La vicenda della deputata Alessia Ambrosi di Fratelli d’Italia, che avrebbe presentato un’interrogazione parlamentare per far disattivare l’autovelox che l’ha pizzicata per sette volte in pochi mesi, ha suscitato reazioni più ironiche che scandalizzate, assuefatti come siamo alla ben nota italica arroganza di chi occupa un posto di potere, vero o presunto che sia; è il solito “io so’ io, e voi non siete un cazzo” icasticamente sintetizzato da Alberto Sordi ne Il Marchese del Grillo.
Ma il fatto, a ben pensarci, questa volta è ben più grave di quel che appare.

Vorrei infatti ricordare che secondo la normativa vigente gli autovelox possono essere collocati, previa autorizzazione prefettizia, solo in punti di accertata grave incidentalità.
Che dire allora dell’operato di una persona delegata a tutelare la vita e il benessere collettivo ma che, utilizzando quel ruolo, intraprende azioni che vanno in senso opposto?
Ecco, appunto.



















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