Ciclismo urbano

La città del futuro si attraverserà in bici

La città del futuro si attraverserà in bici

La bici un mezzo privilegiato per un futuro sostenibile? È la soluzione per migliorare davvero la mobilità, nelle nostre città? Lo chiediamo a Stefano Porro, Future Mobility manager in Pirelli. Ingegnere, lavora nell’automotive, prima in Fiat Auto, poi dal 2005 in Pirelli. Dal 2017 si dedica alla Future Mobility, in particolare ai temi della sicurezza stradale e della riduzione dell’impatto ambientale, partecipa a progetti internazionali, e si occupa di Mobility management per le sedi Pirelli.

Che cosa fa un Future Mobility manager? Perché una grande azienda come Pirelli si occupa di mobilità sostenibile?

Non è un ruolo classico, ma in questo momento è presente in alcune grandi aziende. Il Future Mobility Manager si occupa di mobilità e dei principali cambiamenti che questo settore sta vivendo. Il primo trend è l’elettrificazione, in tutti i campi. Applicata alle bici, ne amplia moltissimo il raggio di azione. La bici è diventata un mezzo utilizzabile facilmente sia in città sia in montagna, allargando il bacino degli utenti. Il secondo è lo sharing che permette l’accesso alla mobilità senza possesso né costi fissi. Lo sharing offre flotte più efficienti e riduce la necessità di parcheggi. Ma il cambiamento più rilevante sarà probabilmente quello dei veicoli autonomi che cambieranno l’approccio alla mobilità e influenzeranno l’intero comparto.

Stefano Porro - Future Mobility manager in Pirelli
Stefano Porro, Future Mobility manager in Pirelli

Per esempio, lo sharing diventerà più accessibile e meno costoso. Queste sono le principali tendenze tecnologiche, cui si aggiungono quelle culturali e socioeconomiche. Per esempio, le nostre città si stanno muovendo verso una sempre maggiore attenzione alla qualità della vita e anche l’auto sta acquisendo un ruolo diverso, soprattutto per i giovani delle grandi città. Il lavoro del Future Mobility manager in Pirelli è osservare queste tendenze e raccogliere dati concreti, così da ottenere un’analisi più oggettiva. A questo lavoro di studio si collega, poi, l’attività del Mobility manager, una figura prevista dalla legge nelle aziende più grandi, per proporre innovazioni in ambito di mobilità sostenibile. La nostra azienda ha il compito di comprendere e anticipare tali cambiamenti per proporre soluzioni nuove.

A cominciare dai dipendenti dell’azienda?

Sì. Nel mobility management il primo passo è la mobility survey tramite cui si indaga come i dipendenti si muovono, se sono soddisfatti e cosa cambierebbero. In base ai risultati si mettono in atto soluzioni e servizi, risolvendo eventuali punti critici di mezzi e soluzioni a ridotto impatto ambientale.

Che azioni avete messo in atto?

La proposta di car sharing per trasferte e di car pooling per recarsi in ufficio, per esempio. Sulle bici abbiamo realizzato diversi progetti come il bike sharing aziendale, sia per il tragitto casa – lavoro sia per il tempo libero. Diamo la possibilità di usare bici elettriche di categoria superiore, che sono più adatte alla comunità aziendale e più piacevoli da condurre. Agevoliamo anche l’uso di bici private, con parcheggi, spogliatoi, armadietti per riporre l’attrezzatura e per il cambio abiti. Cerchiamo di monitorare l’utilizzo e i limiti allo sviluppo di ogni intervento. Naturalmente, ogni mezzo innovativo va comunicato perché possa diventare un’abitudine, per questo motivo organizziamo webinar dedicati, in cui spiegare punti di forza e recepire suggerimenti per lo sviluppo di ogni proposta.

Incentivi economici all’uso delle bici?

Incentivi economici veri e propri no, anche se la gamification è un approccio interessante da valutare.

Qual è il ruolo della bici nella mobilità del futuro?

La bicicletta ha già un ruolo nel presente ed è in crescita. Se durante e dopo il Covid c’è stato un vero boom, ora è diffusa la consapevolezza che la bicicletta aiuti tutti nella riduzione dell’impatto ambientale e nel miglioramento del benessere personale e della comunità. E il potenziale di sviluppo è grandissimo. Il limite della preparazione fisica di chi pedala è già stato superato grazie all’elettrificazione: tutti possono usare la bici per raggiungere il posto di lavoro, nel raggio di una decina di chilometri. Nelle nostre città, anche a Milano, il limite del clima e delle temperature è superabile. Semmai il limite più grosso è rappresentato dalla sicurezza stradale che frena l’utilizzo delle due ruote. Bisogna lavorarci, anche ispirandosi alle best practice del Nord Europa, investendo in sicurezza e cultura e basandosi su tre pilastri: sicurezza dei veicoli, infrastrutture e comportamenti.

