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Giro d’Italia Women: la fatica è la stessa dei maschi, ma i premi?

Giro d’Italia Women: la fatica è la stessa dei maschi, ma i premi?
Giro Italia Women 25 crediti LaPresse (Alessandro Garofalo | Marco Alpozzi)

Ogni anno, a partire da maggio, il ciclismo veste di rosa. Ma mentre i riflettori si accendono sul Giro d’Italia maschile, la corsa femminile – il Giro d’Italia Women – si consuma quasi in sordina. Stessa passione, stessa fatica, stessa determinazione. Eppure, premi, visibilità e riconoscimento raccontano un’altra storia.

Basta scorrere le cifre ufficiali per accorgersene: tra uomini e donne, la distanza non si misura solo in chilometri. C’è un dislivello profondo che separa due mondi apparentemente simili. Un gap economico che resiste al tempo e all’evoluzione dello sport. Un solco che parla di cultura, investimenti e di come lo sport femminile venga ancora, troppo spesso, considerato un “evento secondario”. E così, mentre il ciclismo femminile conquista pubblico e palinsesti, le sue protagoniste continuano a pedalare tra mille ostacoli.

Proviamo a mettere nero su bianco questa disuguaglianza: non solo raccontando i numeri, ma cercando di capire come potrebbero cambiare le regole del gioco.

I numeri e le domande

Giro Italia Women 25 Lorena Wiebes LaPresse
Giro Italia Women 25 -Lorena Wiebes – crediti LaPresse

Il Giro d’Italia Women mette in palio circa 250 000 € per una gara di 8 tappe, mentre l’edizione maschile distribuisce 1 636 460 € su 21 tappe.

I premi a confronto

Classifica Generale Finale:

  • Uomini: 1° classificato → 115.668 € + 150.000 € di premio speciale
  • Donne: 1° classificata → 40.000 €

Premi di Tappa:

  • Uomini: 1° classificato → 11.010 €
  • Donne: 1° classificata → 4.000 €

Maglia Rosa (leader di giornata):

  • Uomini: 2.000 € al giorno × 21 giorni = 42.000 €
  • Donne: 500 € al giorno × 8 giorni = 4.000 €

Classifica a punti (Maglia Ciclamino vs Maglia Rossa):

  • Uomini: montepremi totale → 74.050 €
  • Donne: montepremi totale → 12.000 €

Premio Combattività:

  • Leader Uomini: 5.000 € (montepremi complessivo 31.000 €)
  • Leader Donne: 3.500 € (montepremi complessivo 6.500 €)

Perché il Giro Women paga meno?

Giro Italia Women 25 LaPresse Alessandro Garofalo Marco Alpozzi
Giro Italia Women 25 crediti LaPresse (Alessandro Garofalo|Marco Alpozzi)

Risposta secca e semplice: dura meno. Eppure, anche se ipotizzassimo un’edizione femminile con lo stesso numero di giornate, i premi salirebbero proporzionalmente a circa 650 000 €, cioè meno di metà rispetto ai fondi maschili: un divario che resta netto anche in versione “pro rata”. La ragione primaria è insita quindi nel minore budget complessivo a disposizione.

E perché il budget è minore? Tra le possibili risposte la limitata copertura mediatica e nella differenza di sponsor. Ed è proprio quest’ultimo elemento che alimenta una spirale: meno visibilità → meno sponsor → meno fondi per premi e stipendi.

E perché la copertura è minore? Altra risposta secca e semplice: c’è meno interesse da parte degli appassionati di ciclismo (oppure c’è meno interesse, perché la copertura è minore?)

Copertura televisiva: i numeri dello share

La Rai trasmette il Giro d’Italia Women con buoni risultati, considerando che si tratta di un evento femminile e che si corre durante il Tour de France maschile.

  • Nel 2024 la media è stata del 6 % di share, pari a circa 660 000 spettatori.
  • Le tappe più attese hanno superato il 7 %, arrivando anche all’8,9 % e a 970 000 telespettatori in tappe come quella di Pescara–L’Aquila.

I numeri sono in crescita, ma ancora lontani dalle tappe maschili, che nei momenti chiave raggiungono spesso il 15–20 % di share. La copertura limitata su carta stampata e nei telegiornali – con solo il 5–10 % dello spazio dedicato allo sport femminile – contribuisce a mantenere i valori bassi.

Cultura e mentalità patriarcale

Il gap economico non è solo quantitativo, ma riflette un approccio culturale. Nell’UCI su 19 membri del board, ci sono 5 donne, tra loro, Katerina Nash che riveste il ruolo di vice-presidente. Ex sciatrice di fondo e specialista MTB, ha partecipato a cinque Olimpiadi e vanta numerose medaglie mondiali nel ciclocross e nella mountain bike. Dicevamo 5 su 19, un quarto del totale. Meglio dei board precedenti (2 su 19) ma ancora in netta minoranza. In Federciclismo il Consiglio Federale è composto da 11 membri, di cui 3 donne (meno di un terzo).

Altri fatti: nel 2024, il 27 % delle cicliste fuori dai top team non ha percepito alcuno stipendio, mentre il 55 % ha guadagnato meno di 10 000 € annui. Molti altri aneddoti e resoconti diretti confermano questa realtà: ci sono atlete che si trovano a finanziare con risorse personali la propria carriera.

Chi volesse approfondire la questione, può fare riferimento a The Cyclists’ Alliance il sindacato fondato nel 2017 da ex professioniste come Iris Slappendel, Carmen Small e Gracie Elvin, con lo scopo di difendere salari, condizioni lavorative e diritti nel ciclismo femminile.

La voce delle atlete e ruolo di The Cyclists’ Alliance

Dal suo esordio, TCA conduce annualmente un’indagine tra le cicliste, raccogliendo dati che rivelano una realtà spesso poco raccontata:

  • Come anticipato, nel 2024 il 27 % delle cicliste professioniste fuori dal World Tour non ha percepito alcun salario;
  • fuori dal World Tour, il 55 % ha guadagnato meno di 10 000 € all’anno;
  • Il 50 % dei contratti è annuale;
  • Il 25% delle atlete ha un secondo lavoro.

In risposta a questi numeri, TCA fornisce supporto legale e contrattuale gratuito, organizza webinar educativi e lavora per ottenere un minimo salariale garantito ed un accordo collettivo con l’UCI e le squadre. Uno dei messaggi più forti arriva da Iris Slappendel, Presidente dell’Organizzazione: «Anche se alcuni segnali di progresso ci incoraggiano, l’indagine del 2024 mostra chiaramente che il percorso verso la parità nel ciclismo professionistico femminile è ancora lontano dall’essere completato. Il divario crescente tra le atlete del World Tour e quelle dei livelli inferiori evidenzia la necessità di un cambiamento sistemico».

Cosa succede al Tour de France Femmes

Tour de France Femmes 2024 Katarzyna Niewiadoma crediti ASO
Tour de France Femmes 2024 Katarzyna Niewiadoma crediti A.S.O.

Nel 2025 il Tour de France Femmes, ormai giunto alla 4ª edizione, si disputa su 9 tappe (dal 26 luglio al 3 agosto), con un montepremi complessivo di circa 250 000 €, identico a quello degli anni precedenti.

La vincitrice generale si porta a casa 50 000 €un decimo del premio del Tour maschile, dove il vincitore guadagna 500 000 €; lo scarto diventa evidente anche a livello di premi di tappa (4 000 € vs 11 000 €) e di proporzione euro/km: €52,7 per km per le donne contro €142,94 per km per gli uomini.

Anche in questo caso la disparità non è risolta dal fatto che l’edizione femminile sia più corta. Chiaramente serve un impegno concreto per allineare investimenti, visibilità e spettatori – non soltanto per una corsa, ma per la cultura sportiva intera.

Le strade per la parità

Il gap tra Giro Women e Giro maschile ha radici multiple: strutturali, culturali, mediatiche. Serve un cambio di paradigma:

  1. Equità reale nei premi – non solo proporzionale, ma allineata nelle tappe e nelle classifiche.
  2. Copertura e storytelling dedicati – più tv, più streaming, più stampa.
  3. Governance inclusiva – più donne in ruoli decisionali UCI e nelle federazioni.
  4. Tutele economiche estese – stipendi minimi garantiti anche nei ranghi base.

In questo modo, il Giro d’Italia Women e le altri competizioni femminili non saranno più percepiti come “cenerentole” del ciclismo, ma come eventi di pari livello — sportivo, culturale ed economico.

Commenti

  1. Severino ha detto:

    1 IL KILOMETRAGGIO È MENO 2 PEDALANO COME SE FOSSERO AL MERCATO 3 LA MAGGIORANZA ANNO DOPPIA AFFILIAZIONE = STIPENDIO FISSO QUANDO SMETTONO

  2. Agostino Leoni ha detto:

    “meno interesse perché copertura minore” non ha nessun senso: il biliardo fa meno soldi del calcio perché c’è interesse minore oppure c’è minore interesse perché è meno coperto? la risposta è ovvia, ma a quanto pare è fruttuoso sostenere che la risposta è il patriarcato, perché su questo tema invece l’interesse c’è. Infatti quando si parla di soldi, la copertura si muove in maniera quasi naturale. Ci sono molti sport dove i livelli maschile/femminile non hanno grosse differenze ed è dovuto al fatto che quelli invece muovono interesse (penso al tennis, ma sono anche altri), quindi invece che pensare al patriarcato, pensate a rendere più avvincente la competizione e l’interesse arriverà di conseguenza

  3. Fabri23 ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con tutto ciò che viene scritto nell’articolo. Però non viene tenuta considerazione del fatto che gli eventi ciclistici maschili ci sono da decine di anni mentre il ciclismo femminile è un fenomeno molto più recente. In più, e questa è una questione fisica, i maschi sono più forti quindi generano numeri più elevati sia a livello tecnico che “visivo”, dando quindi più spettacolo e di conseguenza share. Da parte mia, neofita del ciclismo, seguo entrambe le categorie, pur con un occhio di riguardo su quella maschile.

  4. Lamentina ha detto:

    Anch’io quando vado al lavoro in bici metto impegno e fatica. Ma nessuno mi paga. Perché? Forse perché di me non frega niente a nessuno, e non essendoci nessuno a guardarmi, nessuno mi vuole sponsorizzare, e non essendoci sponsor non ci sono soldi.
    (non apro il discorso dei tempi, oltre a impegno e fatica).

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