Mobilità

Generazione Z e bicicletta: la rivoluzione urbana parte dai giovani

Generazione Z e bicicletta: la rivoluzione urbana parte dai giovani

La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto: per la Generazione Z è un manifesto di valori. È benessere fisico, libertà di movimento, sostenibilità ambientale. È anche un segnale di indipendenza dalle logiche di consumo legate all’auto privata. Ma nonostante l’entusiasmo, questa energia rischia di rimanere intrappolata se le città non sapranno farsi trovare pronte.

Il primo Sondaggio Europeo sulla Mobilità Urbana promosso da Decathlon, che ha coinvolto oltre 4.000 giovani in sei paesi (Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Polonia e Spagna), fotografa con chiarezza un fenomeno in crescita: la Gen Z è già in sella e non vede l’ora di pedalare di più. A una condizione, però: che le infrastrutture urbane rispecchino la loro voglia di cambiamento.

Una generazione già in sella, ma non ancora ogni giorno

I dati parlano chiaro: il 75% dei giovani europei utilizza abitualmente la bici e il 58% lo fa almeno una volta a settimana. In Italia il trend è simile, con un 77% di ciclisti regolari e il 54% che pedala almeno una volta la settimana. Si tratta di numeri importanti, che dimostrano come la bicicletta sia ormai entrata nello stile di vita delle nuove generazioni.

C’è però un dato che stona: solo il 16% dei giovani europei usa la bici ogni giorno. Per la maggioranza rimane un’attività legata al tempo libero (60%) o allo sport (45%). Questo significa che, nonostante l’interesse, la bicicletta fatica a diventare un vero mezzo di trasporto quotidiano.

Perché? Non è un problema di motivazione: la voglia c’è, ma le città spesso non sono all’altezza. Se in Germania e Polonia pedalare è un’abitudine settimanale consolidata, in Italia e Francia la bici è più associata allo svago che agli spostamenti. Il risultato è una mobilità urbana che resta ancora troppo centrata sull’auto.

Perché la Gen Z sceglie la bici: salute, libertà e sostenibilità

La Generazione Z non pedala solo per divertimento. Alla base della scelta ci sono motivazioni che riflettono un modo diverso di guardare al futuro. Il sondaggio mostra che i giovani scelgono la bici soprattutto per:

  • rimanere in forma e in salute (79%)
  • assaporare la libertà e il piacere che la bici trasmette (68%)
  • risparmiare tempo evitando il traffico (68%)
  • spendere meno rispetto ad altri mezzi (67%)
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In Italia, emerge un dato interessante: il 69% dei giovani usa la bici anche per ridurre la propria impronta carbonica. Questo significa che la Gen Z non vede la bici solo come una scelta individuale, ma come un gesto concreto per contribuire a un futuro più sostenibile.

Questa consapevolezza ambientale rappresenta un cambio di paradigma. Mentre le generazioni precedenti associavano la bicicletta soprattutto allo sport o al tempo libero, i giovani di oggi la percepiscono come uno strumento di cambiamento sociale.

La barriera della sicurezza: la vera sfida per le città

Se la voglia di pedalare è forte, ciò che frena la Gen Z è la percezione di sicurezza. Il sondaggio rivela che, nonostante l’87% dei giovani si senta “abbastanza sicuro”, ben il 61% dichiara di non sentirsi completamente tranquillo.

In Italia il dato è ancora più critico: un giovane su cinque non si sente sicuro in sella. Le cause sono note a chi pedala tutti i giorni: automobilisti poco rispettosi (64%), mancanza di piste ciclabili dedicate (63%), traffico eccessivo (42%).

La conseguenza è che molti scelgono di usare la bici solo in contesti protetti o in momenti di tempo libero, rinunciando a farne il loro mezzo quotidiano. È una fotografia che chi legge Bikeitalia conosce bene: senza infrastrutture sicure e continue, la bici non può diventare davvero per tutti.

Cosa chiede la Gen Z: più piste ciclabili, parcheggi sicuri, segnaletica chiara

Copenaghen -Cykelslangen crediti Daniel Rasmussen
Copenaghen -Cykelslangen crediti Daniel Rasmussen

Il messaggio dei giovani è semplice e diretto: dateci città a misura di bici. Le priorità indicate nel sondaggio sono chiare:

  • più piste ciclabili protette e separate (63% in Italia, 54% in Europa)
  • parcheggi sicuri per bici (43%)
  • segnaletica e mappe ciclabili più efficaci (37%)

Non si tratta di richieste di nicchia, ma di un consenso trasversale che emerge in tutte le città europee, grandi e piccole. È la conferma che le nuove generazioni non si accontentano di proclami sulla mobilità sostenibile: vogliono infrastrutture concrete che rendano la bici un mezzo affidabile, sicuro e competitivo rispetto all’auto.