Come devono cambiare le nostre città per incentivare le persone all’uso di mezzi di mobilità sostenibile, in particolare le bici?

Dobbiamo istituire più Zone 30 km/h, con monitoraggio e rispetto dei limiti. Realizzare infrastrutture, per esempio una corsia ciclabile nelle strade più larghe con piste dritte, razionali, senza interruzioni. Anche solo l’installazione di segnaletica orizzontale attira l’attenzione degli automobilisti e degli altri mezzi sulla presenza delle bici. L’azione culturale e la formazione, poi, sono importanti sia per chi guida veicoli a motore sia per chi pedala. La formazione deve partire dalle scuole: i bambini sono molto ricettivi e possono trasmettere anche a casa la cultura della sicurezza. Servono, inoltre, parcheggi dedicati e più sicuri, per risolvere il problema dei furti. Sono stato recentemente a Monaco: le persone lasciano bici superaccessoriate all’aperto durante la notte legate con una catenella. Da noi non è possibile. I furti sono un deterrente all’uso di bici nuove per gli spostamenti urbani.

Nel 2020 e post Covid anche su Bikeitalia abbiamo raccontato la necessità di strade e superstrade ciclabili, zone a velocità ridotta, velostazioni, sottopassaggi e nuovi collegamenti ciclistici e pedonali. E auspicato la creazione di un corridoio ciclabile e del Parco Lineare MiMo (Milano-Monza). Il progetto è ancora attuale per Area Bicocca? Come si potrebbe inserire nella nuova Zona 30?

Riservare una grande arteria solo alle bici, in un contesto già ricco di infrastrutture, è complesso. Sarebbe un buon inizio se in alcune strade si desse priorità alle due ruote pur consentendo l’accesso anche ad altri mezzi. Un’infrastruttura con queste caratteristiche darebbe un bell’impulso, attivando le persone, stimolando eventi e servizi di vario tipo. Servirebbe una rete di ampio respiro con tali caratteristiche, almeno 50 km, con l’obiettivo di facilitare gli spostamenti quotidiani.

Milano ha qualcosa da insegnare alle altre grandi città italiane?

Io sono genovese e posso dire che Milano ha una rete di mezzi pubblici forte e invidiabile. L’integrazione con la micromobilità è una best practice a livello italiano. Chi utilizza la metro può associarla facilmente all’uso di mezzi di micromobilità in sharing, oppure anche privati come le bici pieghevoli e i monopattini. Ci sono ancora limiti orari per l’accesso ai mezzi, ma c’è più tolleranza se si evitano gli orari di maggiore affollamento. In generale, la mentalità a Milano è più avanzata rispetto a 10 anni fa. Si usano bici, monopattini, ebike e mi auguro che la loro diffusione possa aumentare ulteriormente. Ritengo sia da migliorare, invece, il posizionamento dei mezzi in sharing e siano da potenziare i parcheggi di interscambio.

Come sarà Milano tra 20 anni?

Più vicina a una città del Nord Europa, ma con un clima più confortevole. Avrà un trasporto pubblico più ampio, esteso ed efficiente in tutta l’area della città metropolitana e oltre. Ci saranno mezzi autonomi, in sharing, e si useranno sempre di più. Forse anche i robotaxi. La bici avrà una crescita costante. Sulla mobilità aerea sono ancora scettico. Magari sì, per alcune applicazioni specifiche, per esempio in ambito sanitario. Però, a noi di Pirelli piacciono i mezzi che viaggiano su pneumatici.

Pirelli produce anche copertoni e accessori per bici: quali sono le innovazioni da segnalare, all’insegna della sostenibilità? Questa produzione è in crescita nel business globale dell’azienda?

Il primo copertone prodotto da Pirelli, a fine Ottocento, era da bici. Poi c’è stato lo sviluppo dell’automotive. Dal 2017 siamo tornati anche sul segmento bici. Realizziamo prodotti per ogni utilizzo, dalla mobilità personale alle competizioni. Abbiamo convertito agli pneumatici per bici un’intera fabbrica, a Bollate, dove realizziamo prodotti di alta gamma e ricchi di tecnologie: nuove soluzioni per il tubeless, per aumentare la resistenza alla foratura e ridurre quella al rotolamento. Con molta attenzione anche alla sostenibilità, con un focus particolare sui materiali. Alcuni dei nostri pneumatici da bici sono composti da oltre il 50% di materiali bio-based e riciclati, come ad esempio gomma naturale certificata da Fsc, olio vegetale da biomassa (semi di piante, alberi, foreste), silice da buccia di riso, nylon riciclato da reti da pesca o altro.

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *