Non sarebbe una Tangenziale se non fosse particolarmente trafficata. E infatti la Tangenziale delle Biciclette di Bologna ha recentemente registrato un nuovo record: lunedì 22 settembre il contabici di porta San Vitale ha registrato 5.592 passaggi, il più alto numero dall’inaugurazione a oggi. E la settimana precedente (15-22 settembre), con 33.147 passaggi registrati, è stata la settimana con più transiti di sempre.
Questi dati arrivano proprio in occasione del decimo anniversario della ciclabile, che è stata inaugurata il 18 settembre 2015. Già dal 2022 la Tangenziale delle Biciclette ogni anno registra più di un milione di passaggi: numeri che nel 2015 sarebbero sembrati utopia, e che invece oggi sono la realtà.
Perché una tangenziale?
La Tangenziale delle Biciclette è un anello di 8,4 km, di cui 5,2 km in sede protetta tra gli alberi, 1 km in sede protetta e separata su strada o marciapiede, 1,4 km in sede ciclabile contigua al marciapiede, 0,8 km in piazze e strade ciclo-pedonali.

Si tratta di una infrastruttura che collega il centro storico con le altre zone della città, unendo tra loro oltre 20 radiali ciclabili. Oggi, fortunatamente, sono tante le città italiane che dispongono di una fitta rete di ciclabili su diversi assi. Ma quello che spesso manca è una strategia per collegarle tra di loro, in modo che sia sempre più agile spostarsi attraverso la città in bicicletta anziché in macchina, senza rischiare di doversi immergere nel traffico.
Già dieci anni fa la città di Bologna aveva intuito che basta partire da un cerchio per cambiare una città. E infatti, i numeri non mentono: il ciclismo urbano bolognese è in continuo aumento, grazie anche a diverse iniziative come Bologna Città 30. Gli spostamenti in bicicletta sono aumentati del 10%, e a giudicare dai numeri registrati dalla Tangenziale, il trend non sembra destinato a fermarsi molto presto.
“Costruitele e arriveranno”
Il successo della Tangenziale delle Biciclette non è un caso fortunato, ma l’ennesima dimostrazione che quello di cui i cittadini hanno bisogno sono le infrastrutture: con queste a disposizione, anche chi non si era ancora azzardato a mettersi in sella a una bicicletta presto o tardi farà un tentativo.
Strade poco sicure e infrastrutture inadeguate fanno del ciclismo urbano un’attività riservata a una categoria ben definita: per lo più uomini, già appassionati, fisicamente preparati e dotati di biciclette e attrezzature di qualità. Invece, progetti come la Tangenziale delle Biciclette hanno come obiettivo lo sviluppo di un ciclismo di massa, in cui spostarsi in bicicletta non è una presa di posizione politica o sociale, ma semplicemente il modo più comodo di spostarsi dal punto a al punto b.
Tutto questo già successo in diverse parti del mondo in diversi momenti storici. Ne è un esempio José García Cebrián Direttore Generale della Pianificazione Urbana al Comune di Siviglia dal 2003 al 2007, e artefice del Bycicle Master Plan che ha trasformato la mobilità urbana della città. “Appena i lavori sono terminati e hanno tolto le transenne, i ciclisti sono comparsi. Il direttore dei lavori, che era stato molto scettico su tutto il processo, mi ha chiamato e mi ha detto, da dove arrivano tutti questi ciclisti?, e ho avuto la certezza che sarebbe andato tutto bene”.
Se compaiono le infrastrutture, dunque, compaiono anche i ciclisti. Da Siviglia a Bologna, la storia ci insegna che, appena viene presentata come un’alternativa comoda, economica e sicura, la bicicletta diventa la prima scelta per tantissima gente.

Bologna città del futuro
Il successo della Tangenziale delle Biciclette manda un bellissimo messaggio per tutti coloro che vedono nel ciclismo urbano la possibilità di rendere le città più sostenibili, innovative e a misura di persona. I risultati di questi ultimi giorni non sono dei traguardi, ma dei punti di partenza per continuare a implementare le infrastrutture bolognesi, e per esportare questo modello anche nel resto del Paese.
“Si tratta di due numeri estremamente positivi per noi – ha commentato l’assessore Michele Campaniello – che confermano quanto registrato dai report semestrale ed annuale sulla Città 30 e anche dagli ultimi numeri relativi al bike sharing: cioè che la bicicletta è diventata ormai stabilmente un mezzo che i bolognesi utilizzano per spostarsi ogni giorno e non solo occasionalmente. La città del futuro avrà un trasporto pubblico più capiente ed efficiente con il tram, una rete ciclabile più capillare per chi si sposta sulle due ruote e, anche grazie a questo, delle strade meno trafficate per chi ha bisogno di spostarsi in auto. Chiediamo ancora un po’ di pazienza ai bolognesi per i disagi causati dai cantieri ma il traguardo è vicino“.




















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