Sempre più aziende guardano alla mobilità sostenibile per migliorare la vita dei propri dipendenti e ridurre l’impatto ambientale. Ma cosa succede quando un’impresa decide di acquistare o prendere in leasing delle flotte di biciclette a pedalata assistita da assegnare ai propri collaboratori? Si possono scaricare i costi? E per il lavoratore è un benefit totalmente gratuito o ci sono tasse nascoste da pagare?
A fare chiarezza su questo tema cruciale, riprendendo i concetti evidenziati in un recente articolo del Sole 24 Ore*, è intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la Risposta all’interpello n. 41/2026. Un documento prezioso che ci spiega, senza troppi giri di parole e burocratese, come l’ebike aziendale possa trasformarsi in un formidabile strumento di welfare, a patto di rispettare alcune semplici regole.
Focus ➡️ Scarica la risposta dell’Agenzia delle Entrate (Interpello n. 41/2026)
L’ebike (per fortuna) non è un’automobile
Il primo grande scoglio superato dall’Agenzia delle Entrate riguarda la classificazione del mezzo. Le ebike – specificamente quelle dotate di un motore elettrico ausiliario fino a 250W di potenza che si disattiva non appena si raggiungono i 25 km/h – per la legge sono a tutti gli effetti dei velocipedi (ovvero delle normalissime biciclette), e non dei veicoli a motore. Questo è un dettaglio fondamentale: significa che i costi sostenuti per queste biciclette non subiscono le rigide limitazioni fiscali che la legge impone invece per le auto aziendali.

Il nodo del Welfare: gratis sì, ma “prendere o lasciare”
Il cuore dell’interpello dell’Agenzia riguarda le ebike date in “uso promiscuo” ai dipendenti, ossia da usare per la vita privata e per il tragitto casa-lavoro (che il Fisco, attenzione, considera a tutti gli effetti un uso personale ).
Secondo l’Agenzia delle Entrate, fornire queste biciclette ai dipendenti rientra nelle finalità di “utilità sociale”. Di conseguenza, l’uso dell’ebike offerta dall’azienda non fa “cumulo” sulla busta paga del lavoratore: non è tassata come reddito da lavoro dipendente.
Ma attenzione alla trappola della personalizzazione: il beneficio rimane completamente esentasse solo se il lavoratore accetta l’offerta standard proposta dal datore di lavoro. L’Agenzia parla chiaro: se il dipendente decide di farsi personalizzare il pacchetto, magari scegliendo un modello di ebike superiore e pagando di tasca propria la differenza del canone, oppure pattuisce caratteristiche specifiche per le proprie esigenze personali, la magia svanisce. In questo caso, il valore dell’ebike finisce per concorrere alla formazione del suo reddito imponibile (le classiche tasse sui fringe benefit). In sintesi: l’ebike di welfare deve essere un pacchetto chiuso, senza “personalizzazioni”.
Costi aziendali: come e quanto si scarica
Per l’impresa che decide di investire nella mobilità a pedali, le notizie sul fronte delle imposte dirette (IRES) sono ottime. Le modalità di deduzione dipendono da come l’iniziativa viene introdotta:
- Se le ebike vengono offerte ai dipendenti sulla base di un accordo formale, di un contratto o di un regolamento aziendale, i costi sostenuti dall’azienda sono deducibili integralmente.
- Se invece l’azienda decide di offrire le ebike in maniera del tutto volontaria (senza un obbligo negoziale o un accordo scritto), i costi sono deducibili solo entro un limite specifico, ovvero il 5 per mille dell’ammontare complessivo delle spese per il personale dipendente.
L’unico vero neo riguarda l’IVA. L’Agenzia delle Entrate precisa che, se l’ebike è data ai dipendenti nell’ambito di un piano di welfare aziendale (quindi gratuitamente per finalità estranee all’esercizio dell’impresa), l’operazione in sé è considerata “fuori campo IVA”. Da ciò consegue l’indetraibilità dell’IVA che l’azienda paga “a monte” sui canoni di leasing o sull’acquisto delle flotte.
In sella verso l’ufficio
Insomma, la via tracciata dal Fisco è definita: le aziende hanno un’enorme opportunità per incentivare il Bike to Work, abbattere l’inquinamento cittadino e migliorare il benessere psicofisico di chi lavora. L’importante è strutturare bene i propri piani di welfare, puntando su pacchetti standard e accordi chiari con i lavoratori. E poi, non resta che iniziare a pedalare.
*[Fonte]


















I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati