Mobilità

“La bici è la nuova auto elettrica”, scrive l’Economist

“La bici è la nuova auto elettrica”, scrive l’Economist

Le due ruote, soprattutto elettriche, stanno cambiando le città molto più delle quattro: la vera rivoluzione della mobilità è già in corso

Per capire perché i pianificatori urbani amano la bicicletta, basta fermarsi per qualche minuto lungo rue Saint-Denis, a Montréal, e contare i mezzi che passano. In dieci minuti, racconta l’Economist*, sfrecciano 132 biciclette e appena 82 auto: e mentre le prime scorrono fluide, le seconde arrancano in coda.
Quella scena racchiude il senso di una trasformazione in corso in tutto il mondo: la bicicletta, soprattutto nella sua versione elettrica, sta cambiando le città molto più di quanto stiano facendo le auto elettriche.

La “vera” innovazione urbana

Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di intelligenza artificiale, auto a guida autonoma, robotaxi. Ma la vera tecnologia dirompente che sta ridisegnando la mobilità urbana, sottolinea l’Economist, “è altamente efficiente dal punto di vista energetico, costa quasi nulla, riduce traffico e inquinamento, e cancella il bisogno di enormi parcheggi”.

Non si tratta dell’auto elettrica senza conducente: è semplicemente la bicicletta.

Eppure ormai di “semplice” la bici ha ben poco. A Londra, le bici in circolazione sono ormai il doppio delle auto nella City, il cuore finanziario della capitale. A Parigi, le biciclette hanno superato le automobili su scala cittadina. A Copenaghen quasi la metà dei pendolari va al lavoro o a scuola pedalando.

Numeri che raccontano una tendenza chiara: le due ruote a pedali stanno diventando lo strumento di mobilità più rapido, sostenibile e democratico che le città abbiano mai avuto.

Dalla crisi sanitaria a una nuova cultura urbana

L’Economist individua tre cause principali di questa rinascita ciclistica.

La prima è la pandemia. Con il Covid, milioni di persone hanno scelto la bici per evitare bus e metropolitane affollate. I governi hanno risposto con piste ciclabili temporanee, che in molti casi sono poi diventate permanenti.

“Le vendite di biciclette sono esplose – spiega l’articolo – e in molti Paesi un cittadino su cinque ha acquistato una bici per la prima volta nella vita”. La pandemia ha agito come un acceleratore, mostrando che la bici non è solo un passatempo, ma un mezzo di trasporto essenziale.

La seconda ragione è tecnologica: l’avanzamento delle ebike. Le batterie più leggere e i motori sempre più efficienti hanno reso le bici elettriche “più economiche, più divertenti e accessibili a chiunque”. Grazie alla pedalata assistita, oggi può pedalare anche chi non si sente sportivo, chi deve portare i figli a scuola o chi non vuole arrivare sudato in ufficio.

Le ebike hanno rivoluzionato anche i servizi di bike sharing: a Chicago, per esempio, le bici elettriche vengono utilizzate il 70% in più rispetto a quelle tradizionali.

Infine, la terza leva del cambiamento è l’infrastruttura. “Le piste ciclabili creano ciclisti”, scrive l’Economist, “perché eliminano gran parte del rischio di essere travolti da automobilisti distratti o aggressivi”.

Dove si costruiscono piste sicure e ben progettate, i cittadini le usano. Non servono grandi investimenti come per una metropolitana: basta qualche chilometro di corsia ben protetta per cambiare le abitudini di migliaia di persone.

Come spiega Brent Toderian, ex urbanista capo di Vancouver: “Se costruisci buone piste ciclabili e sistemi competitivi con l’auto, la bicicletta può fare moltissimo per ridurre la congestione stradale”.

Una rivoluzione che divide

Eppure, nonostante i benefici evidenti, la crescita del ciclismo urbano non è priva di resistenze.
In molte città, la ridistribuzione dello spazio pubblico – qualche corsia in meno per le auto, qualche metro in più per le bici – scatena vere e proprie guerre culturali.

A Montréal, le piste ciclabili occupano meno del 2% della rete stradale, ma sono al centro del dibattito politico. In Gran Bretagna, politici populisti come Nigel Farage parlano di “fanatismo anti-auto”. A Berlino, un governo conservatore ha sospeso la costruzione di nuove ciclabili appena arrivato al potere.

L’auto, più che un mezzo di trasporto, è diventata un simbolo ideologico; la bici, suo malgrado, anche.

Ma non tutto è scontro: dove la mobilità ciclabile è ormai radicata, nessuno vuole tornare indietro. A Parigi oggi si parla persino di “ingorghi di biciclette”. In Olanda, l’ex premier Mark Rutte andava al lavoro pedalando, e in Danimarca il re Frederik si è presentato a un evento con i figli nel cassone di una cargo bike elettrica.

Ebike: libertà (con qualche rischio)

Le bici elettriche portano anche nuove sfide. Sono più pesanti, più veloci e spesso usate da principianti: gli incidenti possono essere più gravi. In Olanda, nel 2022, le morti tra ciclisti hanno raggiunto un record, in parte legato proprio alle ebike.

In alcune città statunitensi, l’aumento di ebike illegali – più veloci e senza pedalata assistita – ha spinto le autorità a imporre restrizioni, soprattutto ai rider delle consegne.

Tuttavia, questi problemi non mettono in discussione la direzione del cambiamento: servono regole più chiare, formazione e infrastrutture, non un passo indietro.

Come nota l’Economist, “nelle città dove la bici è ormai mainstream, l’idea di tornare a strade intasate di automobili è semplicemente ridicola”.

Pedalare verso il futuro

La lezione è chiara: la transizione ecologica non passa solo dalle auto elettriche, ma da una nuova gerarchia della mobilità.

Le quattro ruote possono ridurre le emissioni, ma non risolvono il traffico, né rendono le città più vivibili. Le due ruote, invece, lo fanno per natura: liberano spazio, migliorano la salute, rendono le strade più sicure e le città più umane.

Oggi i centri urbani più avanzati del mondo — da Parigi a Montréal, da Londra a Copenaghen — stanno dimostrando che cambiare è possibile, e che le bici non sono un vezzo “green”, ma una parte integrante della mobilità del futuro.

E se il più grande problema che avremo sarà, come ironizza l’Economist, quello di “fare la fila nelle ore di punta per attraversare una pista ciclabile congestionata”, allora vorrà dire che avremo vinto la battaglia per una mobilità più giusta, silenziosa e pulita.

*[Fonte]

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Commenti

  1. baghero ha detto:

    Lasciando stare Mark Rutte che ha sostituito il casco con l’elmetto, condivido l’interpretazione dell’auto non solo come mezzo di trasporto ma anche come simbolo ideologico se non di prestigio sociale (indipendentemente dalle proprie convinzioni politiche). Questo lo vediamo soprattutto nei piccoli paesi che, ugualmente alle grandi città metropolitane dove le cose si fanno più difficili, cominciano ad avere il fiato corto a causa della densità delle automobili. E pensare che la bici nei paesini potrebbe essere la soluzione ideale e definitiva.

  2. SimBo ha detto:

    Un aiuto al bike to work potrebbe essere dato dalle ferrovie. Causa sovraffollamento treni, sto rinunciando al bike to work (50 km a tratta sono per me troppi, ho bisogno del treno), ma spesso non c’è spazio nemmeno per le persone. Anche in questo caso ci vuole visione d’assieme, sulla mia linea basterebbe che alcuni treni avessero due carrozze in più. Anche in questo caso ci vuole visione d’assieme a livello di Regione. Cmq sostengo uso bici in ogni occasione possibile, il miglioramemto sulla qualità della mia vita è rilevante. Grazie a tutti coloro che si impegnano in questa direzione e a chi si approccia con mente aperta per la prima volta alla questione. È un atto di civiltà.

  3. Fede77 ha detto:

    Buongiorno a tutti
    Dopo anni di Commuting – Auto+Bici. solo auto, auto+treno…
    Da inizio ottobre, nei giorni in cui sono in presenza, sto provando a fare il BIKE to WORK al 100%. 32Km all’andata e 32 al ritorno.
    Vivo nel nord-ovest, i primi 25 Km fatti in stradine di campagna, e gli ultimi 7 in ciclabile, a Torino.
    Ho 2 Km in statale, i primi, nei quali spero sempre di non avere contatti con gli automobilisti… che prego non siano distratti dal telefono mentre mi passano a fianco. Dopo quei 2 Km, tutte stradine di campagna nelle quali si riesce a respirare e ci si rigenera…e poi mi allaccio alla ciclabile che da Stupinigi mi porta al lavoro.
    Per fortuna al lavoro ci si può fare una doccia calda, che dire, spero che anche qui da noi aumenti l’uso della bici per raggiungere qualsiasi punto. lasciando l’uso dell’auto privata solo al veramente necessario.
    Non posso che confermare tutto quello che viene detto, miglioramento del livello di salute, sia mentale, che fisica.
    Minor stress… è un piacere avvicinarsi alla città piano piano, ma senza mai fermarsi ed innervosirsi…

    Speriamo in bene, i nostri figli hanno bisogno che noi adulti gli si lasci un ambiente migliore di quello che abbiamo trovato noi.

  4. Casaprocida ha detto:

    A Roma la cosa è diversa, troppe salite dice anche in e-bike si fatica e si suda. Ho provato ad andarci al lavoro. Poco praticabile purtroppo

    [Si tratta di un falso mito da sfatare: il gradiente medio di Roma è inferiore al 2%, per lo più è pianeggiante con lievi saliscendi, al netto di qualche salita. In ebike si fatica anche molto meno. Certo, poi all’inizio dipende anche da quale tipo di bici si usa, quale tragitto si fa e da quale forma fisica si parte – Bikeitalia.it]

  5. stefano ha detto:

    e niente, non ce n’è! più bici in giro significa necessariamente meno macchine. Per fare questo bisogna rendere la vita piu facile alle bici e piu difficile alle macchine; io vivo a Milano e mi sposto in bicicletta (ma ovviamente uso la macchina per la spesa grossa e quando ne ho bisogno), ma mi pare proprio che la vita sia piu difficile per le bici e basta.
    Qualcuno dirà, già, le macchine hanno le loro limitazioni con area C, B, ZTL etc, va bene ma non parlo di questo. Parlo delle solite cose fatte da chi in bici non ci va, e fatte per non scontentare le auto. Esempi? tantissimi. Hanno fatto la ciclabile in corso Monforte, benissimo, ma i semafori all’incrocio con viale Majno per come sono regolati sono fonte di pericolo! Oppure che so, avete provato a percorrere corso Magenta? oggettivamente molto pericoloso per le bici, con i binari del tram in mezzo, basterebbe togliere le poche auto parcheggiate e fare una corsia ciclabile, ma se ne guarderanno bene. E non parliamo dell’attraversamento degli incroci, sia piazzale Baracca che prima, incrocio Magenta – via Carducci
    Altro esempio di non scontentare nessuno e creare pericolo: perchè in via Sardegna la striscia ciclabile è in mezzo? Non potevano mettere le auto parcheggiate in mezzo e fare la ciclabile tra queste e il marciapiede?
    E potrei continuare. Lo ripeto, il punto chiave è togliere auto dalla circolazione, com’è che ovunque si vada in Europa se ne vedono di meno? come fanno loro?
    quindi cosa voglio dire? che manca una vera e completa volontà di ciclabilizzare la metropoli. Mi direte, ma guarda corso B. Aires, certo, lo guardo e me ne compiaccio da ciclista, ma a me non interessa, non è la mia zona, io devo andare a lavorare ogni giorno in sicurezza…
    E dire che Milano rispetto al resto di Italia è avanti anni luce, a Roma altro che corsie ciclabili…

  6. Demetrio ha detto:

    l’articolo è molto interessante e leggo molto ottimismo per i grandi passi avanti che si stanno facendo in Italia che mi rendono molto felice e ottimista per il futuro. In effetti anche se la cultura non è ancora totalmente cambiata, moltissime persone riconoscono i vantaggi di lasciare la macchina in garage e usare la bici. Quello che mi stupisce è che si parli così poco dei Paesi Bassi, dove la cultura è così radicata che i bambini piccoli vanno a scuola da soli in bici. Io la conosco bene perché vivo qui. Non c’è bisogno di improvvisare o di sperimentare, basta aprire una finestra su una qualsiasi città olandese per trovare le risposte a moltissime domande. Anche gli aspetti negativi sono molto noti qui, quindi invito l’autore dell’articolo (sia su bikeitalia che sull’economist) a estendere la propria ricerca con maggiore curiosità scientifica

  7. Gb ha detto:

    Giustissimo, io per un incidente in moto non posso più usare la bici ma uso regolarmente il monopattino anche se Il nostro ministro dei trasporti ne parla come uno strumento criminale, e s’incontrano molte persone che ci urlano insulti

  8. Luciano ha detto:

    mi piace come questo articolo scava la radice dell’ argomento. in effetti abbiamo la soluzione del problema traffico ma siamo restii al cambiamento. Io abito a Roma dove siamo lontani anni luce dalla soluzione Le ciclabili sono un manifesto, fumo negli occhi, sono state ricavate spesso ritagliando un piccolo spazio fra e auto parcheggiate e il marciapiede dove alberi non potati ti frustano il casco e rischi che qualcuno scenda da un auto parcheggiata aprendoti in faccia uno sportello. Sono pochissimi i fortunati che hanno una ciclabile lungo il percorso casa-lavoro, ci vorrebbe una rete capillare. le e-bike hanno risolto il problema delle salite e discese della città dei 7 colli ma non ci sono le piste percorribili in sicurezza. Qualcosa si sta facendo ma troppo lentamente e senza una visione di insieme.

  9. Mirko ha detto:

    Mio fratello a Bologna, va al lavoro in bici, spesso anche con il cattivo tempo. Io a Vicenza, faccio uguale, solo con un tre ruote a causa di una malattia di qualche anno fa. Con molto entusiasmo

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