La Settimana Europea della Mobilità: l’occasione per ascoltare i giovani

E proprio in occasione della Settimana Europea della Mobilità il messaggio non può essere ignorato: la Gen Z è pronta a pedalare, ma le città devono cambiare passo.

Per chi ama la bici e la vive ogni giorno, questa è una notizia importante: significa che la spinta al cambiamento non arriva solo da associazioni e attivisti, ma anche da una nuova generazione che considera la bicicletta un diritto, non un lusso.

La vera sfida, ora, è che le amministrazioni smettano di limitarsi a iniziative simboliche e investano in modo serio e strutturale in mobilità ciclistica. Perché il futuro urbano sarà scritto da chi oggi ha vent’anni.

E la loro direzione è già chiara: due ruote, pedali e strade sicure.

Commenti

  1. Giacx ha detto:

    vedo parecchie nuove tratte di piste ciclabili, ma la maggior parte non è ESCLUSIVA all’uso di bici, ma mettono cartelli anche per i pedoni in una corsia di poco più di 1 metro e questo fa si che io ciclista non entro , dato che trovo persone a passeggio, magari con cani, runner, ecc, che la rendono ancor più pericolosa della strada stessa. Meglio che , come fanno in alcune zone , segnano la sola pista con vernici rosse, o blu, ma non mettono cordoli di delimitazione, almeno posso sorpassare tranquillamente anche chi è a piedi. Detto questo, sono sempre dell’idea, che il problema sia “solo” culturale e di rispetto tra TUTTE le categorie (ciclisti, pedoni, automobilisti, motociclisti, runner ecc), dato che se ognuno in base all’occasione si facesse gentilmente da parte , o evitare zone dove c’è troppo traffico e strade strette (parlo dei ciclisti), molte di queste problematiche si eviterebbero, ma purtroppo ogni “categoria di hobbisty” pensa solo alla sua e questo fa si che la divisione, sia sempre più marcata e irrispettosa tra l’una e l’altra

  2. Giuseppe Pozzoli ha detto:

    il commento è l’esempio di come viene considerato chi non usa la macchina. chi ci governa deve creare una cultura diversa da quella attuale favorendo gli spostamenti con mezzi pubblici e rispettando chi per necessità o per svago usa biciclette o va a piedi, magari costruendo nuove piste ciclabili. sono sicuro che aumentando la sicurezza ci sarebbero più persone che non usano la macchina

  3. Alessandro de Bosis ha detto:

    Come la capisco.
    A Roma forse è ancora peggio a causa dell’asfalto inesistente.
    Io lo definisco ritardo sociale.

  4. Alessandro Mietner ha detto:

    Ho iscritto mia figlia alla prima superiore, in una cittadina di provincia accanto a quella in cui abitiamo. Sarebbero circa 5Km di strada. Parliamo del nord Italia, al confine tra Lombardia e Piemonte.
    Abbiamo passato la primavera e l’estate a preparare una bella bici assistita, perché ci sono un po’ di salite. E’ venuta bella, lei è contenta, le piace, la usa volentieri. Ovviamente l’idea era usarla per andare a scuola da sola.
    Ma appena iniziata la scuola, ci siamo resi conto che è impraticabile. La strada è pericolosissima, in particolare l’ultimo tratto, in cui gli altri genitori che accompagnano gli altri ragazzi in macchina nella stessa scuola guidano di fretta e con prepotenza, soprattutto sul lunghissimo cavalcavia che attraversa la ferrovia, negli ultimi 250m prima della scuola. Il cavalcavia è stretto tra due guard rail, se si incrociano due macchine non c’è spazio per sorpassare una bicicletta. Fuori dal guard rail, ci sono due marciapiedi strettissimi, con i pali dei cartelli stradali nel mezzo: impossibile percorrerli anche solo con la bici in mano.
    All’uscita della scuola si materializza uno spettacolo orrendo: un ingorgo pazzesco di auto strombazzanti, che si litigano ogni spanna di strada e parcheggio. Di fronte alla scuola c’era un grande e bellissimo prato, di cui le auto in una settimana hanno fatto uno scempio. Perché parcheggiano sul prato.
    All’uscita, direi che il 50% dei ragazzi (delle superiori!) viene recuperato in macchina, un 20% va a piedi, o con l’unico autobus, un 30% se ne va con l’auto propria o la moto, e zero ragazzi su mille escono in bicicletta. Zero! Non ne ho visto uno che tornasse a casa in bici!
    Io avrei voluto tentare almeno di accompagnarla in bici, nelle giornate in cui potrei, ma mi sono scontrato contro un muro di contestazioni in famiglia, perché è troppo pericoloso, anche se ci sono io, che comunque sono molto esperto di bike to work nel traffico infernale. E’ troppo pericoloso, non possiamo assumerci questo rischio.
    Sono rimasto senza parole.

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