Dal buono mobilità alla buona mobilità: il cambio di rotta che serve al Paese

6 Novembre 2020

Riceviamo da Paolo Pileri, professore ordinario di pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano, e pubblichiamo la replica a questo articolo di Paolo Pinzuti, ceo di Bikenomist ed editore di Bikeitalia, sul click day per il Buono Mobilità

Caro Paolo, permettimi di portare al dibattito sul bonus bici un punto di vista diverso da quello che hai raccontato. Innanzitutto una premessa. Trovo assai misero alimentare una inutile vecchia questione ideologica secondo la quale “settore pubblico = fannulloni” e “settore privato = efficienti e veloci”. Di inefficienze ce ne sono ovunque.

Guarda le banche, privatissime, che hanno truffato migliaia di correntisti senza che i responsabili siano saltati. Anzi mamma Stato ha salvato capra e cavoli. E poi proprio ora ci mettiamo a dire queste cose? Ora che la sanità pubblica sta salvando un pezzo di Paese e che, semmai, soffre per una politica che l’ha fatta a pezzi in nome di un privatismo sanitario che in Lombardia, e non solo, non ha salvato proprio un bel tubo ed è stata oggetto di scandali ruberie e cose del genere? Io ricorderei a tutti che gli eroi sanitari che ci hanno salvati erano e sono pubblici.

Quindi facciamo attenzione a vomitare sul pubblico e smettiamo di alimentare inutili divisioni nella società. Ah… dimenticavo. Il nostro Paese è secondo in Europa per percentuale di IVA evasa (25%) e non mi pare la evada lo Stato o quei fannulloni degli impiegati pubblici.

Detto questo l’inefficienza della procedura è un dato di fatto degno di critica come lo è la lentezza di molte banche nell’erogare un mutuo. Sgombrato il campo da questo primo punto che davvero mi disturbava vengo al bonus bici che, peraltro, è una regalia del pubblico al privato (ops).

Ho scritto già due volte sull’argomento su Altreconomia.it a cui vi rimando per i dettagli (qui e qui). Il bonus bici è sbagliato perché non distingue tra poveri e ricchi e anzi avvantaggia quest’ultimi (e quindi alimenta le disuguaglianze).

Bonus bici buono mobilità

Perché ci si può comprare la bici in carbonio da 5000 euro che certamente non servirà per decongestionare le città. Perché non assicura la diminuzione del traffico per il semplice fatto di far comprare qualche bici. Perché siamo un Paese senza ciclovie e aree urbane carfree e non stiamo facendo nulla per questo, ma facciamo comprare le bici. Perché mentre diamo il bonus bici diamo anche il  bonus auto e pure se è diesel. Perché nessuno andrà a vedere se effettivamente chi ha comprato la bici la userà e userà molto meno l’auto.

Insomma potrei andare avanti ore a trovare motivi per dire che le politiche basate su incentivi del genere sono solo politiche per guadagnare consenso facile (al cittadino piace sentirsi in tasca i soldi subito), darsi una pitturata di verde, accontentare un settore industriale/commerciale e creditizio e non ottenere risultati in termini ambientali. O non nella misura dell’investimento.

Con oltre 300 milioni potresti fare investimenti fissi strategici (come portare a termine la rete ciclabile nazionale nei suoi assi principali) che a loro volta metterebbero in moto economie verdi nelle aree interne del Paese.

Potresti almeno fare uno straccio di patto sociale secondo il quale le piazze centrali dei comuni vengono liberate delle auto e aumentano le zone 30. Potresti fare, come governo, mille cose intelligenti in cambio del bonus se proprio non sai farne a meno. Ma dare regali del genere, vuol dire solo dichiarare di non avere una visione per il Paese. E questo è deprimente.

Come deprimente è lo sciupìo di 300 milioni. Aggiungi il fatto che questa seconda tornata parte senza avere uno straccio di studio che affermi i risultati positivi ottenuti con la prima tornata. Qualcuno sa dire se le decine di milioni di euro spesi 4 mesi fa hanno generato effetti cosi positivi da replicare? Nessuno.

Il mio appello è: non prendete il bonus, ma chiedete alla politica di realizzare prima le condizioni per pedalare e poi le bici ce le prendiamo da soli o ce le compreranno quei generosi imprenditori privati che tanto lodi e che sono pronti a salvare il Paese (beninteso che molti di loro lo fanno davvero e a loro va tutta la mia stima). Non meritiamo un buonomobilità ma una buonamobilità. E la prima non genera la seconda. Semmai l’inverso.

Commenti

Un commento a "Dal buono mobilità alla buona mobilità: il cambio di rotta che serve al Paese"

  1. Gigliana ha detto:

    Completamente d’accordo! Ero molto indecisa se partecipare al click day, poi uno sguardo ai dati covid e mi sono convinta:utilizzo sempre i mezzi pubblici ma stando in zona rossa per maggior sicurezza ho dovuto riprendere l’auto per andare a lavorare. Penso, con una e-bike posso provare ad andarci in modalità più green…piste ciclabili insufficienti e quindi poca sicurezza anche per quello, cmq…Ora mi ritrovo con un buono mobilità inutilizzabile perché le e-bike tra i 700 e 1000 euro sono esaurite e restano solo bici a livelli di costo per me inaccessibili…Le erogazioni pubbliche che non distinguono tra beneficiari alla fine sono regali solo per chi ha già. Spero solo che i buoni che non saranno utilizzati, come il mio, ritornino nelle risorse pubbliche per strutturare risposte più di sostanza.

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