Per chi si avvicina al ciclismo su strada, magari con le prime granfondo o i lunghi weekend sui pedali, il nome Bernard Hinault potrebbe suonare come un’eco lontana. Ma per capire davvero lo spirito delle grandi corse a tappe – la fatica, l’orgoglio, la rabbia e la gloria – vale la pena conoscere chi è stato uno dei corridori più completi e determinati della storia. Hinault non era solo un vincente: era un leader, uno che sapeva come si vince… e come si domina.
Cinque Tour de France e una fame insaziabile

Hinault ha vinto il Tour de France per cinque volte, raggiungendo il record detenuto da miti come Eddy Merckx e Jacques Anquetil. Ma a differenza di molti, lo ha fatto con uno stile tutto suo: aggressivo, calcolatore, spesso sfrontato (non ricorda un certo Tadej?). Ha conquistato anche il Giro d’Italia tre volte e la Vuelta a España due. In pratica, ha vinto tutto quello che si poteva vincere: grandi giri, classiche monumento, mondiali. Non si accontentava mai, e quando il fisico non bastava, ci metteva la testa e il cuore.
Il “Tasso”: una forza della natura
Il soprannome con cui è ancora ricordato, Le Blaireau – il Tasso – dice molto del suo carattere. Ostinato, combattivo, sempre pronto a difendersi e ad attaccare. In corsa, Hinault era rispettato e temuto, e non solo dagli avversari. Anche tra i compagni di squadra la sua presenza imponeva disciplina. Aveva un modo ruvido ma efficace di prendersi la scena, di prendere decisioni, di lanciare l’attacco quando tutti si aspettavano una fase di controllo.

L’uomo dei gesti simbolici
Hinault non era solo gambe e watt. Era un personaggio. Nel 1980, durante una Liegi-Bastogne-Liegi disputata sotto una bufera di neve, restò solo in testa e arrivò al traguardo con minuti di vantaggio, mentre decine di corridori si ritiravano. Una vittoria leggendaria, diventata simbolo della sua tenacia. Nel 1985, al Tour, corse con il naso rotto per una caduta, ma lottò fino all’ultima tappa per portare a casa la maglia gialla. E nel 1986, pur potendo probabilmente vincere ancora, fu protagonista di una controversa “staffetta” con il giovane Greg LeMond: un passaggio di consegne tra tensioni e alleanze che ancora oggi fa discutere.
Perché oggi vale la pena conoscerlo
Per i ciclisti amatori, Hinault può essere un’ispirazione. Non per imitare i suoi ritmi – era un professionista d’élite in un’altra epoca – ma per capire cosa significhi determinazione, visione e amore per la corsa. In un mondo del ciclismo sempre più ingegnerizzato, Hinault rappresenta la passione pura, il coraggio di attaccare anche quando sembra irrazionale. Un richiamo a quella parte romantica del ciclismo che, anche tra amatori, è ancora viva nelle sfide personali, nelle salite affrontate con il cuore e nella voglia di superare se stessi.
Tre giorni con Bernard Hinault sulla GT20: il Tasso racconta il ciclismo a chi ama ancora soffrire

