Imprenditoria

Un ingegnere veneto ha reinventato la bici pieghevole

Un ingegnere veneto ha reinventato la bici pieghevole

Abbiamo incontrato Antonio Landerghini, fondatore di Landerghini Bikes, una startup (nata a marzo 2024) pronta a rivoluzionare il settore della mobilità ciclistica grazie all’idea di una bicicletta pieghevole full-size brevettata, che combina design d’avanguardia e soluzioni sostenibili per la mobilità urbana.

Non la “solita” bici pieghevole (folder-bike) con telai e ruote di dimensioni ridotte. “Landerghini Bikes si distingue per il suo brevetto internazionale che permette di smontare e rimontare le biciclette in pochi secondi, mantenendo le stesse prestazioni e l’estetica delle migliori biciclette tradizionali. Questo sistema innovativo permette anche di trasformare facilmente le biciclette da muscolari a elettriche, offrendo una versatilità senza precedenti”. Non esistono biciclette simili sul mercato, rendendole di fatto un’offerta unica.

Ci siamo seduti a un tavolo per fare due chiacchiere con lui. Una piacevole occasione per conoscerlo meglio e per farci raccontare la sua storia, la sua azienda, i suoi progetti e l’anima della sua rivoluzionaria bicicletta.

Ciao Antonio, piacere di conoscerti. Prima di parlare di biciclette, brevetti e dettagli tecnici vogliamo sapere qualcosa di te. Raccontaci chi sei e la tua storia.

Ciao! Ho 31 anni e sono nato a Bergantino, un piccolo paese in provincia di Rovigo. Da oltre dieci anni vivo a Padova.

Ho studiato Ingegneria Meccanica, sia triennale che magistrale, all’Università di Padova, arricchendo il mio percorso con tre esperienze Erasmus: sei mesi a Siviglia, sei a Budapest e otto a Copenaghen, dove ho svolto anche la tesi magistrale. Successivamente, durante il periodo del Covid, ho conseguito una seconda laurea magistrale in Ingegneria Gestionale a Vicenza.

Fin da subito ho iniziato a lavorare come libero professionista nel mondo della consulenza aziendale, specializzandomi in operations: ottimizzazione delle aree produttive, eliminazione degli sprechi e industrializzazione dei prodotti. Ho collaborato con aziende di settori molto diversi, dal metalmeccanico all’alimentare, dalla ceramica al farmaceutico, fino alla gioielleria di alta gamma, cosa che mi ha consentito di entrare in contatto con realtà di natura diversa e di acquisire un prezioso bagaglio di best practice aziendali.

Fuori dal lavoro non sono mai fermo: mi piace uscire (anche la sera!), viaggiare, scoprire posti nuovi e provare esperienze diverse. Ho sempre bisogno di fare e vivere in modalità “on fire”.

La bicicletta è profondamente radicata nella cultura popolare veneta. Tu sei un appassionato e/o praticante? Se sì, che tipo di ciclista sei?

In realtà non sono un super fanatico del ciclismo, inteso come prestazione sportiva e competizione, bensì lo vivo come mezzo di trasporto e come occasione per trascorrere qualche momento di relax e serenità. Mi piace fare giri tranquilli di qualche ora nel fine settimana, per esplorare il territorio veneto con la mia gravel. Da buon veneto posso definirmi anche il “famoso ciclista notturno” (quello che prende la bici per preservare la patente. Risata!). La uso molto anche in ferie, quando voglio scoprire un posto nuovo in modo autentico.

È un approccio pratico e leggero, che però mi ha fatto osservare il mondo della bici con occhi diversi…ed anche mettere a fuoco due temi importanti per la mia azienda: la portabilità e il rischio di furto.

Ingegnere con tre lauree arricchite da tre programmi Erasmus internazionali. Cosa hai preso dalla tua terra? E quanto invece hai imparato e assorbito viaggiando ed osservando quello che succede nel mondo?

Tre lauree, tre Erasmus, mille chilometri in valigia, ma resto orgogliosamente veneto. Dalla mia terra ho preso la “fame” di lavorare sodo, fissare obiettivi e non mollare mai… magari con un Campari in mano ogni tanto.

Viaggiare però è stato il vero boost. Fuori dall’Italia ho incontrato tanti amici, ragazzi/e e culture che ti aprono davvero la mente. Torni cambiato, più ricco di idee, curioso e flessibile. Ora viaggiare è una specie di necessità. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi porta sempre in giro e che mi carica di energia.

Quando e da dove nasce l’idea che ti ha portato a questa innovazione?

L’idea? Nata “on the road”, durante una trasferta di lavoro tra Toscana e Umbria. Fine giornata lavorativa, sole ancora alto e voglia di bici alle stelle per farsi due orette serali in sella. Ma la bici non c’è. Nelle trasferte di lavoro, tra portabici in autostrada che non mi convincono e hotel in zona industriale a rischio furto, portarsi dietro la bici è un incubo.

Così quella sera mi metto a caccia online: pieghevoli ovunque, tutte con le solite ruotine. Io non ci sto, non voglio pedalare su “quella roba lì”, né presentarmi ad un appuntamento di lavoro così! Non esisteva una pieghevole bella, full size, con ruote vere? Non ci credevo.

La lampadina si accende: “Vuoi vedere che la invento io?” In fin dei conti, un telaio è solo qualche tubo ben saldato, vuoi che non riesca a renderlo smontabile? Inizio a buttar giù schizzi su carta. Prendo una bici al volo su Subito.it e corro dai miei. Mio padre tutto contento: “Finalmente una bici seria!”. La sua felicità dura finché non gli dico che dobbiamo tagliarla in due. A quel punto perde la parola e mi guarda come se fossi impazzito.

E così faccio. Il primo prototipo funziona. Deposito il brevetto. Dopo nove mesi, arriva il responso positivo, nessuno ci aveva pensato prima, né in Italia né altrove. A quel punto era chiaro: serviva un’azienda. Così è nata Landerghini Bikes.

Come si passa dal telaio nudo alla bicicletta pieghevole full size? Insomma, come funziona questa bici?

È molto più semplice di quanto si possa immaginare. Partiamo da telai di biciclette di alta gamma, in alluminio o carbonio, realizzati per noi da produttori specializzati, scelti tra i migliori a livello internazionale per garantire standard eccellenti.

Come nasce? Nel nostro laboratorio tagliamo i telai con un’attrezzatura che abbiamo progettato e costruito internamente, pensata esclusivamente per eseguire un taglio sottilissimo (parliamo di appena 0,5 mm) in modo da non alterare minimamente le geometrie originali. Per arrivare a questo livello di precisione ci siamo fatti produrre lame su misura, ingegnerizzate appositamente per tagliare il carbonio con finitura perfetta.

A questo punto intervengono gli innesti: pezzi in ergal, cioè alluminio aeronautico ad altissime prestazioni, con sagoma interna perfetta per combaciare con i telai. Anche questi sono protetti da un nostro brevetto. Gli innesti vengono incollati con una resina strutturale di derivazione motorsport, sviluppata per unire carbonio e metallo con la massima resistenza. Infine, realizziamo il tubo reggisella e affidiamo il montaggio finale a meccanici esperti dell’area di Padova, per loro si tratta di biciclette identiche a quelle tradizionali, con l’unica differenza che le guaine vengono fatte passare all’interno di una speciale protezione più robusta della classica spugna, per garantire durata e affidabilità anche dopo numerosi cicli di piegatura.

Come funziona? Facile: nel tubo obliquo c’è un innesto maschio-femmina in alluminio, lavorato con tolleranze strettissime. Si infilano insieme, poi basta inserire il reggisella, che fa da secondo blocco, avvitarlo un paio di giri e chiudere il tutto con una levetta a camma.

Risultato? La bici diventa solidissima, zero vibrazioni, scattante e reattiva. Mantiene estetica, rigidità e prestazioni da top di gamma di una bicicletta tradizionale, ma si smonta e rimonta in meno di un minuto.

Antonio Landerghini
A marzo dello scorso anno fondi “LANDERGHINI BIKES”, una start up unica al mondo. Spiegaci la filosofia e la mission della tua azienda.

Landerghini Bikes nasce con un obiettivo semplice ma ambizioso: eliminare i limiti di portabilità delle biciclette tradizionali. Vogliamo che la bicicletta possa essere parte della vita di tutti: dal pendolare al camperista, da chi affronta lunghi viaggi in bici a chi si concede l’uscita domenicale, fino a chi vive e la usa in città (casa-lavoro, casa-scuola, ecc…) e magari deve portare la bici in casa la sera per evitare i furti.
La nostra filosofia è unire eleganza, qualità e innovazione in un prodotto che non costringa a compromessi. Le nostre bici sono belle, performanti e pratiche.

La mission è chiara: rivoluzionare la mobilità quotidiana, creando un prodotto capace di soddisfare esigenze diverse in ogni parte del mondo. La visione è globale, vogliamo che Landerghini Bikes diventi sinonimo di mobilità sostenibile, e per farlo continuiamo a innovare, a proteggere le nostre soluzioni con brevetti internazionali e ad ascoltare la voce di chi, ogni giorno, vive la bici come parte della propria vita.

A un anno e (quasi) mezzo dalla sua nascita quali riflessioni faresti?

A un anno e mezzo dal lancio, il bilancio è chiaro: rifarei molte cose, mentre altre le farei diversamente. Ma il ritmo è stato alto. Abbiamo corso per centrare milestone ambiziose: test di sicurezza completati, prototipi realizzati, prime serie prodotte, vendite in più Paesi europei e una gamma prodotti che continua ad ampliarsi. Una startup vive di velocità, ma per correre servono carburante e investimenti. Con capitali iniziali più solidi avremmo potuto accelerare ancora di più. Nonostante questo, il progetto è in crescita e gli investitori interessati restano in contatto. La strada è lunga, noi siamo pronti ad accogliere chiunque voglia contribuire a spingere Landerghini Bikes al livello successivo.

Se invece guardi al futuro come vedi lo sviluppo di questo progetto? C’è margine secondo te di collaborazione con altre aziende del settore. In altre parole, il tuo brevetto è applicabile anche a telai prodotti dai grandi marchi leader del mercato?

Il futuro lo vediamo decisamente roseo: la “traction” è forte e i clienti hanno capito che risolviamo problemi veri (furto e portabilità) con estetica e prestazioni da top di gamma.

Ci stiamo espandendo nei Paesi nord-europei, con un occhio anche agli USA e alla Cina.

Sì, nel medio-lungo termine vogliamo collaborare con i grandi brand; la nostra tecnologia si adatta anche ai loro telai. In Olanda l’abbiamo già dimostrato con un episodio curioso: un cliente, a cui la moglie aveva vietato la “quinta bici”, ci ha spedito la sua quarta Trek… e noi gliel’abbiamo trasformata in una pieghevole full size.

Abbiamo due brevetti internazionali e altri in arrivo a settembre: innovare e rinnovare è la nostra strategia per crescere e aprirci a partnership globali.

Urban, trekking, gravel e mtb pieghevoli. Entriamo nel dettaglio della gamma Landerghini bikes. Quanti modelli producete?

La nostra gamma copre tutti i segmenti più amati, sempre con un DNA sportivo e prestazioni da top di gamma. Le Urban (in alluminio o carbonio) sono leggere, eleganti e pensate per muoversi in città con stile.

Abbiamo poi la versione Corsa in carbonio, ideale per chi cerca leggerezza e prestazioni su asfalto.
Il nostro modello di punta oggi è la Gravel in carbonio: versatile, veloce, perfetta per chi vuole una bici capace di passare dall’asfalto agli sterrati senza compromessi.

Per gli amanti dell’off-road abbiamo le Mountain Bike in carbonio: la Gingi, full suspension pieghevole, e presto avremo anche la versione front. Dopo i primi modelli con ruote da 29, stiamo sviluppando la nuova serie con ruote da 27 per aumentarne la portabilità, senza rinunciare alla performance.

E non ci fermiamo! Nei prossimi mesi punteremo a nuove Urban, ancora più pratiche e belle, pensate per chi vive la bici ogni giorno.

Che taglie sono disponibili? Fasce di prezzo?

Le nostre bici sono disponibili nelle taglie S, M, L. le fasce di prezzo sono molto competitive rispetto alle caratteristiche che offriamo. Parliamo di biciclette in alluminio o in carbonio, tutte di altissima qualità e molto leggere. I prezzi vanno dai 2.000 ai 2.700 euro a seconda della configurazione. Ad esempio, la nostra Gravel in carbonio con gruppo Apex e freni idraulici, è a 2.700 euro, completa di tutta la lavorazione e degli innesti che la rendono pieghevole.

