Dopo le turbolenze degli ultimi anni, fatte di picchi di vendite irreali e successivi crolli verticali, il mercato europeo delle biciclette sta finalmente trovando la sua quadra. Chi gridava alla fine del settore e allo scoppio inesorabile della “bolla” post-pandemica deve ricredersi: il mercato non è imploso, si è semplicemente riassestato.
Tuttavia, leggendo i dati di inizio 2026, emerge un quadro a due (se non tre) velocità. Gran parte dell’Europa sta consolidando i propri numeri affidandosi a un cambio di paradigma chiaro, mentre l’Italia, purtroppo, continua a pedalare all’indietro, confermandosi fanalino di coda. Ecco la fotografia attuale del settore, tra nazioni che corrono a scossa e un Paese bloccato nel traffico.
La fine della bolla e la “nuova normalità” europea
Il mercato continentale ha smaltito i magazzini sovraccarichi e ha superato lo shock della normalizzazione. Non si vende più tutto ciò che ha due ruote e un manubrio come accadeva qualche anno fa, ma si compra con una logica diversa: la bicicletta si sta trasformando, sempre di più, da mezzo per il tempo libero a vera e propria alternativa per la mobilità quotidiana. E i dati dei principali mercati europei lo confermano in pieno.
Germania e Spagna: il mercato bici riparte a pedalata assistita
Il cuore pulsante della ripresa europea batte in Germania, dove la situazione si è non solo stabilizzata, ma ha delineato un nuovo trend positivo. I tedeschi hanno registrato un numero impressionante: 2 milioni di ebike vendute (dieci volte rispetto al numero di ebike vendute in Italia, ndr). Questo dato non ci parla di un boom passeggero, ma di una transizione strutturale. In Germania l’ebike ha di fatto sostituito la seconda auto per il commuting quotidiano.

Un segnale simile arriva dalla Spagna, un Paese che storicamente ha un DNA legato a doppio filo al ciclismo sportivo su strada. Anche qui il mercato ha trovato stabilità, e il merito va interamente alla crescente adozione delle biciclette a pedalata assistita. La “scossa elettrica” funziona da scudo contro le flessioni di altre categorie di prodotto, dimostrando che l’interesse per la mobilità urbana ed extraurbana motorizzata elettricamente è trasversale in tutta Europa.
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Regno Unito: il grande ritorno alla crescita
Se c’è una nazione che fa tirare un sospiro di sollievo all’industria, quella è il Regno Unito. Dopo aver subito in modo piuttosto drastico la contrazione iniziata nel post-2020, il mercato britannico torna finalmente a far segnare un segno positivo. È la prima vera crescita degli ultimi anni, un segnale vitale che indica come il fondo sia stato toccato e i consumatori siano tornati nei negozi, pronti a investire nuovamente su bici ed ebike.

Olanda e Svizzera: il calo fisiologico dei mercati maturi
Bisogna però saper leggere anche i dati negativi senza farsi prendere dal panico. Nei Paesi Bassi si registra una flessione del 7% nelle vendite. Un dramma per la patria della ciclabilità? Assolutamente no. Parliamo di un mercato che ha un tasso di penetrazione della bicicletta clamoroso e fisiologicamente saturo. In un contesto economico globale complesso, un calo in Olanda è del tutto normale e non intacca minimamente una cultura dove la bici è, e resta, il mezzo di trasporto d’elezione.

Discorso simile, ma con sfumature diverse, per la Svizzera. Qui il consolidamento del mercato sta rallentando e si registrano delle perdite, ma c’è un fattore che fa da cuscinetto: le bici sportive. Le vendite di e-MTB, mountain bike muscolari e l’ormai onnipresente gravel stanno limitando i danni, confermando l’alta propensione elvetica per il turismo attivo e l’escursionismo off-road.
Italia: cronaca di un crollo (annunciato)
E poi c’è l’Italia. Mentre l’Europa si riorganizza e riparte trainata dalla mobilità elettrica, i dati del nostro mercato interno sono impietosi. Le vendite continuano ad andare male, anzi, malissimo. Non si tratta di un semplice rimbalzo negativo, ma di una crisi profonda che sembra non trovare una via d’uscita.
Perché questa anomalia tutta italiana? L’errore sarebbe dare la colpa esclusivamente ai prezzi alti o all’inflazione, fattori che colpiscono allo stesso modo anche il resto d’Europa. La verità è che il crollo italiano ha radici politiche e culturali.

Le cause: mancano infrastrutture, sicurezza e visione
Abbiamo drogato il mercato con anni di bonus a pioggia, incentivando l’acquisto di biciclette senza mai preoccuparci di dove farle pedalare. Esaurita la spinta degli incentivi statali, il castello di carte è crollato.
A differenza di Germania o Spagna, in Italia manca una visione strutturale. Le piste ciclabili vengono spesso osteggiate dalle amministrazioni locali, i Biciplan vengono definanziati e il clima generale sulle strade è percepito come estremamente ostile verso chi sceglie di muoversi in bici. In Italia, purtroppo, la bicicletta è ancora vista dalla maggioranza dei decisori politici come un “giocattolo della domenica” o uno strumento puramente sportivo, non come un veicolo di pari dignità rispetto all’auto.
Prospettive future: la bici è un mezzo di trasporto, non (solo) sport
I dati del mercato europeo tracciano una linea netta verso il futuro: il settore si sostiene ed evolve grazie all’uso quotidiano della bicicletta. Le ebike sono la chiave di volta per trasformare i cittadini in ciclisti urbani.
Se l’Italia vuole risollevare le sorti del proprio mercato interno (e, non dimentichiamolo, migliorare la qualità dell’aria e della vita nelle proprie città), deve smettere di trattare la bicicletta come un passatempo. Serve un cambio di paradigma culturale, servono infrastrutture sicure e connesse, e serve una politica che tuteli chi pedala.
Altrimenti, l’Europa continuerà a viaggiare spedita a pedalata assistita, mentre noi resteremo fermi, a incolonnarci nel traffico, chiedendoci perché in Italia il mercato bici continua ad andare male, anzi malissimo.

















