Sarà il Super Ministero per la Transizione Ecologica a occuparsi di biciclette?

11 Febbraio 2021

Di punto in bianco l’ambiente è diventato il punto focale dell’agenda politica italiana, da giorni ormai si parla di un Super Ministero che possa occuparsi di Ambiente e Sviluppo Economico, o per meglio dire di “Transizione Ecologica”.

E mentre l’opinione pubblica si interroga sul futuro del Paese e attende cosa dirà Draghi nei prossimi giorni ciò che è certo è che a oggi abbiamo un Ministero, quello all’Ambiente, che a dispetto della situazione politica di stallo non ha fermato la sua azione amministrativa per gli affari correnti – come da prassi istituzionale.

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A tal proposito proprio ieri il ministero guidato da Sergio Costa ha trasmesso all’Europa la strategia italiana contro i cambiamenti climatici: un documento di 100 pagine in cui si elencano le azioni da promuovere per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e dove ancora una volta, immancabilmente, non c’è alcun accenno alla bicicletta come mezzo e motore del cambiamento.

Da una parte gli annunci e dall’altra le azioni… Proprio per questo ci sorgono dei dubbi su quali saranno le scelte dei prossimi anni e che ruolo avrà la bicicletta in tutto questo.

Dalle parole di Donatella Bianchi, presidente del WWF, convocata assieme ai rappresentanti di Legambiente e Greenpeace Italia dal presidente del consiglio incaricato Mario Draghi, sembra ormai certo che nel prossimo governo avremo un nuovo Ministero deputato ad accompagnare il paese verso un futuro più sostenibile.

Sarà il Super Ministero per la Transizione Ecologica a occuparsi finalmente in modo organico di promuovere l’uso della bicicletta per rilanciare le città italiane, salvaguardare l’ambiente e la sicurezza delle persone?

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In parte lo speriamo, ma l’importante è fare chiarezza. La promozione della mobilità ciclistica è sempre stato un tema bistrattato e dalla dubbia paternità: un Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che pensa alla bicicletta solo in termini di norme, divieti e commi, come se si trattasse di un “veicolo qualsiasi” e dall’altra parte un Ministero dell’Ambiente che fatica a vedere oltre l’aspetto non inquinante della bicicletta, per non parlare poi del Ministero allo Sviluppo Economico… mai pervenuto sul tema.

La proposta di realizzare un Super Ministero per la Transizione Ecologica arriva da Rossella Muroni, deputata di Liberi e Uguali e già presidente nazionale di Legambiente. Un’idea che evidentemente ha fatto breccia nel cuore del Movimento 5 Stelle e in particolare in quello di Beppe Grillo il quale, forse per compattare il primo gruppo politico del paese davanti alla figura di Draghi, ha rilanciato la proposta ottenendo un’eco mediatica non indifferente.

Ancora non sappiamo di cosa si dovrà occupare il nuovo dicastero, ciò che sembra certo è che dovrà essere un acceleratore per lo sviluppo sostenibile, evitando i rimpalli di responsabilità e i ritardi tra ministeri diversi (si pensi ai conflitti tra ambiente e sviluppo economico, oppure tra ambiente e trasporti).

Un’ipotesi interessante è quella di copiare quanto già fatto in Spagna e Francia, in particolare quest’ultima, dove il ministero della Transizione Ecologica esiste già da qualche anno e riesce ad avere una visione globale su tutte le politiche di protezione ambientale, ma anche di trasporti, energia, politiche abitative e di difesa della biodiversità, gestendo quasi 50 miliardi di euro (somma molto vicina ai 67 miliardi da dedicare all’Ambiente pensati dal presidente del consiglio uscente Giuseppe Conte nelle proposte per il Recovery Fund).

La proposta di emulare altri Paesi europei più sensibili al tema della riconversione ecologica è davvero interessante, ma del resto quasi obbligata: Draghi, da buon europeista, sa benissimo che per la ripartenza post Covid l’Unione Europea fa sul serio sulle tematiche ambientali e che di certo non si accontenterà di qualche azione di greenwashing decantata qua o là.

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In questi giorni alcuni dei più grandi esperti del Paese stanno illustrando al simposio digitale formativo MobilitARS quali sono gli enormi vantaggi di avere città con più biciclette e meno auto in circolazione. E allora che cosa aspettiamo – una volta per tutte – a mettere finalmente al centro dell’agenda politica anche la bicicletta?

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