Non puntiamo a un prezzo “super premium”, vogliamo che sia accessibile a chi, con lo stesso budget, comprerebbe una bici con caratteristiche simili ma non pieghevole. Il nostro approccio è semplice: offriamo una bici per uso “tradizionale”, ma che all’occorrenza per una vacanza, un weekend o un viaggio, si piega e si adatta ad ogni tipo di mezzo e di trasporto. È come avere una bici normale, ma con un “superpotere” in più.

La gamma attualmente sul mercato contempla (come detto) 5 modelli, tutti muscolari. Siete pronti anche con una corrispondente gamma elettrica (a pedalata assistita) o ritieni sia ancora troppo presto?

Al momento abbiamo in vendita solo modelli muscolari, ma internamente abbiamo già sviluppato le prime Urban elettriche con telaio in alluminio. Sono motorizzate con sistema MAHLE, il motore è integrato nel mozzo posteriore e la batteria, alloggiata nel porta-borraccia, è rimovibile e ricaricabile comodamente anche in casa o in ufficio. L’autonomia varia dai 35 ai 70 km, a seconda della modalità di assistenza selezionata.

La sfida del 2026 sarà elettrificare le nostre biciclette muscolari in carbonio. Qui il tema è trovare un motore compatto e leggero che si adatti perfettamente ai nostri telai. Proprio per questo, a maggio siamo stati alla fiera internazionale di Shanghai per incontrare potenziali fornitori e valutare le tecnologie più adatte.

Una delle innovazioni più interessanti è già protetta da uno dei nostri brevetti: un sistema che integra il motore nella parte bassa del tubo obliquo, collegato al movimento centrale, e la batteria nella parte alta. In questo modo, quando vuoi la modalità elettrica, inserisci motore e batteria e ottieni una ebike completamente invisibile e integrata. Quando invece vuoi una bici muscolare, rimuovi entrambi e in un attimo hai una bici leggerissima e performante. Questo progetto richiede risorse importanti, motivo per cui è pianificato per il 2026-2027, ma l’obiettivo è chiaro: due biciclette in una, convertibili in meno di un minuto.

I nomi dei modelli sembrano una vera e propria dichiarazione di intenti: viaggiatore, esploratore, nomade, ecc. Qual è il vostro target?

Nomi come Voyager e Nomad non sono casuali ma raccontano esattamente il nostro target. Puntiamo ai viaggiatori nel senso più ampio e completo del termine: chi si muove per lavoro o per piacere, chi vuole libertà di spostamento senza il problema della portabilità. Pensiamo a chi viaggia in treno: con una bici tradizionale devi smontare mezza struttura, pagare supplementi o rinunciare. Con la nostra, in pochi secondi la pieghi, la infili nella sacca (imbottita e richiudibile) e la puoi portare anche sui Frecciarossa (su cui oggi non si possono trasportare bici tradizionali full size) senza problemi.

Lo stesso vale per l’intermodalità: autobus, taxi, metro, treno, nessun problema la bici si carica in un attimo. O per i viaggi in famiglia: più bici nel baule dell’auto, pronte per una vacanza. Chi viaggia in camper la mette nel vano senza rischi di furto. Chi vola in aereo non deve passare ore a smontare cambio e ruote posteriori.

Ma il target non sono solo i viaggiatori “on the road”. Anche chi vive in città trova soluzioni concrete; niente più bici lasciate in strada a rischio furto, niente ingombro nei garage. La pieghi e la porti in casa, la metti sotto un letto o in un armadio. È finita l’epoca della bici parcheggiata in salotto “come pezzo d’arredo” per paura di perderla. La nostra filosofia è semplice: togliere limiti e aggiungere libertà.

I telai sono resistenti? Possono essere facilmente equipaggiati per il bikepacking?

Se i telai sono resistenti? Ce lo chiedono in tantissimi! Ti rispondo così: non esiste alcun test obbligatorio per immettere un telaio sul mercato. Proprio per questo abbiamo deciso di andare oltre facendo test che non sono richiesti ma che per noi erano fondamentali per dimostrare la qualità e la sicurezza del nostro prodotto.

Ci siamo affidati al Laboratorio Malignani di Udine, un ente indipendente che ha sottoposto i nostri telai a tutte le prove più severe: test di fatica, torsione, impatto. Parliamo di simulazioni che spingono il telaio molto oltre l’uso reale, proprio per essere sicuri che in qualsiasi condizione la bici sia sicura e performante.

