Antonio Landerghini è un ingegnere veneto che ha realizzato una bicicletta pieghevole di dimensioni normali, talmente rivoluzionaria da aver richiesto un brevetto.
Ne abbiamo già parlato qui su Bikeitalia con un articolo che è stato letto più di 100.000 volte e ha sollevato una montagna di domande e curiosità.



Per toglierci ogni dubbio l’abbiamo provato la Voyager Gravel ovvero il segmento gravel-turismo nel periodo autunnale, percorrendo qualche centinaio di chilometri su percorsi diversi e diverse ore in sella.
L’azienda la propone come una soluzione perfetta per il cicloturismo e i percorsi sterrati, la scelta ideale per chi ha bisogno di una bicicletta pronta a tutto: lunghi tratti in asfalto o di percorsi accidentati in terra o ghiaia a cui si aggiunge la possibilità di piegarla portarla in casa, caricarla in auto o trasportarla sui mezzi pubblici, senza l’ingombro delle biciclette tradizionali.
Prova su strada
Abbiamo pedalato in sella alla Vovager Gravel in lungo e in largo, alcune volte con uscite brevi, altre dall’alba al tramonto. Abbiamo percorso tratti su asfalto, ghiaia, sassi, terra battuta ed erba. Pianura e collina. Salite e discese. Attraversato le vie strette e i pavè sconnessi dei centri storici delle città.
Caricato la bicicletta in auto, in treno e sui bus. L’abbiamo montata, piegata, rimontata e ripiegata. E questo processo si svolge con velocità e facilità.


Abbiamo pedalato in solitaria e in compagnia, a volte con neofiti, altre volte in mezzo al gruppo con appassionati e conoscitori del settore.
Una delle cose più interessanti è stata osservare le reazioni delle persone di fronte a un oggetto tanto fuori dal comune. Nel complesso, abbiamo raccolto pareri molto positivi, a volte addirittura entusiastici (ad esempio da un passeggero in treno mentre vedeva piegare la bici in due e infilarla tra due sedili), a volte scettici provenienti soprattutto dalle anime “racing” del gruppo che non hanno mancato di sottolineare le differenze con le biciclette gravel tradizionali che sono sicuramente più leggere, possono montare gomme più larghe, hanno i cavi integrati, ma non si piegano e portarle su un treno ad alta velocità è un casino.
La prima cosa da dire è che ci siamo divertiti.
La seconda è che ci troviamo davanti a un qualcosa di veramente nuovo, perché non esistono biciclette simili sul mercato, cioè biciclette che possono essere montate e smontate rapidamente mantenendo le stesse prestazioni e l’estetica delle biciclette tradizionali.
Il sistema innovativo brevettato da Landerghini permette anche di trasformare facilmente le biciclette da muscolari a elettriche, offrendo una versatilità senza precedenti.
Che tipo di bicicletta è? Come e perché nasce?

Tutto nasce nel laboratorio Landerghini dove i telai in carbonio e/o alluminio vengono tagliati con un’attrezzatura pensata esclusivamente per eseguire un taglio sottilissimo (soli 0,5 mm) in modo da non alterare minimamente le geometrie originali del telaio. A questo punto intervengono gli innesti: pezzi in ergal, cioè alluminio aeronautico ad altissime prestazioni, con sagoma interna perfetta per combaciare con i telai. Anche questi sono protetti da brevetto. Gli innesti vengono incollati con una resina strutturale di derivazione motorsport, sviluppata per unire carbonio e metallo con la massima resistenza. Infine, realizzano il tubo reggisella e affidano il montaggio finale a meccanici esperti dell’area di Padova.
Come funziona? Nel tubo obliquo c’è un innesto maschio-femmina in alluminio, lavorato con tolleranze strettissime. Si infilano insieme, poi si inserisce il reggisella che fa da secondo blocco, infine basta avvitarlo un paio di giri e chiudere il tutto con una levetta a camma.
Risultato? La bici diventa solida, comoda e sicura. Mantiene estetica, rigidità e prestazioni da top di gamma di una bicicletta tradizionale, ma si smonta e rimonta in meno di un minuto.
Per chi è adatta questa bicicletta?

L’elemento differenziante di questa bici rispetto alle altre è il telaio full-size concepito per essere piegato in due parti: chi la sceglie è qualcuno che vuole risparmiare spazio pur avendo tra le gambe una bici “vera” con ruote grandi da 28”, freni a disco e tutto il resto.
Sei un “agonista” amante delle competizioni? Sei alla perenne ricerca di una bicicletta che esprima il meglio in termini di leggerezza, reattività e aerodinamicità? Allora questo telaio/bici non è sicuramente il mezzo che fa per te.