In un mondo del ciclismo sempre più votato all’aerodinamica, ai numeri, agli algoritmi e ai social, passare tre giorni a stretto contatto con Bernard Hinault è stato come risalire alle sorgenti dello sport. Non quelle celebrate nei musei, ma quelle vive, che ancora scorrono sotto la pelle ruvida di un uomo che ha fatto la storia del ciclismo mondiale.
In occasione della GT20 – La Traversata Maio, la grande avventura ciclistica che percorre la Corsica da nord a sud, abbiamo avuto l’opportunità non solo di intervistare Hinault, ma di pedalare con lui, condividere pasti, commentare le salite, le tappe, e persino osservare i suoi gesti nel post-gara. Tre giorni a contatto con una leggenda vera, durante i quali il “Tasso” si è mostrato per quello che è sempre stato: diretto, orgoglioso, schietto e innamorato, ancora oggi, di una bicicletta che ha cambiato forma, ma non anima.
La nostra intervista – che vi proponiamo arricchita da impressioni, aneddoti e qualche sorriso condiviso – è un’occasione per conoscere Hinault attraverso il suo sguardo contemporaneo: quello di un campione che osserva il presente e ne coglie ogni sfumatura, senza nostalgie ma con l’irrinunciabile lucidità di chi non ha mai avuto bisogno di filtri.
“Il ciclismo è ancora la mia vita, non smetterà mai di emozionarmi”
Quando gli chiediamo cosa pensa del ciclismo moderno e del suo ruolo oggi, Bernard Hinault non lascia spazio ai dubbi. La voce è ferma, lo sguardo intenso, come se parlasse della sua giovinezza ancora viva.
“Il ciclismo continua ad essere la mia vita e la mia passione, non mi stufa mai”, ci dice con quel tono diretto e senza fronzoli che lo ha sempre contraddistinto. “Sentire l’adrenalina di qualsiasi gara, sia la più provinciale che la più importante internazionale, mi piace, mi riempie il cuore e mi emoziona. Perché so cosa significa prepararsi, sfidarsi, sfidare amici e avversari, e dare il massimo in ogni metro di percorso – anche se si è un amatore che pedala in un paesaggio bellissimo come la Corsica, magari controvento.”

Lo incontriamo nel cuore della GT20 – La Traversata Maio, evento che segue con passione e attenzione nel ruolo di coordinatore e ambasciatore. Non pedala, ma è ovunque: al via di ogni tappa, ai punti di ristoro, all’arrivo dove aspetta i partecipanti per una stretta di mano, una parola di incoraggiamento, una riflessione. Osserva i volti affaticati degli amatori, studia i gesti, riconosce la determinazione negli sguardi. E si emoziona ancora, perché per lui quella è la vera essenza del ciclismo.
“Il bello della GT20,” aggiunge, “è che si torna al ciclismo autentico: paesaggi straordinari, tappe impegnative, persone che pedalano con passione vera. Non importa il cronometro, conta il percorso, il viaggio. Ed è bellissimo vedere negli occhi di chi partecipa la stessa fiamma che avevo io quando correvo.”

Anche se non è in sella, Hinault è ancora un punto di riferimento forte. Parla con tutti, dà consigli tecnici, discute di salite, di meteo, di materiale, sempre con quel tono deciso da ex campione che non ha mai smesso di amare ogni dettaglio di questo sport. E ascoltarlo, tra le colline profumate della Corsica, è come aprire una finestra su un ciclismo che non passa mai di moda.
“La bici è ancora parte della mia quotidianità, soprattutto in famiglia”
Quando gli ricordiamo che ha appena compiuto 70 anni, Hinault abbozza un sorriso divertito. Classe 1954, cinque Tour de France vinti, mille battaglie sulle strade d’Europa e un carattere che non ha mai conosciuto la parola “resa”. Ma oggi, il suo rapporto con la bicicletta ha preso una forma più dolce, più personale, senza però perdere nulla della passione originaria.
“Sì, certo che pedalo ancora,” ci risponde con semplicità. “La bici rimane la mia grande passione. Pedalo spesso come cicloturista con la mia famiglia, soprattutto con mia moglie. Facciamo vacanze in bici, prendendoci il nostro tempo, godendoci i paesaggi. E l’Italia è uno dei nostri luoghi preferiti: la trovo stupenda, già da quando correvo, e ogni volta è un piacere tornarci.”

