Un servizio che c’era, funzionava, e ora non c’è più. Diciotto mesi. Tanto è durato il bike sharing nel Verbano-Cusio-Ossola. Abbastanza per dimostrare che sì, funzionava. Abbastanza per raccogliere numeri positivi, utenti soddisfatti, biciclette usate davvero. Non abbastanza, però, per meritarsi un futuro.
Dal 30 gennaio 2026 il servizio di bike sharing con biciclette elettriche attivo a Verbania, Omegna, Gravellona Toce e Casale Corte Cerro è stato sospeso. Il motivo è uno di quelli che conosciamo fin troppo bene: non ci sono più i fondi.
Il bike sharing nel VCO: come funzionava il servizio
Il progetto era partito il 17 luglio 2024, promosso da VCO Trasporti, società pubblica del trasporto locale, insieme all’operatore Vaimoo. Una sperimentazione vera, non simbolica, con:
- 105 ebike
- 27 stazioni
- 4 comuni coinvolti
Un servizio pensato per un territorio complesso, fatto di dislivelli, distanze medie e un trasporto pubblico locale che da anni fatica a essere competitivo. E proprio per questo, il bike sharing rappresentava un’alternativa concreta all’auto privata.
I numeri parlano chiaro: il bike sharing funzionava
Qui arriva la parte interessante. Non lo diciamo noi di Bikeitalia: lo scrive proprio VCO Trasporti nella nota ufficiale che annuncia la sospensione del servizio: “Nonostante gli ottimi risultati ottenuti in termini di utilizzo e gradimento da parte dei cittadini…”.
Tradotto: le bici venivano usate. Le persone erano contente. Il servizio rispondeva a un bisogno reale. Dal punto di vista della domanda, il progetto aveva superato la prova. Dal punto di vista dell’utilità pubblica, anche.
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Finita la sperimentazione, finiti i fondi
Il problema non è stato il funzionamento del servizio, ma il suo finanziamento. Il bike sharing nel VCO era stato avviato grazie a fondi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il supporto della Regione Piemonte e dei Comuni coinvolti. Fondi straordinari, a tempo, legati alla fase sperimentale.
Una volta terminata quella fase, però, nessuno ha trasformato il progetto in un servizio strutturale.
Nessuna rimodulazione del fondo trasporti. Nessuna scelta politica chiara. Solo uno stop.
Mobilità sostenibile: evocata, ma raramente sostenuta
Il bike sharing nel Verbano-Cusio-Ossola non era una vetrina né un esperimento teorico. Era uno strumento utile per:
- gli spostamenti quotidiani
- il turismo
- la riduzione dell’uso dell’auto privata
In altre parole: mobilità sostenibile applicata, non raccontata. Eppure è proprio qui che il sistema si inceppa. In Italia la mobilità sostenibile viene spesso inserita nei documenti strategici, ma raramente sostenuta quando smette di essere una sperimentazione e diventa un servizio da mantenere.
Le ebike tornano in deposito, gli utenti restano a piedi
Da 30 gennaio le 27 stazioni sono state svuotate e restano inutilizzate: le 105 ebike sono tornate nei depositi. Intanto gli utenti con un abbonamento attivo potranno chiedere il rimborso del tempo residuo: perché al momento non è dato sapere se (e quando) il servizio sarà riattivato.
Tutto corretto. Tutto ordinato. Anche i ringraziamenti finali non mancano: agli enti, alle amministrazioni, agli utenti che avevano scelto il bike sharing come soluzione di mobilità quotidiana. Peccato che il servizio chiuda lo stesso.
Se funziona, perché fermarlo?
La domanda, a questo punto, è semplice: a cosa serve dimostrare che una cosa funziona, se poi la si spegne proprio per questo?
Il caso del VCO non è isolato. È un copione già visto: si finanziano progetti a tempo, li si chiama sperimentazioni, e quando i dati dicono che vanno bene… si chiude per mancanza di fondi.
Il vero controsenso tutto italiano
Chiudere un servizio di bike sharing che funziona, che è usato e apprezzato, non è prudenza.
È un controsenso. Ed è forse anche il motivo per cui, ogni volta, siamo costretti a ricominciare da capo. Sempre con una nuova sperimentazione. Sempre con una nuova inaugurazione e con la stessa promessa di mobilità sostenibile.
E quasi sempre, purtroppo, con lo stesso finale annunciato.
[Fonte]





















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