Che la partita sia chiusa è probabile, dopo il terribile trittico di fuoco sui Pirenei, che ha confermato la superiorità schiacciante dello sloveno sul resto della compagnia. I numeri di Pogi, come al solito, fanno spavento: 15 vittorie stagionali, con già 4 tappe vinte in questo Tour (siamo a 21 in totale!) e 21 piazzamenti nei primi 3 in 36 giorni di corsa. Roba da fantascienza. Gli altri possono solo stare a guardare. Oltre 4 minuti di vantaggio su Vingegaard, quasi 8 su Lipowitz che è terzo.
Gli altri, dispersi. Pogačar fa sembrare tutto facile e naturale. I suoi detrattori gli danno ovviamente del dopato, mentre un altro filone di haters lo reputa ormai noioso e controproducente per il ciclismo. Ma, ribaltiamo il concetto. Vi piacerebbe davvero un ciclismo senza Tadej dove gli attacchi si avrebbero solo (e forse) negli ultimi 3km di una tappa? Certo non si può negare che anche questa superiorità manifesta strozzi un po’ l’emozione e l’adrenalina che può regalare un duello serrato fino all’ultimo (vedi ultimo Giro d’Italia). Ma io, personalmente, mi tengo Pogačar tutta la vita!
Nuove leve si fanno avanti

Ritirato Evenepoel, brutta copia del corridore di un anno fa capace di finire terzo alle spalle dei due giganti, le cose più interessanti le stanno facendo vedere le nuove leve: oltre a Lipowitz, meritano una menzione Onley, Vauquelin e Johannessen. Ragazzi ovviamente meno talentuosi di Tadej, ma incredibilmente generosi, coraggiosi e capaci di stare su questo palcoscenico. Senza tralasciare il vecchio leone Roglič, ancora non tagliato fuori da un possibile piazzamento nei primi 5 se non nei primi 4. Esperienza.
Cosa ci aspetta nell’ultima settimana del tour

L’ultima settimana del Tour promette ancora fuoco e fiamme. Martedì si sale sul Mont Ventoux, il gigante di Provenza. Siamo a 25 anni dal memorabile duello Pantani-Armstrong (vittoria del Panta dopo una grande rimonta) e chissà che Pogačar e Vingegaard non riescano a riproporre un grande spettacolo. Poi sarà la volta dei due tapponi alpini, compreso quel Col de la Loze dove Pogi prese una sonora imbarcata nel 2023. Due giornate che, ne siamo certi, Tadej ha già cerchiato in rosso. Per vincere e cancellare brutti ricordi.
Le ultime giornate della Grand Boucle saranno cruciali anche per definire la classifica della maglia verde, dove il nostro Milan deve guardarsi proprio da Pogi, e della maglia a pois, apertissima a qualsiasi soluzione nonostante al comando ci sia il giovane Lenny Martinez.
Occhio anche al gran finale di Parigi. Quest’anno il triplo passaggio su Montmartre nel circuito finale potrebbe ispirare qualche azione di magia e fantasia, lasciando intatta la suspense fino all’ultimo metro di questo Tour. Immaginare la caduta del re sole è, al momento, esercizio di utopia. Ma nel ciclismo gli imprevisti possono presentarsi fino all’ultimo minuto. Cantare vittoria troppo presto potrebbe essere un boomerang letale…
Le pagelle del Greg
POGACAR 10: che gli vuoi dire? PoGalaxy. Viene da un’altra galassia. Fa quello che vuole. È talmente superiore che rischia di sfociare nell’arroganza. Ma come si fa a portargli via questo Tour? MARZIANO
VINGEGAARD 8: l’unico che prova a tenere vivo questo Tour. L’unico che può sperare di avere lo stesso passo di Tadej in salita. Jonas non molla e ci prova. Se riuscirà a vincere una tappa avrà salvato il suo Tour. COMBATTENTE
LIPOWITZ 9: un po’ lo aspettavamo a questo livello. Un po’ ci speravamo. Ma il buon Florian ha dimostrato sul campo di essere pronto per questi palcoscenici. Coraggio, maturità, gamba e gradi di capitano rispetto a Roglič conquistati sul campo. SBOCCIATO
ROGLIC 5,5: magari finirà nei primi 4, ma per me il Tour di Roglič, finora, è anonimato puro. Gioca solo in difesa, aspetta e tampona, sperando di perdere ogni volta il meno possibile. Tanto di cappello perché gli anni passano e lui è sempre lì, ma non regala mezza emozione. SUL VIALE DEL TRAMONTO
EVENEPOEL 4: ritirato, deluso, sconfitto, incapace di spiegare questo rendimento abbondantemente sotto le attese. Voleva venire qui per dimostrare che poteva sì perdere da Tadej e Jonas, ma con onore e avvicinandosi al loro livello. Se ne torna a casa arrabbiato e svuotato. Non sarà meglio puntare al Giro nel 2026? NORMALIZZATO
MAS 2: non che avessi chissà che aspettative, ma così fuori dal gioco non lo avevo mai visto. Sono anni che aspettiamo Mas ad alto livello ma Enric tradisce sempre, così come l’incomprensibile Movistar (voto 1!). ASPETTA E SPERA
VISMA 5: sulla carta avevano una corazzata più forte della UAE. E invece? Invece, a parte Vingegaard, la squadra non gira: con Simon Yates, Kuss, Jorgenson e Van Aert irriconoscibili pensare di poter insidiare il regno di Pogačar è pura follia. SCARICHI
UAE 7,5: bravi, anche se non eccelsi. Ma con Pogi a questo livello chissenefrega. Tolte le garanzie Politt e Wellens, in salita basta che girino le gambe un giorno a testa ai vari Soler, Narvaez e Adam Yates e il gioco è fatto. Amministrano con serenità un Tour in cui gli altri, tanto, possono combinare ben poco. AL SERVIZIO DEL RE

















I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati