Durante l’undicesima tappa del Tour de France 2025, una scena ha catturato l’attenzione più della vittoria sul traguardo: un giovane manifestante con indosso una kefiah e una maglietta con la scritta “Israele fuori dal Tour” è stato placcato a terra con violenza da una guardia della sicurezza, proprio mentre sventolava le braccia in segno di protesta. Un gesto eclatante cui è seguita una reazione energica da parte agli addetti alla sicurezza della Grande Boucle, documentata da video diventati virali sui social.
Il Tour de France e il silenzio su Gaza
Il Tour de France, considerato uno degli eventi sportivi più visti al mondo, non è rimasto immune alla tensione politica internazionale. Ma mentre le strade italiane del Giro d’Italia 2025 si erano riempite di scritte pro-Palestina e slogan a sostegno di Gaza, alcune delle quali trasmesse persino in diretta TV, in Francia non una sola parola di dissenso è apparsa sugli schermi. Non perché non ci siano state proteste, ma perché quelle scritte sono state cancellate.
Il “cancellatore” di peni (e scritte politiche) sulle strade del Tour
Patrick Dancoisne, dipendente dell’impresa Doublet e conosciuto come “cancellatore” ufficiale del Tour, ha un compito ben preciso: ogni mattina, con vernice bianca e pennello, percorre le strade tre ore prima della carovana della Grande Boucle per rimuovere ogni traccia “scomoda” dall’asfalto. Soprattutto peni, che vengono prodotti in gran quantità.
Ma se in passato si è limitato a cancellare prevalentemente simboli osceni quest’anno – a giudicare dall’assenza totale di qualsiasi scritta politica sul conflitto in corso in Medio Oriente – sembra che anche i messaggi solidali con la Palestina siano stati cancellati sotto i colpi delle sue pennellate. Una circostanza emersa anche ieri, nel corso della telecronaca della Rai.
Oscurata la protesta contro Israele
Eppure le manifestazioni pro Palestina nel corso del Tour de France ci sono state. A Dieulefit, durante la tappa numero 17, decine di attivisti hanno sventolato bandiere palestinesi e mostrato striscioni come “Affamer c’est tuer” (“La fame uccide”), urlando “Palestina libera!” al passaggio del gruppo nei confronti dei ciclisti della squadra Israel Premier Tech. Nessuna di queste immagini è però passata nei feed ufficiali del Tour, come riporta l’agenzia Reuters. Un evento in contrasto con quanto avvenuto poche settimane fa al Giro d’Italia. Sottolineata anche dal giornale israeliano Times of Israel.
Il momento dell’invasione del percorso da parte del manifestante pro Palestina sul traguardo dell’undicesima tappa è documentato in un video diffuso da Al Jazeera in francese:
Anche il trattamento della protesta di Tolosa solleva più di qualche interrogativo. Il manifestante, dopo essere stato scaraventato oltre le transenne, è stato trascinato per alcuni metri e colpito, secondo alcuni testimoni, con un oggetto simile a un walkie-talkie. Alcuni spettatori, visibilmente turbati, sono intervenuti per cercare di fermare l’agente della sicurezza.
La Francia riconosce la Palestina
Mentre il mondo sportivo non dà spazio a queste manifestazioni di dissenso, la politica nazionale si muove lentamente. Proprio oggi, 25 luglio, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che a settembre, davanti all’Assemblea Generale dell’ONU, la Francia riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina. Un atto forte, simbolico, destinato a fare storia. Una dichiarazione che arriva mentre la guerra in corso tra Israele e Hamas, iniziata il 7 ottobre 2023, ha già provocato una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi decenni.
Il massacro in corso a Gaza
Quel giorno, miliziani di Hamas hanno attaccato il sud di Israele uccidendo circa 1.200 persone e prendendo 251 ostaggi. La risposta militare del governo di Tel Aviv è stata durissima: secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, quasi 60.000 palestinesi sono stati uccisi nelle operazioni militari successive. Di questi, la gran parte sono civili. Le città sono state rase al suolo, l’accesso agli aiuti è stato ostacolato e oggi quasi 2 milioni di persone sopravvivono tra fame e malattie. Sulla situazione di Gaza Emergency ha pubblicato un report in continuo aggiornamento [a questo link ➡️clic].
L’ONU, attraverso la sua agenzia UNRWA, ha lanciato più volte l’allarme: Gaza è sull’orlo di una carestia generalizzata, con bambini che muoiono ogni giorno per mancanza di cibo e medicinali, come sottolinea Amnesty International firmataria con altre 109 organizzazioni internazionali umanitarie di un appello per porre fine allo stato di assedio nella Striscia di Gaza.
In un mondo dove anche l’asfalto può parlare, scegliere di cancellarlo è un atto politico. E chi rimuove le parole, forse teme quello che potrebbero dire. Sulle strade del Tour de France resta un silenzio bianco, steso a pennellate, dove le parole cancellate raccontano ciò che non si vuole vedere.

















Ne parlavo giusto ieri con mio nipote. So che esiste questo servizio di ripulitura delle scritte e dei disegni volgari e immaginavo avessero cancellato anche quelle politiche. Però non credo siano arrivati ad impedire agli spettatori di sventolare cartelli e bandiere e di quelle della Palestina, in 3 settimane, praticamente non se ne sono viste. Mi pare che i francesi siano meno sensibili degli italiani al problema
Grazie, perche immaginavo ci fosse una gran censura..