Sei un purista del gravel? Cerchi un mezzo super performante su percorsi tecnici in off-road? O ti vuoi cimentare in manifestazioni “race” su ghiaia e terra? No, ancora non ci siamo, questa bici non è adatta per te.
La soluzione invece è ideale per chi vuole viaggiare senza troppi pensieri e all’occorrenza caricare la bicicletta sull’autobus, su un treno ad alta velocità o nel bagagliaio della propria Smart. Ti piace viaggiare su due ruote con tranquillità in pieno comfort e sicurezza? Cerchi un mezzo versatile e pratico per progettare giri ed escursioni senza stare a badare troppo al fondo stradale che incontrerai? Allora ci siamo.
Per gli amanti delle questioni tecniche, ecco di seguito una breve disamina.
Aspetti positivi
- Sicurezza e Guidabilità. La bici si è dimostrata affidabile su tutti i tipi di percorsi e terreni. Ottima in stabilità e frenata in ogni condizione cui l’abbiamo sottoposta. Dà piena sicurezza e in generale ci ha trasmesso una sensazione di ottima guidabilità.
- Resistenza. Il telaio è sicuro, reattivo e resistente, facile da attrezzare e perfettamente adatto anche al bikepacking.
- Comfort. Punto decisamente a favore. Sterzo alto (15 cm in taglia M), coperture larghe e angoli aperti. La bicicletta è comoda e molto confortevole per braccia, collo e schiena. Siamo stati in sella per ore e ore senza avvertire fastidi, indolenzimenti o sensazioni di disagio. Aspetto fondamentale nel caso si vogliano affrontare lunghi viaggi in sella.
- Versatilità e Praticità. Mezzo perfetto per chi cerca semplicità e praticità d’uso. Cambio meccanico affidabile, facile da utilizzare, nonché di semplice manutenzione. La versatilità è un altro punto a suo favore, in relazione alla molteplicità di percorsi e terreni che si possono affrontare senza problemi.
- Intermodalità. Il ciclista viaggiatore è, come detto, il suo target. L’intermodalità con gli altri mezzi di trasporto, che siano l’auto privata o i tradizionali mezzi pubblici, è un altro suo punto di forza e uno degli elementi che maggiormente la contraddistingue da una bici tradizionale. È una bicicletta che non ha alcun divieto d’accesso, ti porta ovunque.
Spunti di miglioramento
- Rumorosità. Pedalando seduti sulla sella la bicicletta è silenziosa, su tutti i terreni, anche con buche e sassi. Solo quando ci si alza sui pedali (tipo in salita o in caso di ostacoli sul percorso), con tutto il peso sul manubrio, si sente rumorosità in corrispondenza del taglio del tubo obliquo. Si potrebbe provare a lavorare riducendo le tolleranze. Nessun rumore invece in corrispondenza del taglio del tubo piantone.
- Angoli e geometrie telaio. Trattandosi di un modello gravel si potrebbe verificare la possibilità di lavorare sugli angoli piantone e sterzo del telaio aumentando al contempo la luce del carro posteriore e della forcella. Questo potrebbe portare ad un aumento di comfort e stabilità del mezzo (angoli più aperti e possibilità di montare copertoni a sezione più grande).
- Reggisella. Il filetto del reggisella che si avvita all’interno del tubo piantone potrebbe essere allungato (tipo 2-3 cm). Questo consentirebbe a chi la utilizza di poter adattare l’altezza sella in modo più preciso e corretto in base alle proprie caratteristiche fisiche.
Quindi, la Voyager Gravel può affrontare carichi, lunghe distanze e sollecitazioni senza compromessi. Full size, pieghevole, senza limiti di uso e prestazione. Ne siamo rimasti davvero colpiti ed entusiasti e siamo molto curiosi di vedere l’evoluzione progettuale di questa idea innovativa.
Landerghini Voyager Gravel | Scheda tecnica
Riportiamo di seguito una breve scheda tecnica del modello Voyager Gravel che abbiamo avuto il piacere di utilizzare nei nostri percorsi.
Modello: Voyager Gravel
Uso: Gravel – Cicloturismo
Taglia: M
Colore: Holographic
Telaio: fibra di carbonio alto modulo
Forcella: fibra di carbonio alto modulo
Peso: kg 10,8 (senza pedali)
Gruppo: Sram Rival (meccanico 2×11)
Impianto frenante: flat-mount mixed Hydraulic, disco 160/160mm
Guarnitura: Senicx (50×34)
Pacco pignoni: 11s (11-32)
Ruote: Cerchi in alluminio (AL7005) W19×H38mm×700C
Copertoni: Kenda 700×38 (con camera d’aria)
Garanzia telaio: 2 anni
Prezzo al pubblico: 2.499 euro
[Contenuto realizzato in collaborazione con Landerghini Bikes]





















Salve, Domenico. Ho capito il riferimento alla Salsa Travel che io però non ho comunque mai visto dal vivo.