Il risultato è che siamo certi al 100% della robustezza dei nostri telai. Ti faccio un esempio concreto. Un telaio tradizionale in carbonio, se lo appoggi a terra e salti sopra al tubo obliquo, ha buone probabilità di rompersi. Con i nostri innesti in ergal, quella diventa la parte più resistente della bici. Può cedere altrove, ma non lì.

Questo significa che, non solo sono telai sicuri e resistenti, ma sono perfettamente adatti anche al bikepacking. Possono affrontare carichi, lunghe distanze e sollecitazioni senza compromessi.

Esistono accessori che consentano di proteggere il telaio quando viene smontato per evitare che si righi o rovini nel caricarlo su un mezzo? Sono compresi nella vendita della bici o devono essere richiesti a parte?

Sì, esistono accessori dedicati (da acquistarsi a parte rispetto alla bici). Abbiamo sviluppato delle borse su misura che includono protezioni interne, pensate per evitare che il telaio si righi durante il trasporto. Quando non servono, queste protezioni si possono rimuovere e la borsa si compatta, così da ridurre al minimo il volume quando è chiusa.

È un tema importante, perché le nostre bici sono full size e, come tutte le bici di pregio, possono essere soggette a graffi, soprattutto in fase di carico su mezzi di trasporto. Abbiamo versioni opache, più delicate e versioni lucide. Per ridurre al minimo il rischio di graffi abbiamo introdotto due soluzioni:

  • Trasparente antigraffio ad alte prestazioni, con particelle speciali che garantiscono una resistenza molto superiore rispetto ai trasparenti standard.
  • Trattamento nanotecnologico che applichiamo sia sulle versioni opache sia sulle lucide, incrementando la durezza superficiale e riducendo la possibilità di micrograffi.
Abbiamo visto il tuo video su youtube (Two Bikes in One Smart). È davvero così semplice smontare e rimontare questa bicicletta? Servono chiavi o attrezzi specifici?

Sì, è davvero così semplice. Abbiamo progettato la bici proprio per essere smontata e rimontata senza attrezzi. Niente chiavi, niente complicazioni: solo levette a camma e perni passanti a sgancio rapido. In pochi secondi la apri o la chiudi, ovunque ti trovi.

Nel video di cui parli due bici entrano nel baule di una Smart. Serve un minimo di Tetris, ma è la dimostrazione che la nostra full size pieghevole può viaggiare ovunque. È la bici che entra (e passa) dove le altre si fermano.

Spiegaci come deve fare chi vuole acquistare una vostra bicicletta. Vendita dei modelli solo online o consegnate anche presso la vostra sede? Avete altre idee per la distribuzione dei vostri prodotti in futuro?

Per ora vendiamo solo online, ma ci siamo resi conto di una cosa: la nostra bici va provata. È un prodotto innovativo e solo pedalando ci si rende conto della qualità del progetto e di quanto sia identica a una bici tradizionale in termini di sensazioni e prestazioni. Per questo stiamo cercando di uscire dal “solo online” e costruire una rete fisica di rivenditori. Toccarla, vederla e provarla è un valore aggiunto enorme per il cliente…e anche per noi. Lancio un invito diretto: se tra i lettori ci sono rivenditori o negozi interessati, contattateci. Siamo aperti a partnership con chi crede nella mobilità del futuro.

Ad oggi la nostra sede è solo produttiva, ma nel 2026 apriremo il primo store monomarca Landerghini Bikes a Padova.

Parliamo di mobilità sostenibile e intermodalità (con treni, autobus, metro, ecc…) delle biciclette Landerghini. A noi sembra una bici che non abbia limiti, adatta ad ogni uso e compatibile con ogni mezzo di trasporto. È proprio così?

Sì, è nata per dare la massima portabilità a una bici full size. Sale su treni ad alta velocità, autobus, metro, taxi e perfino in aereo. Ma attenzione: resta una bici vera, con prestazioni e comfort che una pieghevole da 20 pollici non può offrire. Quelle sono imbattibili se devi trascinarle come una valigia tutti i giorni per centinaia di metri. La nostra è pensata per chi la piega una o due volte al giorno: scendi dall’auto, sali sul treno, arrivi e pedali. Full size, pieghevole, senza limiti di uso e prestazione.

