Bici da viaggio

La prima bici Cannondale è molto diversa da come te la immagini

La prima bici Cannondale è molto diversa da come te la immagini

Quando pensiamo a Cannondale, l’immaginario corre veloce: telai oversize, alluminio prima e carbonio poi, bici da corsa aggressive e mountain bike che hanno fatto scuola. E invece no. La prima bici Cannondale non era una race machine né tantomeno una MTB. Era una bici da viaggio. Da cicloturismo. E questa, oggi più che mai, è una storia che vale la pena raccontare.

La testata britannica road.cc* ha recentemente pubblicato un articolo-amarcord in occasione della scomparsa di Joe Montgomery, co-fondatore di Cannondale, morto il 2 gennaio all’età di 86 anni. Un’occasione per tornare al 1983 e riscoprire la ST-500, la prima bicicletta mai prodotta dal marchio statunitense.

Prima delle bici, i bagagli (e un trailer dal nome discutibile)

Cannondale nasce nel 1971, ma per diversi anni non produce biciclette. I primi prodotti sono accessori: borse, sacche e soprattutto un carrello da trainare con la bici, il celebre (e oggi impresentabile) “Bugger”. È solo all’inizio degli anni Ottanta che l’azienda decide di fare il grande salto e costruire telai.

Secondo il libro celebrativo dei 50 anni di Cannondale, pubblicato nel 2021, il vero motore di questa trasformazione è Joe Montgomery. Non tanto per le competenze tecniche in senso stretto, quanto per l’approccio: zero compromessi, visione industriale, e una buona dose di audacia. Senza di lui, Cannondale – così come la conosciamo – probabilmente non sarebbe mai esistita.

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1983: nasce la ST-500, una bici da viaggio rivoluzionaria

La prima bici Cannondale è la ST-500 Touring Bike, lanciata nel 1983. Ed è qui che arriva il punto chiave: una bici da viaggio costruita con un telaio in alluminio oversize, saldato TIG, quando il cicloturismo (e il ciclismo in generale) era ancora saldamente ancorato all’acciaio.

All’epoca l’idea di usare l’alluminio per una bici da turismo era quasi eretica. L’alluminio era difficile da lavorare, soprattutto se utilizzato con tubazioni a parete sottile come quelle scelte da Cannondale. Tubi così delicati che – raccontano – premendoli con i pollici si aveva quasi la sensazione che cedessero, come una lattina.

Il risultato, però, era qualcosa di inedito: una bici leggera, rigida, reattiva. Esattamente l’opposto di ciò che ci si aspettava da una bici da viaggio nei primi anni Ottanta.

Innovazione vera, non marketing

La scelta dell’alluminio non fu solo un esercizio di stile o di comunicazione. Fu un azzardo industriale enorme. La saldatura era complessa, tanto che Cannondale dovette creare programmi di formazione interni per i saldatori. Il calore deformava i telai, rendendo necessario ripensare completamente dime, trattamenti termici e processi di riallineamento.

Come racconta il libro dei 50 anni, l’intero processo produttivo dovette essere reinventato: dal modo di tagliare e raccordare i tubi, fino alla finitura finale. Cannondale scelse di non “avvitare e incollare” i tubi, come facevano alcuni concorrenti, ma di saldarli e trattarli termicamente per ottenere un telaio monolitico, senza punti deboli.

E poi c’era l’estetica: le famose saldature levigate a mano, che negli anni Ottanta sembravano arrivare da un altro pianeta. Un lavoro lungo e costoso, ma coerente con l’idea di qualità senza scorciatoie.

Dal cicloturismo a tutto il resto

La ST-500 non era una bici di nicchia nel senso negativo del termine. Era una bici che apriva una strada. Proprio come accadde anche ad altri grandi marchi americani: Trek iniziò con telai da turismo in acciaio costruiti a mano nel Wisconsin; Specialized esordì con la Sequoia, una sport-touring. Tutti, poi, sarebbero diventati protagonisti dell’esplosione della mountain bike.

Anche Cannondale seguì questo percorso. Nel 1984 arrivò la prima bici da corsa, e nel 1985 la prima MTB, la SM-500. Ma le fondamenta del marchio – l’alluminio, la sperimentazione, il rifiuto del compromesso – erano già tutte lì, in quella prima bici da viaggio.

Una lezione ancora attuale

Riguardare oggi la ST-500 significa ricordare che l’innovazione, nel ciclismo, spesso è passata dal viaggio. Dal cicloturismo. Dalla necessità di costruire mezzi robusti, efficienti, capaci di portarti lontano.

Cannondale non è nata per vincere gare. È nata per cambiare le regole. E lo ha fatto partendo da una bici da viaggio in alluminio, quando quasi nessuno pensava fosse una buona idea. A distanza di oltre quarant’anni, forse è proprio questa la cosa più sorprendente di tutte.

Appuntamento alla Fiera del Cicloturismo 2026 a Padova (dal 26 al 29 marzo)

Con lo sguardo al futuro del viaggio in bici, la Fiera del Cicloturismo 2026, in programma a Padova dal 27 al 29 marzo, è l’appuntamento di riferimento in Italia per chi ama esplorare il mondo pedalando. Destinazioni, produttori, operatori e viaggiatori si incontrano in un evento che racconta come il cicloturismo continui a evolversi. Proprio come la Cannondale ST-500 dimostrò negli anni Ottanta che l’innovazione può nascere dal viaggio, la Fiera è oggi il luogo in cui idee, biciclette e nuove rotte prendono forma.

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*[Fonte]

Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Anni ’70 e ’80 (inizi) quando USA erano davvero una fucina di idee e progetti che rivoluzionarono interi settori, per rimanere alle attivita’ outdoor vedere alpinismo con “l’invenzione del free climbing”!
    Ora molto molto meno…

  2. Davide ha detto:

    Ho usato per oltre 20 anni una Cannondale R600 in alluminio con la tripla moltiplica (52/42/30 e 12/25 dietro) perfetta per il cicloturismo (backpacking), cambio Shimano 105 che non mi ha mai tradito. Vorrei che venissero ancora prodotte bici così, abbordabili anche come prezzo (a quei tempi paragonabile con un mese di stipendio) e non supertecnogiche al carbonio, la cui durata è incerta, la cui delicatezza è nota e il cui costo è folle.

  3. Mauro ha detto:

    Solo chi ha cannondale può capire davvero L’ enfasi e le parole che hanno usato per raccontare e descrivere al tempo quella bicicletta… immedesimarsi in quel tempo …la ricordo questa pubblicità , ero ragazzino e mi innamorai proprio di questa , fantasticandoci sopra con le borse rosse, al tempo non esisteva la gravel , e nemmeno il bikepaking non era nel mondo dei sogni , era …se non sbaglio 1987 diciamo fine anni 80 … avevo 12 anni , Personalmente sono vecchi ricordi e infatti io ho la mtb di cannondale proprio quella sm1000 che nacque da li con tubazioni sottili oversize e io la ho ancora oggi e ne sono fiero di aver avuto la fortuna di conoscere e apprezzare quella tecnologia al tempo d’avanguardia , la comprai da Stefano Migliorini che fu mondiale nei primi anni 90 , e rileggendo l’articolo mi ha fatto rivivere quelle stesse sensazioni di novità che all’epoca solo l’acciaio si trovava o le Klein ( modello Adroit ) a tubi quadri alluminio americane potevano dare … vecchi tempi ! in questo senso sono stati dei veri pionieri … e io ero li a divorare quei depliant !

  4. Mario COLLINO ha detto:

    Buongiorno Mi chiamo mario Collino detto “Prezzemolo”, Dal 1968 ho ho una bicicletta in alluminio costruita da un appassionato che da noi si chiamava G. DUTTO e faceva il tornitore, Soprannominato (Dutto il meccanico). La bici ha il Telaio “ALA tutta in alluminio e non è saldata ma avvitata con “Brugole! anche i pedali sono in alluminio anodizzato La tengo preziosa perchè mi è stata affidata da un suo nipote che aveva fatto un Voto.
    Preciso che non è in vendita, ma chi la volesse vedere è possibile telefonare allo 0171-936175 Busca Provincia di Cuneo IT

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