In questo modello c’è anche snodo di ripiegamento parziale, garantito, pertanto ci sta certamente definirla “pieghevole” considerato poi che NON ha la sezione ruota molto più piccola di una classica brompton o analoga. Una bici come questa si ‘ripiega’ diversamente. Come specificavo altrove, servirebbe almeno un punto di ripiegamento in più- minimo- per compattarla al meglio e al massimo intorno alle grandi ruote. (per poi inserire il tutto in sacca idonea anche al trasporto a piedi e il caricamento su auto/treno/bus/metro)
Per quanto riguarda le proprie abitudini di viaggio per cui la si può ritenere più o meno adatta e migliore (o peggiore) di altri modelli, come raccontavo commentando l’articolo sul bikepacking, tutto dipende soggettivamente dai tracciati, distanze e destinazioni e soprattutto dalle proprie modalità cicloturistiche preferite.
Io NON ho mai concepito nemmeno di portarmi una mia bici in aereo. E generalmente mai viaggiato con borse, marsupi e borsoni multipli da agganciare al telaio della bici (se non in via eccezionale e per mera prova).
Per la tipologia di cicloviaggi che ho effettuato spesso da solo (e talvolta in gruppo anche con stranieri) prediligo bici più leggere, anche quando utilizzo l’intermodalità (che diventa pure molto più comoda girando per stazioni) e al massimo zainetto con l’essenziale e basta (leggerissimo). Per le puntualizzazioni sul tema, si trovano altri dettagli nel mio commento all’articolo sul bikepacking cui mi riferivo in precedenza.
Un saluto cordiale
Per rispondere al ciclista Francesco Ferlante. La bici pieghevole lo dice la parola si piega. Ad esempio La Montague con la tecnica di piegatura si divide in due ma i tubi della bici non si staccano. La Brompton è una bici pieghevole, si piega su se stessa e si riduce notevolmente. La Salsa Vaya Travel è una bici simile alla Landerghini perché non si piega, la bici si smonta e si stacca in due parti. Anche nel filmato l’ideatore stacca la bici. Per molti versi, per i viaggi lunghi e in aereo è una bici valida, si smonta nelle sue parti e può essere comoda da trasportare. Per le città e con la formula treno+bici preferisco la Brompton. Come cicloturista ritengo la bici anche troppo leggera. Per i viaggi ho utilizzato bici come la Salsa, la Montague, la Brompton e la Montana che sono notevolmente più pesanti. Non l’ho provata, tuttavia per me è promossa a pieni voti.
Buonasera. Mi sento di dover integrare il mio precedente commento con un paio di importanti precisazioni.
1) Avendo esperienza di lunga data come cicloviaggiatore intermodale posso assicurare che il peso da trasportare in spalla (o a tratti a mano) è un fattore fondamentale da considerare, tanto più quanto più il mezzo viene trasportato a piedi per tragitti più o meno lunghi (in stazioni di ogni tipo, su scale, e altri passaggi obbligati).
Portarsi appresso una sacca grande con dentro normale bici come questa gravel (o altra analoga per dimensioni) comporta disagio di rimbalzo o sfregamento saltuario di parti del telaio su borsa e schiena o fianco, e ogni chilo in più impatta molto sul confort generale quando ci si muove ad esempio dentro grandi stazioni ferroviarie (es. Roma)
Quando giravo al tempo per l’Italia complessivamente mi portavo dietro 9-9,5 kg massimo con un accessorio in più
Qui si parla di almeno 2 kg molto abbondanti in più compreso il peso stimabile del borsone in cui inserirla. Non sono pochi, pertanto se l’obiettivo è caricarsela in macchina partire e scaricarla dopo brevissimi tratti a piedi, allora è ok.
Il peso in tale scenario è buono, considerato che ci sono ciclisti che devono caricare molto di più con altre bici.
Se invece si viaggia di più con intermodalità e a piedi, come me e altri “esploratori” e turisti (spesso anche stranieri all’estero, dove questa prassi è più abitudinaria) siamo in un altro contesto, dove quel peso è purtroppo tutt’altro che “ottimale”. Per quanto mi riguarda siamo ai limiti della sufficienza tirata.
