Non sempre basta costruire una ciclovia per far sì che le persone inizino a pedalare. È per questo che sempre più governi e amministrazioni stanno lavorando non solo alla costruzione di infrastrutture ciclabili, ma anche e soprattutto alla formazione di cittadini che scelgano la bicicletta come stile di vita, come mezzo di scoperta e come strumento di benessere.
Alla base di questa visione c’è un’idea semplice: andare in bicicletta non è solo una questione di equilibrio o allenamento, ma di educazione. Come una lingua o una materia di scuola, anche la mobilità attiva è qualcosa che si può imparare, e quindi insegnare. La sfida è trovare modalità innovative e funzionali per portare avanti questo progetto.

L’esempio ungherese: un Paese che pedala sin dalla scuola
In Ungheria questa idea è diventata una politica pubblica: da quasi dieci anni, infatti, il Paese investe nell’educazione al movimento con un progetto che porta migliaia di studenti a scoprire il territorio in sella a una bicicletta. Si chiama Cycling Adventure Camp, ed è una delle iniziative più riuscite di Active Hungary, la strategia nazionale che promuove uno stile di vita attivo e sano per tutti i cittadini, dai bambini agli anziani.
L’iniziativa è nata nel 2017 su impulso di Máriusz Révész, segretario di Stato e grande sostenitore della mobilità attiva. Come ha raccontato a Pinar Pinzuti in un’intervista alla EuroVelo Conference, «con i nostri Adventure Camps vogliamo che gli studenti scoprano le ricchezze naturali e culturali del Paese pedalando in sicurezza, accompagnati dai loro insegnanti. In una settimana di viaggio imparano a conoscere la fatica, la collaborazione e il valore di muoversi nella natura».
Dal primo anno, il programma è cresciuto rapidamente e ha coinvolto migliaia di scuole. Oggi i Cycling Adventure Camps sono un’esperienza attesa da molti ragazzi ungheresi e un modello di formazione civica e ambientale. Un modo concreto per insegnare che la bicicletta non è solo sport o svago, ma uno strumento per scoprire il mondo e se stessi.
La formula dei Cycling Adventure Camps
Ogni estate, migliaia di studenti ungheresi vivono la loro prima vera avventura in bicicletta. I Cycling Adventure Camps, organizzati durante le vacanze scolastiche, durano sette giorni e portano i ragazzi a percorrere tra i 150 e i 280 chilometri, a seconda della difficoltà dei percorsi. Si pedala in piccoli gruppi, guidati dagli insegnanti e da accompagnatori esperti, lungo itinerari pianificati e sicuri: piste ciclabili, strade secondarie o argini di fiumi lontani dal traffico.
Le tappe non sono solo sportive: lungo il percorso i partecipanti visitano luoghi d’interesse naturalistico e culturale, partecipano a giochi, attività educative e momenti di socialità. È un’esperienza pensata per essere “verde” in ogni dettaglio, con un’attenzione particolare alla riduzione dell’impatto ambientale.
Come ha spiegato Máriusz Révész nell’intervista a Pinar Pinzuti, «il successo del programma si misura non solo nei numeri, ma nei sorrisi: finora più di 23.000 studenti hanno partecipato ai campi e oltre 1.300 insegnanti sono stati formati per accompagnarli. Il 98% dei ragazzi ci ha detto che vorrebbe tornare l’anno successivo. Per noi è la conferma che la bicicletta può cambiare la vita delle persone, fin da piccoli».

Active Hungary: una visione che ispira
Dietro il successo dei Cycling Adventure Camps c’è una strategia più ampia: è quella di Active Hungary, il programma nazionale che promuove una vita attiva per tutti, dai bambini agli adulti. Ogni anno organizza centinaia di eventi sportivi e ricreativi e, dal 2024, permette persino ai medici di prescrivere attività fisica per prevenire le malattie legate allo stile di vita.
L’idea è chiara: per cambiare le abitudini di un Paese bisogna partire dall’educazione, ma anche costruire un contesto favorevole: infrastrutture, politiche, formazione. L’Ungheria lo sta facendo, e i risultati si vedono: migliaia di giovani scoprono la bici come mezzo di libertà e di conoscenza, e molti di loro continueranno a pedalare anche da adulti.
Esperienze come questa ci ricordano che il cicloturismo non nasce dal nulla. Si costruisce, passo dopo passo, con politiche lungimiranti, insegnanti motivati e territori che credono nel valore del viaggio lento. In altre parole: i cicloturisti non si improvvisano, si creano.

Dall’esperienza alle buone pratiche
Il modello ungherese mostra che investire nella cultura della bicicletta significa investire nel futuro. Ogni campo, ogni insegnante formato, ogni bambino che scopre il piacere di pedalare è un piccolo tassello di un sistema che funziona. Ed è proprio da esperienze come questa che nasce la riflessione su come “produrre” cicloturisti: non nel senso di creare un mercato, ma di costruire una comunità, di far nascere nelle persone il desiderio di esplorare questo mondo e i suoi confini.
Per questo la Fiera del Cicloturismo lancia la call for abstract “Produrre Cicloturisti”, aperta chiunque voglia condividere progetti, esperienze e buone pratiche capaci di far crescere una nuova generazione di viaggiatori in bicicletta.
Chi crede che la mobilità attiva sia una scelta di civiltà ha oggi l’occasione di raccontarlo. Tutte le informazioni per partecipare sono disponibili sul sito della Fiera.


















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