Sei stato recentemente alla Fiera del Cicloturismo. Che idea ti sei fatto del movimento?

La Fiera del Cicloturismo è stata un momento prezioso di incontro con tantissime persone appassionate. È stata un’occasione di confronto diretto, di ascolto e di raccolta di feedback da nuovi potenziali clienti. Mi sono reso conto che il cicloturismo in Italia sta vivendo un’ascesa veloce e credo sarà una parte fondamentale del futuro della mobilità e del turismo. Ho visto un interesse enorme, anche da parte di persone che si stanno avvicinando ora a questo mondo. Lo vedo un settore in grande crescita e con un futuro molto promettente.

Qual è il modello che ti rispecchia maggiormente? Che uso prevalente ne fai?

Io personalmente uso la Voyager con manubrio da corsa: una gravel comodissima e, devo dirlo, anche super bella. Mi piace arrivare nei posti con quella bici, perché unisce comfort, prestazioni ed estetica.
La uso per fare parecchi chilometri quando ho tempo, soprattutto nei weekend, ma anche nella quotidianità. Vivo a Padova, che fortunatamente è una città perfetta da attraversare in bici e la Voyager si muove benissimo anche sulle strade in sanpietrini e sui sassi del centro, senza perdere comfort né maneggevolezza.

Hai un viaggio o un’avventura nel cassetto pronta per essere pedalata?

Sì, certo. Ho un sogno nel cassetto: fare il Cammino di Santiago in bici. È un’esperienza che mi attira tantissimo, devo solo trovare il tempo, perché in questo momento c’è davvero tanto da fare.

In conclusione, come definiresti questa bicicletta? Tre aggettivi secchi, non una parola di più.

Innovativa. Versatile. Bellissima.

Per maggiori informazioni e aggiornanmenti: www.landerghinibikes.com

[Contenuto realizzato in collaborazione con Landerghini Bikes]

Commenti

  1. Vittorio ha detto:

    Progetto interessante, ma il video è (volutamente?) del tutto inutile per capire il funzionamento del sistema di montaggio/smontaggio: la prima volta il telaio è nascosto dal corpo, la seconda compare già assemblato…
    Non mi pare un modo corretto di presentare il prodotto. Se è già tutto brevettato, perché non far vedere bene il funzionamento?
    Suggerirei all’ing.Landerghini di guardare i video di uno qualunque dei produttori di bici pieghevoli e di prenderne ispirazione.

    [Gentile Vittorio, sull’homepage del sito di Landerghini Bikes (linkato in calce al nostro articolo) è presente un video in primo piano con i dettagli del sistema di piegatura – Bikeitalia.it]

  2. Ettore Schioppa ha detto:

    Il prezzo alto??? Il prezzo di una bici è telaio e componenti. Ci sono componenti che costano più del telaio….

  3. Ettore Schioppa ha detto:

    Ma che BELLA IDEA usare il tubo piantone della sella!!! Semplice e funzionale, la velocità di piega non è l’aspetto più importante. Applicabile a tanti tipi di bici! MTB, gravel, citybike (esistono più in Italy???).

  4. Angelo Fazzina ha detto:

    ma non è una bici pieghevole ma smontabile od al limite scomponibile. Poteva inserire una cerniera sul tubo obliquo e sarebbe stata pieghevole.

  5. Flavio ha detto:

    Buongiorno, ricordo la gloriosa “Graziella” che si chiudeva o apriva in 5 secondi. A proposito, esiste ancora?

    [Sì, il marchio Graziella esiste ancora ed è stato acquisito da Bottecchia – Bikeitalia.it]

  6. Giulio Cataudella ha detto:

    Ho avuto modo di entrare in contatto con LANDERGHINI durante il WMF di Bologna. Ho colto immediatamente l’innovazione e lo spirito del progetto. Poche settimane dopo, il primo acquisto per un amico Genovese, di una GRAVEL. Certamente un brand da seguire passo passo verso la sua crescita.
    Giulio Cataudella
    Communication Consultant

  7. Antonio ha detto:

    Probabilmente la bici è eccezionale , ma io una bici piegata così l’ho vista in mano ad una studentessa in stazione di Pordenone, parecchi anni fa.
    L’ha piegava e l’ha metteva in una sacca per poterla portare in treno.

  8. Paolo ha detto:

    molto interessante. aspetto una gravel in carbonio con pedalata assistita. ora viaggio con una gravel muscolare in carbonio, ho in programma di passare alla pedalata assistita entro un anno e mezzo.

  9. Alo'Carlo ha detto:

    Ottima idea!mi lascia perplesso il fatto che non ci sia un modo per non avere la sella e la vite di sgancio in mano e non sia possibile “compattarle con la bici.

  10. Danilo ha detto:

    io parto nel dire che la cosa sembrerebbe geniale ma c’è un ma…. c’i sono molte e dico molte altre biciclette simili che ogni uno sceglie per le sue comodità dato che di scelte c’è ne sono tante e anche di prezzi ,ma questa che vedo come un guru delle biciclette a anche i suoi costi altissimi visto che c’è ne sono tante e diverse per ogni persona come la vuole.questa sua innovazione non la vedo così oltre le altre , questa innovazione cambia solo il suo prezzo elevato per tutte le sue innovazioni i costi per produrla visto quello che ho letto e visto vedo che tutta questa ingenualita ‘costa troppo poi giudicate voi lettori.ma quanto la devo pagare una bicicletta solo perché uno ah avuto una idea che fa solo crescere il prezzo.fatevi i vostri conti .

  11. Joseph ha detto:

    innovazione a tratti…Tom Ritchey era arrivato a questa conclusione molti anni prima e con materiali nobili…

    [Salve Joseph, i telai Ritchey break-away sono smontabili (non pieghevoli): la novità di Landerghini (brevettata) risiede nella particolarità degli innesti in ergal e nel fatto che il telaio si possa aprire/chiudere (con passaggio cavi interno brevettato per resistere a numerosi cicli di apertura/chiusura), il tutto senza attrezzi – Bikeitalia.it]

  12. Filippo Zamunaro ha detto:

    La grande differenza rispetto ai modelli Ritchey sta nella resistenza dell’innesto del tubo obliquo, decisamente superiore e, a mio avviso, su un livello completamente diverso. Inoltre, vi è la possibilità di avere telai in carbonio con sezioni molto moderne, a differenza dei tubi tondi in acciaio utilizzati da Ritchey.

  13. PAOLO ha detto:

    potrebbe lavorare sulle bici di media gamma quelle che hanno molto successo commerciale . Il produttore della bici puo’ opporsi alla modifica ? ( ovviamente la garanzia decade)

  14. massimo marano ha detto:

    non capisco quale sia l’innovazione; Ritchey con il modello Outback Break-Away aveva già prodotto una bici smontabile molto tempo fa…

    [Salve Massimo, i telai Ritchey break-away sono smontabili (non pieghevoli): la novità di Landerghini (brevettata) risiede nella particolarità degli innesti in ergal e nel fatto che il telaio si possa aprire/chiudere (con passaggio cavi interno brevettato per resistere a numerosi cicli di apertura/chiusura), il tutto senza attrezzi – Bikeitalia.it]

  15. Mattia ha detto:

    Ottima idea! Tuttavia Ritchey fa i modelli break-away da anni e si smontano in modo veramente molto simile, non è affatto una novità assoluta.

    [Salve Mattia, i telai Ritchey break-away sono smontabili (non pieghevoli): la novità di Landerghini (brevettata) risiede nella particolarità degli innesti in ergal e nel fatto che il telaio si possa aprire/chiudere (con passaggio cavi interno brevettato per resistere a numerosi cicli di apertura/chiusura), il tutto senza attrezzi – Bikeitalia.it]

  16. Jules Albini ha detto:

    Eccellenza italiana! Grandissimi!
    Se non fosse che possiedo già tre biciclette…!!!

  17. Caterina Sartori ha detto:

    Cercavo da tempo una bici full size pieghevole. In Italia non ne vengono prodotte. In Germania ne esiste un modello pure elettrico, e non so se altri. Anche io mi sono sempre rifiutata di utilizzare quelle bici pieghevoli con ruote piccole, le folder, perché per me non sono bici. Ho quindi acquistato una full size fat bike pieghevole, il cui unico limite è il peso. Ma meglio il peso che una microbici insoddisfacente per chi ama la bici. Il merito di Landerghini non sta quindi nell’aver individuato l’assenza di una full size bike pieghevole e non folder, ma nell’averla realizzata, con la start up.

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