Torino: l’assurdo obbligo di bici a mano sul ponte della Gran Madre

11 Luglio 2022

Torino: obbligo di bici a mano sul ponte della Gran Madre (ponte Vittorio Emanuele I).

Prendi un ponte, il più storico e aulico della città, che da duecento anni unisce le due rive del Po, da piazza Vittorio Veneto alla chiesa della Gran Madre di Dio. Riempilo di auto, in coda, su tre corsie, che intasano la veduta prospettica di una delle più grandi piazze d’Europa, e capaci nel frattempo di rallentare i mezzi pubblici, non avendo loro delle corsie dedicate, in barba a qualsiasi logica, ma prassi assai comune nel capoluogo sabaudo. Perché “non c’è spazio”.

Non rimangono allora che due piccoli marciapiedi, come spazi di risulta, dove le persone – cittadini e turisti – si ritrovano a sfiorare col gomito le transenne da un lato e lamiere bollenti dall’altro. Proprio lì, con rischio di collisioni, in una “guerra” tra utenti deboli, dove chi è arrivato dal Giappone, ed ha ancora negli occhi la Mole Antonelliana, deve condividere quel risicato spazio ciclopedonale con chi, in bicicletta o monopattino, rientra a casa da lavoro o è in giro per commissioni. Perché “non c’è spazio”.

E poi ecco, infine, ciò che non ti potevi aspettare.

Ponte della Gran Madre Torino obbligo di bici a mano
Torino: obbligo di bici a mano sul ponte della Gran Madre (fonte foto: RaiNews)

Pochi giorni fa, il Consiglio Comunale, in un inconsueto abbraccio trasversale tra maggioranza e minoranze, ha votato un documento che obbligherà la cittadinanza a spingere a mano biciclette e monopattini sui due percorsi ciclopedonali del ponte Vittorio Emanuele I, il ponte della Gran Madre. Dicono i firmatari che sia per motivi di sicurezza, per l’incolumità dei pedoni, a causa di biciclette e monopattini che “sfrecciano” a velocità sostenuta.

Forse chi ha votato a favore ha immaginato che si trattasse di una cosa di poco conto, un passo indietro accettabile per la mobilità sostenibile, che però, a farne anche solo uno in avanti, impiega anni ed energie immense. Invece è stato un colpo basso, a livello morale e psicologico. Chissà, magari dimenticandosi degli impegni verso una vera transizione ecologica, di Torino che ha appena vinto il bando “100 Climate-neutral cities by 2030”, per diventare una Mission Cities come hub di sperimentazione e innovazione in ambito climatico, esempio virtuoso per le altre città europee.

Ponte Vittorio Emanuele I
Torino: obbligo di bici a mano sulle ciclopedonali sul marciapiede del ponte della Gran Madre (fonte foto: RaiNews)

Ed è per questo che le 17 associazioni torinesi, riunite nella Consulta della Mobilità Ciclistica e Moderazione del Traffico, si sono subito attivate per dire di no, che non ha senso tutto ciò, offrendo invece all’Amministrazione comunale una soluzione viabilistica innovativa, volta davvero a migliorare la sicurezza delle persone.

Ecco: vogliamo davvero innovare e sperimentare?

In una profonda rivisitazione dell’attuale uso dello spazio pubblico, la proposta della Consulta verte sulla tram-pedonalizzazione del ponte Vittorio Emanuele I, al fine di incrementare l’efficienza del trasporto pubblico locale, la sicurezza per le persone in bicicletta e monopattino, la tranquillità per le persone a piedi su marciapiedi – finalmente destinati in via esclusiva – la vivibilità e attrattività del ponte, come nuovo landmark urbano.

Sì, sicuramente visionaria, quasi provocatoria, per una città autocentrica come Torino, dove ogni via, ogni strada, ogni vicolo, si sono trasformati in un grande autorimessa a cielo aperto, spesso gratuita.
Del resto, troppo spesso ci soffermiamo al singolo problema, senza guardare davvero alla situazione nel suo insieme. E quindi perché non pensare a una tram-pedonalizzazione che ribalti le attuali gerarchie viabilistiche, sullo stile del “Pont de Pierre” a Bordeaux? Con i binari al centro e corsie dedicate al TPL, si potrebbe trovare così lo spazio per un nuovo percorso ciclabile, a fianco dei marciapiedi, finalmente liberi per le persone a piedi.

Nel 2017, la città francese ha definitivamente chiuso al traffico privato motorizzato il Pont de Pierre sulla Garonna, il più antico e importante, a seguito di una sperimentazione pilota. La società Decisio ne ha monitorato i benefici, dal 2018 fino a oggi. In primis, questa soluzione ha dimezzato il numero di persone che sceglievano l’auto privata, il 17% dei quali è passato alla bici, il resto a piedi o con i mezzi pubblici. L’altra metà che ha continuato a usare l’auto, a fronte di un percorso allungato di 1,3km, non ha però visto allungarsi il tempo di viaggio, tramite semplici regolamentazioni semaforiche.

Altri effetti? Tantissimi, a vantaggio di tutti.

Meno congestione, meno rumore, meno emissioni nocive e un’aria più pulita. Chi ha scelto la mobilità attiva ha riscontrato effetti positivi sulla propria salute, migliorando la produttività sul lavoro, diminuendo i costi sanitari e il rischio di malattie cardiovascolari. E poi il comfort, così spesso sottovalutato. Le persone a piedi e in bici vivono oggi un ponte più accogliente e sicuro, apprezzando una miglior qualità dello spazio pubblico, grazie a percorsi ciclabili separati e senza più la soffocante presenza delle auto. Ciò ha portato a nuove interazioni sociali ed è stata persino l‘immagine della città a giovarne: Bordeaux come ‘cycling city’ attrae oggi più turisti e nuovi posti di lavoro nel mondo del cicloturismo. La stessa cittadinanza si sente oggi più orgogliosa e più legata a quel nuovo luogo rinnovato.

Peccato. Purtroppo, tutto questo, a Torino non lo vedremo mai.

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Commenti

8 Commenti su "Torino: l’assurdo obbligo di bici a mano sul ponte della Gran Madre"

  1. Alessandro ha detto:

    È assolutamente logico che le biciclette debbano essere portate a mano e dovrebbe essere obbligatorio farlo sempre laddove ci sono dei pedoni.Almeno fino a quando gli innumerevoli imbecilli che salgono su di una bici non avranno imparato a come fruire senza mettere a rischio l’incolumità dei pedoni.

  2. Manuela ha detto:

    Provate voi a percorrere con una comune bici il lastricato del ponte……..vi garantisco che finite il ponte a pezzi sempre che non cadiate.
    Sul marciapiede è decisamente meglio, percorribile senza convulsioni.
    Certo, andando piano con rispetto x i pedoni, dicendo GRAZIE quando si spostano cortesemente , con civiltá ed educazione che purtroppo quasi nessuno conosce!!!!!!!

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