Io sono a 5 km dal posto di lavoro e vorrei tanto usare la e-bike. Mi piace la bici, ne ho 3, ed avrei anche il parcheggio coperto custodito.
Sapete perchè non posso ? LE STRADE o meglio quello che ancora definiamo strade ma che sono solo mulattiere. Sono a Frosinone, è uno schifo assurdo. Tombini, buche, asfalto sgretolato e fortemente dissestato, vegetazione infestante, assenza di segnaletica. Stesso disocrso in tutta la provincia di Latina, Frosinone e Roma.
Uso spesso un 50cc e mi sembra di andare a cavallo per come beccheggia per assorbire le asperità della strada. Siamo in condizioni allucinanti. Invito vivamente la Redazione a fare un indagine ed un articolo per confermare quanto ho scritto e magari sensibilizzare le amministrazioni.
Mi piacerebbe usare la bici ma qui nell’hinterland di Milano:
1) puoi girare solo con una bici scassata altrimenti una bici decente appena la parcheggi ti dura 10 minuti. Io ho una bici simile da corsa ma col manubrio dritto, ruote sganciabili, come la chiudo? devo solo usarla per farci il giretto e devo tornare a casa al sicuro.
2) Nessuna garanzia che ciò che acquisti sebbene a norma non venga più vietato o sottoposto a limitazioni assurde, gabelle, etc. (vedi Olanda dove vietano la e-bike fat con motivazione idiota che sono pericolose perché le usano i rider truccate. E se dopo averle abolite useranno le Mountain bike truccate aboliranno anche quelle?)
3) Abbiamo gli stipendi tra i peggiori d’Europa e le e-bike non costano poco
4) Sinceramente per quanto mi piaccia la bici farmi 15km di inverno/autunno al freddo sotto l’acqua o la neve non ci penso minimamente non é un mezzo per tutte le stagioni. Non tutti lavorano vicino all’ufficio
Salve il problema dei furti in Italia è importantissimo spendere 1.500€ per una e-bike per poi non trovarla più fa’ riflettere….poi non consideriamo il pericolo a viaggiare in strada dove le auto ti sfiorano….allora per “paura” viaggi sui marciapiedi infrangendo il codice della strada…..io per recarmi sul posto di lavoro disto circa 4 km li faccio quasi tutti su pista ciclabile marciapiede un piccolo tratto per strada…..ho la fortuna di poterla parcheggiare all’interno dello stabilimento per cui sono abbastanza tranquillo ma se devo usarla per commissioni dove la lascio per più di 10/15 minuti incustodita e legata non lo faccio perché te la rubano…. oppure rubano la batteria 🔋 il componente più costoso 400/500€ in pochi minuti…..
[Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]
Buongiorno.
condivido le paure sia dei lettori che delle persone che vivono le città e non solo.
Personalmente ho preso la e-bike principalemnte per il bike to work, dopo aver provato con la bici normale, alla sera ero distrutto, e il giorno dopo rimanevo cotto… (sono 64Km al giorno)
Ho preso la ebike, e da febbraio sono a 750Km.
Vero, per strada bisogna stare atttenti, aver fortuna, ma ogni bici che si vede, può far pensare che è fattibile cambiare agli automobilist che incrociano il nostro cammino.
Ho preso un lucchetto che mi è costato un rene, e mi fa stare tranquillo, almeno per il furto… temo di più teppisti che rovinino il computer di bordo e danneggino altro…
Con una ebike, la doccia è consigliabile, ma devo dire che anche senza troppa assistenza si arriva sudati, ma solo leggermnte ,rispetto ad una bici normale. non pensavo ci fosse tutta questa differenza. Quindi di per sè se il tratto è di 10…15 km basta un bagno dove sistemarsi un poco. Nel mio lungo percorso passo da zona rurale a città, dove vedo sfrecciare una marea di bici illegali,e monopattini fuorilegge… a dir poco imbarazzante per il numero..
io sembro un marziano, specchietto retrovisore, luci, giubbino riflettente… ma son contento cos’, lo specchietto mi ha già evitato di far delle brutte esperienze, sopratutto in statale, dove l’imbecillità dei conducenti è pericolosa…
P.S. la spesa é minore di 1Kwh per 120Km… cioè circa un ventesimo di un automobile elettrica…
Discutendo con i miei conoscenti, mi rendo spesso conto del fatto che la mobilità dolce sia sempre considerata una cosa per gli altri. Quindi si tratta sempre di accettare se concedere spazio stradale e soldi per consentire ad altri di muoversi in bici.
Tantissimi italiani hanno un problema di mobilità, di cui sono anche parte, e però non lo capiscono.
I guidatori che spaventano e scoraggiano i ciclisti, sono principalmente persone che stanno facendo 4Km nel traffico per andare al lavoro, su una macchina che sta assorbendo risorse che servirebbero alla famiglia.
Lo dicono le statistiche.
Condivido i pensieri espressi. Io comprerei volentieri una e-bike, ma….. non mi fido nemmeno a lasciarla nel box, il traffico è già pericoloso in auto e non per ultimo, smettiamolo di fare confronti con il resto dell’Europa dove gli stipendi sono bel altro rispetto ai nostri.
I commenti appena letti qui sopra in effetti confermano in toto l’articolo letto: paura dei furti, mancanza di ciclabili, etc ma soprattutto una cosa importantissima e cioè come la bici sia vista un mezzo da sfigati e poveri. In effetti gli unici che la usano, o comunque la prevalenza delle persone che la usano per spostarsi qui nel nordest, sono viste come persone povere. Non c’è una sola mamma che davanti all’asilo sia venuta in bicicletta, l’importante è parcheggiare il suv in tripla fila.
Sono d’accordo con Giacomino. Poi vai dalla polizia, gli dici che te l’hanno rubata e ti ridono in faccia..
La grande giustizia Italiana..
Abbracciare la filosofia del ciclista urbano è davvero difficile, specialmente nella mia città, Napoli. Le strade sono piene di fossi, degne di un ambiente post apocalittico. Se la lasci nel posto sbagliato non la trovi più. Gli automobilisti ti considerano solo un fastidioso ostacolo che circola per le strade e limita la loro onnipotenza. Eppure il prezzo dei carburanti è alle stelle e dovrebbe far riflettere. Qualcuno pensa che l’ebike è da sfigati… e che ce ne ‘mporta. A fronte di 30/40 euro di benzina a settomana per l’auto ne spendi 1,50/2,00 a settimana di ricarica. Raggiungi gli stessi posti in quasi lo stesso tempo e non hai il problema del parcheggio. Certo, con il motorino o la moto fai altrettanto in meno tempo e alcune ebike costano quanto un motorino. Ma l’ebike non ha costi di assicurazione, la manutenzione ha un costo irrisorio e, cosa importantissima, pedalare fa bene alla salute. Sono passato all’ebike da oltre 5 anni e non tornerò indietro. Lo dice un ultra sessantenne operato al cuore
l italiano si sente superiore viaggiando in auto e il sistema politico sociale ne approfitta per sollevare guadagni nelle vendite di auto rallentando le infrastrutture di percorsi ciclabili o corsie riservati ad essi…la scarsa efficienza di mezzi(bus treni percorsi ciclabili ecc.) che aggirano il boom del traffico e lo smog ci fa capire che lo stato vuole spremerci fino all ultimo senza dimenticare che se tutti andiamo in e bike allora arriverà la tassa x andare in bicicletta e forse un domani il pedaggio x percorrere le piste ciclabili..perché questo è il nostro paese…italtassa così io lo definisci
La politica ha indubbiamente le sue responsabilità, tuttavia personalmente resto convinto che, anche al netto dell’utilizzo sportivo della bici (del quale sono parte attiva), il nocciolo della questione sia culturale.
La bicicletta come mezzo di trasporto, sebbene offra molti vantaggi, sia individuali (non restare inchiodati nel traffico) sia collettivi (ridurre l’inquinamento) è considerata “da poveri”.
Inoltre i luoghi di lavoro non sono attrezzati per fare la doccia all’arrivo in ufficio né per custodirla impedendone concretamente il furto.
una bicicletta non puo costare più di un motorino dove la parcheggio ..quante ne trovo a lasciarla in strada con tutte le catene e lucchetti immaginabili il secondo giorno non la trovi più.