La città veneta si prepara alla più grande trasformazione infrastrutturale dal dopoguerra: meno auto, più trasporto pubblico e una rete ciclabile sempre più fitta per combattere l’inquinamento e migliorare la qualità della vita
Se c’è una città nel Nord Italia che sta cercando di riscrivere le regole dei propri spostamenti urbani, quella è Padova. La città del Santo sta infatti affrontando una metamorfosi infrastrutturale che non ha eguali dal secondo dopoguerra a oggi. L’obiettivo è chiaro: togliere spazio alle automobili per restituirlo alle persone, puntando tutto su mobilità attiva, intermodalità e trasporto pubblico.
A confermare la portata di questo cambiamento è l’assessore alla Mobilità, Andrea Ragona, che in una recente intervista rilasciata a Quotidiano.net* delinea i contorni di una vera e propria “rivoluzione green” pronta a cambiare radicalmente le abitudini dei cittadini, dei tanti studenti fuorisede e dei turisti.
Il tram come spina dorsale (e l’addio all’auto)
Per capire la portata della sfida, bisogna guardare i numeri: Padova conta circa 210.000 residenti e ospita 70.000 studenti universitari, ma ogni giorno il suo territorio è attraversato da quasi un milione di spostamenti. In una Pianura Padana che soffre cronicamente di una pessima qualità dell’aria, continuare ad affidarsi all’auto privata non è semplicemente più un’opzione sostenibile.
La risposta dell’Amministrazione passa per i fondi del PNRR, destinati alla creazione di due nuove linee tranviarie che si aggiungeranno a quella già esistente. Un sistema capillare che collegherà non solo i quartieri cittadini, ma anche i comuni dell’hinterland, con una capacità a regime di 144.000 passeggeri al giorno (20 milioni all’anno).
Come sottolinea l’assessore Ragona, si tratta di “un investimento sulla mobilità sostenibile di circa mezzo miliardo, l’opera più grande probabilmente dal dopoguerra, in una città che soffre un cronico problema di inquinamento dell’aria”.
Un’affermazione che coglie nel segno: la lotta allo smog non si fa con i palliativi, ma offrendo ai cittadini un’alternativa reale, veloce ed efficiente al mezzo privato.
L’aumento dei parcheggi di scambio e l’estensione delle linee fuori dai confini comunali servono esattamente a questo: intercettare i pendolari prima che entrino nel cuore urbano con la propria auto.
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Una città “a misura di bicicletta”
Ma il trasporto pubblico, da solo, non basta. La vera alleata di questa rivoluzione è la bicicletta. Negli ultimi anni, Padova ha spinto forte sull’acceleratore delle politiche ciclabili, investendo nel rifacimento e nell’ampliamento della rete di piste ciclabili.
I risultati si vedono: non è un caso se la città vince da tre anni consecutivi il Giretto d’Italia, la campagna di Legambiente che premia gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola in sella a una bici.
L’intermodalità si gioca anche sul fronte dei servizi in condivisione. Monopattini ed ebike in sharing sono ormai fondamentali per coprire agilmente il cosiddetto “ultimo miglio”. Nelle parole dell’assessore: “Integrando questi sistemi nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) riusciamo a rendere più capillare il trasporto in tutti i quartieri”.
È un passaggio fondamentale: il bike sharing non deve essere un servizio a esclusivo uso e consumo del centro storico, ma uno strumento integrato nella pianificazione per ricucire le periferie.
Esplorare le bellezze Padova e dintorni in bicicletta

Il rilancio della città passa anche per il turismo, complice la recente nomina UNESCO per i cicli di affreschi del XIV secolo. Come si muove il turista nella Padova del futuro? La risposta è un mix di lentezza e tecnologia.
Da un lato, la nuova rete tranviaria metterà a sistema i poli culturali, l’università e gli ospedali; dall’altro, il bike sharing (muscolare e a pedalata assistita) si conferma il mezzo ideale per godersi piazze storiche e mercati senza prendere l’auto.
E per chi vuole spingersi oltre le mura cittadine, la Provincia sta espandendo una rete di ciclovie perfette per il cicloturismo, permettendo di raggiungere i Colli Euganei e le meraviglie naturalistiche alle porte della città in totale sicurezza.
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Appuntamento a Padova con la Fiera del Cicloturismo 2026
Proprio per celebrare questa forte vocazione alle due ruote e all’esplorazione del territorio in bici, Padova si prepara a ospitare l’evento di riferimento in Italia per chi ama viaggiare a pedali. Dal 27 al 29 marzo 2026, la città veneta sarà infatti il palcoscenico della quinta edizione della Fiera del Cicloturismo.
Tre giorni di incontri, workshop, presentazioni di destinazioni italiane ed estere, e spazi espositivi dedicati a chi fa della bicicletta il proprio mezzo di scoperta del mondo. Un appuntamento da non perdere.
*[Fonte]




















per ora il traffico è bloccato dai cantieri io purtroppo devo fare la strada Padova Vicenza andata e ritorno tutti i giorni ed è un calvario di auto in colonna ad inquinare. e le ciclabili sono fatte a caso e appaiono e scompaiono come creature misteriosoe
Concordo pienamente con Nicola. Sulla carta ci sono tante piste ciclabili, nella pratica sono strette e piene di ostacoli, spesso condivise con i pedoni. Le nuove infrastrutture sembrano progettate da chi in bici o a piedi non ci va, troppi ostacoli e strettoie rendono pericolosa la convivenza tra pedoni e ciclisti.
Chissà se prima o poi cominceremo ad avere piste ciclabili e marciapiedi come infrastrutture distinte e separate e non solo percorsi ciclopedonali
Sì, è vero…. Su carta le ciclabili ci sono ma purtroppo non sono sicure come dovrebbero essere.
Sono rovinate con numerosi tratti sconnessi, non ben segnalate, spesso occupate da veicoli in divieto di sosta o addirittura cassonetti o altro materiale comunale. Non per ultimo, le rampe di accesso hanno un gradino di parecchi centimetri che fa sobbalzare la bici.
E lasciamo stare parecchi tratti in cui ciclabili in cui si fa fatica a passare anche a piedi. Un giudizio: le ciclabili che seguono gli argini, con il fondo di sassolini, sono più confortevoli e sicure. E durante i lavori del tram tutto è peggiorato, perché chi lavora non pensa alla sicurezza dei pedoni e ciclisti, ma solo a quella degli automobilisti.