C’è qualcosa di profondamente stonato nel post pubblicato sui social dal Partito Democratico di Milano dopo la manifestazione in memoria di Franco Bertolotti, l’ottava vittima della strada del 2025 in città.
Un messaggio pieno di buone intenzioni – “Servono zone 30, più controlli, più piste ciclabili e aree pedonali… per una Milano sicura” – ma che molti cittadini, sotto quel post, hanno accolto con amarezza: “Ma chi governa Milano da quasi quindici anni se non voi?”.
È questo lo scollamento che colpisce, il cortocircuito della comunicazione sui social: un partito che guida la città dal 2011, con un sindaco – Beppe Sala – che nel 2026 festeggerà dieci anni di mandato, chiede oggi interventi che avrebbe dovuto realizzare già da tempo.
Le parole del Pd non sono sbagliate nel contenuto: anzi, zone 30, controlli e ciclabili sono richieste che da sempre sosteniamo su Bikeitalia e che decine di associazioni cittadine ripetono ogni qual volta si trovano a piangere l’ennesima vittima sulla strada.
Ma il punto è proprio questo: non sono richieste da rivolgere ad altri, sono decisioni da prendere e basta.
“Eravamo lì, insieme alle cittadine, ai cittadini e alle associazioni che chiedono una città più sicura, con strade a misura non delle auto, ma delle persone”, scrive il Pd Milano. Continuando con: “Servono zone 30, più controlli e presidi costanti perché i limiti vengano rispettati, più piste ciclabili e aree pedonali…”
Parole che suonano come un manifesto di opposizione, non come la voce di chi amministra una delle città più importanti d’Italia. Eppure il Pd a Milano è il governo (dal 2011, ndr), non l’opposizione. È la forza che decide, pianifica e approva i piani urbani della mobilità, i bilanci, gli investimenti, i tempi e le priorità.
Un bilancio che non torna
Negli ultimi dieci anni Milano ha fatto alcuni passi avanti – qualche nuova ciclabile, l’Area B, l’avvio delle zone 30 in alcuni quartieri, le Strade Scolastiche – ma sul fronte della sicurezza stradale il ritmo appare lento rispetto all’urgenza.
Le strade di Milano, nel frattempo, continuano a essere dominate dalle auto: corsie larghe, incroci pericolosi, limiti di velocità ignorati e controlli che risultano troppo spesso insufficienti. Ogni volta che una persona viene investita e uccisa in strada, la risposta è sempre la stessa: una fiaccolata, parole di solidarietà, e poi l’attesa del prossimo incidente.

Il messaggio del Pd Milano, quindi, non è solo fuori tono: è una fotografia di un cortocircuito politico. Perché non si può chiedere ciò che si ha il potere di fare. E dopo quindici anni di governo, la responsabilità non è più diffusa: è diretta.
Il coraggio che serve
Rendere una città sicura non è questione di slogan, ma di scelte politiche: ridisegnare lo spazio pubblico, rallentare il traffico, proteggere chi si muove a piedi e in bici.
Sono scelte che possono costare voti in termini consenso, ma salvano vite.
E se davvero si vuole una “Milano sicura”, serve una svolta di coerenza: meno post, più coraggio. L’unico modo di onorare la memoria di tutte le vittime innocenti sulle strade di Milano, come Franco Bertolotti, è di trasformare le parole in realtà. Se c’è la volontà politica di farlo.
[Fonte]


















Ho passato une settimana a Milano, zona Bovisa. Sconvolto dallo stato dei marciapiedi, che spesso fungono da parcheggi. E dalla velocità delle auto, dalle precedenze negate ai pedoni , dei parcheggi (legali) a due passe dalle strisce su incroci senza visibilità, dei parcheggi sulle strisce per fermarsi al bar. A Parigi uso la bici per andare al lavoro ogni giorno (35 km A/R) , a Milano avevo paura a camminare per 500 metri con mio nipote. È una città in cui gli automobilisti possono fare tutto, e nessun partito farà mai nulla per non perdere voti
Peccato non poter caricare i meme come commenti, ma quello con Leslie Nielsen sarebbe perfetto:
“Ci troviamo davanti ad una crisi senza precedenti, mi chiami il presidente”.
“È lei il presidente”.
“Bene, allora so già tutto”.