Specifico che sono escursionista pluridecennale anche a piedi e con un fisico da atleta (in passato sono stato preagonista in atletica -corsa- nuoto e tennis e a piedi ho percorso decine di migliaia di km ovunque)
Se poi si vuole essere addirittura competitivi/concorrenziali rispetto a bici leggerissime da strada o pieghevoli classiche per intermodalità infraurbana (in treni regionali a brevi tratte, bus, tram, metro dove c’è) allora la situazione è ancora più penalizzante. Va ricordato che la taglia qui provata è anche segnalata come M.
Pertanto resto dell’idea, fondata anche sulla mia esperienza di cicloviaggiatore sul campo, che il peso andrebbe decisamente alleggerito, se non in questa almeno in una versione futura, contestualmente all’inserimento di un punto di ripiegamento in più sul telaio per compattarla tutta uniformemente il più possibile intorno alle ruote.
2) Il prezzo è una variabile anche soggettiva, come noto. Ma se l ‘idea è -anche- poter sostituire altre pieghevoli o bici a noleggio e raggiungere una VASTA platea di potenziali utenti interessati a questa variante, ritengo che sia altino. Molti non si possono permettere di spendere 2.500 € per una bici intermodale e da (sporadico) viaggio.
Se invece è concepita più per una nicchia intermedia di utenza ‘curiosa’ e versatile o piuttosto benestante che vuole integrare questa bici ad altre già possedute, allora va già meglio e in certe occasioni verrà preferita senz’altro.
PS:
Come specificato a mio avviso giustamente dalla redazione e chi scrisse l’articolo al tempo dell’altro topic sullo stesso tema, questa è proprio una variante di “pieghevole”, NON smontabile. La dicitura è corretta, essendoci proprio punti/snodi di ripiegamento. Una bici classica da viaggio è (parzialmente) ‘smontabile’.
La bici è interessante, però non la definirei pieghevole ma smontabile. Io posseggo la Salsa Vaya Travel dove si smontano il tubo centrale ed obliquo, mentre la Montague la definirei una bici pieghevole come la Brompton che si piegano e si riducono notevolmente. Comunque la tecnica per smontarla è buona e veloce. Non l’ho mai provata. Il prezzo è nella concorrenza ma non eccessivo, molto dipende dalla componentistica, al di là del telaio. Per chi viaggia il peso è ottimo. Se si considera che nei viaggi si montano borse posteriori ed anteriori dove il peso lievita notevolmente, quei 10, 8 chili sono un peso equilibrato.
Buongiorno. Sono riuscito a vederla bene in questo week-end per pura casualità.
Allora, la bici è gradevole ma a mio avviso ci sono criticità o “controindicazioni” che qui restano implicite:
1) NON tutto il telaio è completamente “ripiegabile” perciò non si riesce a compattarla tutta in poco spazio e non molto di più di quanto sono sempre riuscito a fare con un mio modello in carbonio di molti anni fa, una ciclocross trek “normale” da viaggio, semplicemente levando la ruota posteriore e girando il manubrio (in meno di 1 minuto)
2) Sfiorare gli 11 kg di bici assemblata senza pedali (in taglia M ) significa per me bici piuttosto pesante, soprattutto perchè dovrebbe essere un mezzo da VIAGGIO. La mia Trek del tempo pesava 7,8 kg (taglia L ) con pedali e la portavo in spalla con borsa bt-win adattata apposta. E si sentivano, posso immaginare cosa siano ca.12 kg (peso bici intera + sacca) da portarsi appresso in intermodalità
3) La tenuta a lungo termine degli innesti in ergal e di altri componenti (giunti, viti, ecc) senza minimo “gioco”e relativi potenziali rumori, anche dopo centinaia di aperture e chiusure, si può verificare adeguatamente solo sol tempo e l’uso continuativo, andrebbe cioè riprovata dopo MESI di utilizzo costante, come ogni altra pieghevole.
4) Il prezzo è abbastanza alto, purtroppo. A mio avviso per risultare molto “competitivo” con altri marchi, alternativo ad altre bici gravel e risultare allettante e attrattivo per una platea ampia di futuri clienti, dovrebbe essere ricalibrato
( va anche considerato che non tutto è in carbonio, cerchi ruote sono in alluminio )
L’idea generale comunque è buona e va promossa, bici gravel (e non) di dimensioni e componentistica normale, facilmente e rapidamente pieghevole, per chi va al lavoro con intermodalità agile, cicloviaggiatori, e simili.
L’implementazione ottimale, come specificato, a mio avviso può essere tuttavia molto migliorata.
Seguirò eventuali sviluppi con interesse, un saluto cordiale
Articolo tecnico ed esaustivo e comprensibile anche ai meno preparati!