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La bici del futuro assomiglia sempre meno a una bici

La bici del futuro assomiglia sempre meno a una bici

Ci sono concept che servono solo a farsi fotografare e concept che invece servono a capire dove stiamo andando. La FTP² di Van Rysel – marchio del colosso sportivo Decathlon – appartiene decisamente alla seconda categoria: non è una bici “bella da vedere”, è una bici pensata per rompere gli schemi. E, soprattutto, per mettere in discussione l’idea stessa di bicicletta così come la conosciamo oggi.

La FTP² è un progetto avveniristico, per questo svincolato dagli attuali limiti industriali e normativi. Non è in produzione e probabilmente non lo sarà mai in questa forma, ma anticipa soluzioni tecniche, estetiche e funzionali che potremmo presto ritrovarci a pedalare senza nemmeno farci più caso.

FTP²: non cancella lo sforzo, lo moltiplica

Il nome è già una dichiarazione di intenti. FTP² non promette di eliminare la fatica, ma di amplificarla. Il sistema di assistenza non lavora per “rendere facile” pedalare, bensì per moltiplicare la potenza del ciclista, arrivando – nelle intenzioni – a raddoppiare la sua FTP. Ogni watt prodotto viene trasformato in propulsione pura, con l’obiettivo di superare limiti finora considerati invalicabili.

Il cuore del progetto è il kit elettrico più potente mai sviluppato da MAHLE, nato per la mountain bike ma qui riprogrammato con un software specifico per l’asfalto. Non si parla più di assistenza, ma di un vero moltiplicatore di forza, capace di quadruplicare l’input umano.

Il risultato? Il ciclista diventa il motore di un mezzo che viaggia a velocità estreme.

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Un progetto totale

Van Rysel insiste molto su questo punto: la FTP² non è l’assemblaggio di pezzi esistenti, ma il frutto di una sinergia totale interna. Design, compositi ed elettronica sono stati sviluppati insieme, passo dopo passo. Dal layup in carbonio fatto a mano all’integrazione elettronica su misura, tutto è stato controllato direttamente dal brand.

Il risultato è una bici che non “ospita” un motore e una batteria, ma li assorbe nella propria architettura. Le masse spariscono dentro i volumi aerodinamici del telaio, con l’obiettivo di mantenere una guida stabile e prevedibile anche a velocità fuori scala.

Aerodinamica come requisito di sicurezza

Quando le velocità salgono così tanto, l’aerodinamica smette di essere una questione di performance e diventa una questione di sicurezza. Telaio, tubo sterzo e la particolare forcella in due parti sono stati progettati internamente utilizzando profili NACA, gli stessi dell’aeronautica, per gestire al meglio i flussi d’aria.

L’integrazione è totale: motore, batteria e persino l’impianto luci sono inglobati nella struttura. La sensazione è quella di un oggetto unico, compatto, che ha più a che fare con un velivolo terrestre che con una bici da corsa tradizionale.

Il manubrio come una cabina di pilotaggio

Se il telaio sembra arrivare dal futuro, è il cockpit a segnare il vero punto di rottura. Tutti i comandi sono centralizzati sul manubrio: cambi elettronici, modalità di assistenza e persino la regolazione micrometrica della chiusura delle scarpe, una prima assoluta.

L’idea è semplice e radicale allo stesso tempo: non togliere mai le mani dal manubrio. In un contesto di velocità estreme, questo significa massima reattività e maggiore sicurezza. Il ciclista non guida più solo una bici, ma pilota un sistema complesso, progettato per rispondere istantaneamente a ogni input.

Specifiche da record (e da concept)

  • Telaio e forcella: FTP² in carbonio
  • Peso: 15 kg (taglia M)
  • Assistenza elettrica: Mahle M40
  • Trasmissione: SRAM Red AXS / guarniture Praxis in carbonio
  • Ruote: Swiss Side Hadron3 850
  • Cockpit: FTP² Carbon con controlli integrati AXS, MAHLE e chiusura scarpe
  • Sella: Fizik Argo Vento 00 Adaptive

Numeri che oggi fanno discutere, ma che in un contesto del genere diventano quasi secondari rispetto al concetto complessivo.

Oggi estrema, domani normale?

Van Rysel è chiara: FTP² è un laboratorio, non un esercizio fine a sé stesso. Le soluzioni validate su questo prototipo – dall’integrazione aerodinamica della batteria alla forcella, fino alla firma luminosa integrata – non resteranno chiuse in un cassetto. Anticipano ciò che potremmo vedere sulle future bici da strada del marchio.

Ed è forse questo l’aspetto più interessante: la FTP² ci ricorda che la bici del futuro assomiglierà sempre meno a una bici, almeno secondo i canoni a cui siamo abituati. Più integrata, più elettronica, più “sistema” e meno somma di componenti.

Oggi ci sembra estrema. Un domani non troppo lontano, probabilmente, ci sembrerà normale.

[Fonte]

Leggi anche: Perché Decathlon si mangerà il mercato mondiale della bicicletta

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Commenti

  1. Albino De salvador ha detto:

    ragazzi alla fine ci vogliono gambe
    se vai in bici per mantenerti fai quello che riesci con la muscolare
    è tutto di salute di consapevolezza
    e di soldi

  2. Gio ha detto:

    non mi sembra di aver letto la velocità che può raggiungere una persona un atleta medio se ci sono gli ammortizzatori le gomme visto che le strade sono piene di buchi e il costo

  3. Carlo Bruno VANETTI ha detto:

    Ha senso solo in salite ripide. La velocità in bici è pericolosissima.

  4. Roberto Pirodda ha detto:

    Con le condizioni (disastrose) delle strade sarebbe rischiosissimo correre veloci. una bici così potrebbe essere sfruttata solo in una pista

  5. Aurelio ha detto:

    A 5 km orari con le mie gambe.
    Quando voglio andare in moto, ce l’ho anche

  6. Bruno ha detto:

    se andate a vedervi la Neox della Sural di Recoaro, noterete che già da diversi anni loro fanno una e-bike col cardano e comandi elettronici a manubrio….

  7. Davide ha detto:

    15kg … come una vecchia bici olandese, ed in più non ti diverti nemmeno a pedalare. No, piuttosto mi prendo una bici olandese usata da donna in acciaio e vado a spasso con quella!

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