Non c’è nostalgia nelle sue parole, ma una continuità naturale tra il campione che affrontava le Alpi a tutta e l’uomo che oggi riscopre la lentezza del viaggio su due ruote. Hinault ci parla di ciclismo come stile di vita, come strumento per restare in equilibrio, per osservare il mondo con occhi ancora curiosi.
“In bici hai tempo di guardare, di ascoltare, di sentire l’aria. Non è solo sport: è un modo di vivere. E se puoi condividerlo con le persone che ami, vale ancora di più.”
È un’immagine che colpisce: il “Tasso” che affrontava le tempeste delle Classiche ora pedala in vacanza, magari su una ciclovia lungo il Lago di Garda o tra le colline umbre, con lo stesso spirito combattivo, ma in un’altra forma. Sempre con la bicicletta come compagna di vita.
L’Italia in bici è un viaggio tra bellezza e memoria
Parlando di viaggi e cicloturismo, Bernard Hinault cambia tono: il campione lascia spazio all’esploratore, al viaggiatore curioso che, pur non avendo più un dorsale attaccato al manubrio, non ha perso il gusto per la scoperta.
“Mi piace viaggiare ovunque, con una bici da cicloturismo con pedalata assistita, spesso insieme a mia moglie o agli amici,” ci racconta con naturalezza. “In particolare, sono innamorato della costa adriatica italiana: la trovo molto ciclabile, tranquilla, con paesaggi bellissimi. Si mangia bene, la gente è accogliente e ci si gode davvero ogni chilometro, in sicurezza e spesso lontano dal traffico dei veicoli a motore. Posso dire con certezza che considero l’Italia la mia seconda patria. La amo”, afferma con convinzione, lasciando trasparire un affetto autentico, non formale. Avete la fortuna di avere due catene montuose straordinarie, le Alpi e gli Appennini, e delle valli magnifiche. Poi ci sono città d’arte, monumenti ovunque, una ricchezza culturale infinita… e si mangia benissimo!
Hinault cicloturista
E non è difficile immaginarlo, oggi, mentre percorre in modalità cicloturistica quegli stessi tratti di strada che un tempo affrontava a tutta velocità, godendosi con calma ciò che allora poteva solo intuire tra uno scatto e l’altro. Per lui ogni viaggio in Italia è anche un ritorno alle emozioni vissute in maglia rosa, ma con uno spirito nuovo, più libero. Perché, parlando con Bernard, emerge ciclicamente il tema del godersi la vita, che non è eterna, e dunque va vissuta con intensità e gioia, sempre, con le forze e le passioni che si hanno.
Chi lo ha visto lottare sotto la neve alla Liegi o dominare il Tour potrebbe sorprendersi nel sentirlo parlare di una costa rilassata e perlopiù piatta con toni quasi poetici. Ma è proprio questo il fascino del nuovo Hinault: un ex campione che oggi vive la bici in chiave più intima, senza perdere però la profondità dell’esperienza vissuta.
“Sono curioso di percorrere qualsiasi meta, specialmente italiana,” continua. “Perché l’Italia non è solo un paese bellissimo, è anche il luogo dove ho vissuto alcune delle mie sfide più dure. Mi ricordo ancora perfettamente ogni salita affrontata in gara. Quando ci ripasso da cicloturista, riconosco ogni curva, ogni tratto di strada… ma con un altro spirito. È come rivivere i paesaggi, ma con occhi diversi, senza il cronometro, solo con il piacere di pedalare.”
Le sue parole ci restituiscono un’immagine potente: quella di un uomo che ha trasformato la performance in contemplazione, ma senza spegnere la fiamma. Bernard Hinault oggi non corre più per vincere, ma per restare in contatto con ciò che ha sempre amato: la bicicletta, la strada, e il paesaggio che scorre lento, godibile, contemplabile in buona compagnia. “La vita bisogna viverla fino in fondo, bisogna approfittarne. Perché quando è finita, è finita per sempre.”
Bernard Hinault oggi: la bicicletta come libertà, scoperta e piacere puro

