripresa la pianificazione strategica, con la previsione del bando per il rinnovo del Biciplan in scadenza e l’imminente avvio della fase delle controdeduzioni sul PUMS. Novità in arrivo anche riguardo alla sosta, con una nuova velostazione da 250 posti che sarà installata nei prossimi mesi presso la stazione, e altre 5/6 velostazioni più piccole decentrate sul territorio in previsione.

Il consiglio comunale ha inoltre avanzato una proposta volta ad estendere significativamente le zone 30 in città, con l’obiettivo di fatto di invertire lo stato attuale (30 km/h come standard, e 50 km/h come eccezione). C’è inoltre un concorso in atto per l’assunzione di una nuova risorsa umana dedicata al settore mobilità.

Metrominuto in bicicletta

Le associazioni restano la spinta propulsiva del cambiamento. Coordinate sotto il cappello di Bergamoriparteinbici (nato per portare avanti un appello agli amministratori), mantengono aperto il dialogo con l’amministrazione, promuovono iniziative sul territorio come i bike strike (o critical mass come si diceva una volta), e si lanciano in campagne comunicative più o meno istituzionali, molte delle quali rivolte ai giovani e alle scuole. Insieme allo sviluppo delle infrastrutture, è infatti fondamentale lavorare sull’aspetto culturale, e promuovere la concezione della bicicletta come mezzo di trasporto, oggi purtroppo ancora poco diffusa, sebbene in crescita.

Dopo le ferie e l’inizio delle scuole, è ricominciato l’assalto del traffico pendolare (90.000 ingressi giorno, con 1,3 persone per auto) dalla grande provincia sulla piccola città (1.200.000 abitanti su 120.000), adesso si aspetta la prova della stagione invernale. L’attuale sistema di mobilità crea inquinamento atmosferico e acustico, consuma inutilmente energia, occupa troppi spazi fisici del territorio, (40.000 stalli) la congestione crea stress, invivibilità e incidentalità (1.800 all’anno).

Lo striscione comparso in Città Alta

La scommessa è se continuare ad assecondare una città autocentrica (110.000 mezzi immatricolati ) con nuove strade e nuovi parcheggi, oppure guardare al futuro e cogliere l’occasione per ribaltare la piramide delle percentuali di modalità di spostamento, dove la città torni alle persone e le forme di mobilità dolce da integrative diventino sostitutive.


[a cura di Fausto Amorino, Associazione Pedalopolis FIAB Bergamo, Gabriele Torri, Bike2unibg]

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