Oggi, a 70 anni, Bernard Hinault non è più il corridore che infiammava il Tour con i suoi attacchi rabbiosi o che sfidava tempeste di neve alla Liegi. Eppure, la bicicletta continua a occupare un posto centrale nella sua vita. Non è più lo strumento della vittoria, ma resta il mezzo perfetto per vivere appieno il mondo: la libertà, la natura, i viaggi, il tempo condiviso con chi ama.
Per Hinault, il cicloturismo è diventato una vera filosofia. Ama viaggiare lentamente, senza fretta, godendo del paesaggio e del buon cibo, con lo sguardo aperto alla scoperta. “È un’esperienza meravigliosa”, dice. Non si tratta più di watt o cronometri, ma di fermarsi a scattare una foto, ascoltare il silenzio tra due colline, attraversare un borgo e lasciarsi sorprendere.
Parla della bicicletta come del suo grande amore. Non solo un mezzo di trasporto, ma una compagna di libertà: ti porta dove vuoi, con chi vuoi, come vuoi. Da solo, in autonomia, o con gli amici, con un’organizzazione alle spalle o all’avventura. L’importante, oggi come ieri, è pedalare.
E se gli chiedi cosa ha sacrificato per diventare uno dei più grandi di tutti i tempi, ti spiazza con una risposta limpida: “A niente. Sono stato fortunato. Avevo il talento e l’ho saputo sfruttare. Me lo sono goduto.” Hinault non ha rimpianti, nemmeno per il ritiro a soli 32 anni. È uno dei pochi campioni ad aver deciso da sé quando dire basta, senza essere costretto da infortuni o da un lento declino.
Oggi, sulla GT20 in Corsica, osserva gli amatori con rispetto, si emoziona nel vedere la loro fatica, la loro gioia, la loro tenacia. E sorride. “Siamo qui, tutti insieme. Ci divertiamo, ci confrontiamo. Questa è la vita.” In fondo, per Hinault, il ciclismo è ancora quello: un modo semplice e diretto per sentirsi vivi.


















Lei non può capire quanto sia stato tifoso di Bernard Hinault. La sua faccia scolpita nella roccia, magnifica, me la porterò sempre sulle spalle. La Liegi Bastogne Liegi vinta sotto la neve e il gelo, lasciandosi dietro il secondo, nientemeno che l’olandese Hennie Kuiper, con un distacco enorme, mi fece capire il valore di quel ciclista. Ricordo che al traguardo arrivarono una quindicina di reduci, stremati dalla fatica e dal freddo. Hinault aveva una grinta e una tenacia che ho riscontrato raramente in qualsiasi sportivo di qualunque sport. Maurizio Ruggeri. PS: lo intervistai a fine carriera, fu estremamente gentile e disponibile.
Ho seguito questo campione quando ero ragazzino guardando giro e tour. All’epoca ero tifoso di Saronni, ma allo stesso tempo ammiravo questa dote di non arrendersi mai..
Dopo aver letto questo articolo, lo ammiro e rivedo in lui il suo carattere..
Grande campione e grandma uomo… Grazie Bernard.
grazie,articolo molto bello……e Hinault campione INDIMENTICABILE
Grazie a tutti per aver letto l’articolo e per i commenti molto piacevoli, è stato un piacere intervistarlo e conoscerlo, è veramente un fuoriclasse.
articolo stupendo per noi amanti della bici complimenti
Grazie Raffaella per il bellissimo articolo. Tu sarai anche un architetto ma scrivi come uno scrittore di paesaggi. E lo scrivi bene. Riesci ad entrare nella fantasia di chi legge. Io, ex ciclista ( mediocre ) su pista, dopo una vita in giro per il mondo a vendere i miei prodotti, oggi 76enne mi diverto ancora a fare spinning d’inverno e fare ciclo passeggiate nei mesi buoni. Cercando di prendere ciò che tu hai descritto così bene scrivendo di una leggenda come Bernard. Grazie ancora.
Grazie di quello che scrivete , saluti.
Bernard Hinault il mio idolo da ragazzino. Immenso campione nello sport e nella vita!!!