Parigi e l’intera regione dell’Île-de-France stanno vivendo una trasformazione radicale che va ben oltre i cantieri stradali. Se da un lato l’infrastruttura sta cambiando il volto della metropoli con centinaia di chilometri di nuove piste ciclabili, dall’altro le istituzioni si sono poste una domanda fondamentale: come possiamo convincere chi non ha mai pedalato a lasciare l’auto in garage e provare la mobilità attiva? La risposta francese si chiama Véligo Location, un ambizioso progetto di noleggio a lungo termine lanciato da Île-de-France Mobilités, che si sta rivelando una delle strategie più efficaci per accelerare il passaggio quotidiano alla bicicletta.
Che cos’è Véligo Location e come funziona
L’idea alla base di Véligo è semplice quanto potente: offrire a tutti la possibilità di testare una bicicletta a pedalata assistita (e non solo) nella propria vita quotidiana, prima di impegnarsi in un acquisto oneroso. Non si tratta di un classico bike sharing “a minuti”, ma di un vero e proprio noleggio a lungo termine, concepito per durare solitamente 6 mesi (con possibili estensioni).

Il principio è chiaro: provare per credere. E i dati confermano l’intuizione: con decine di migliaia di utenti che hanno già usufruito del servizio (le stime parlano di oltre 90.000 abbonati dal lancio), la stragrande maggioranza delle persone, al termine del periodo di prova, sceglie di acquistare una propria ebike.
Il pacchetto base per il noleggio di un’ebike classica (con 70 km di autonomia dichiarata) costa circa 40 euro al mese, cifra che comprende anche l’essenziale servizio di manutenzione. Ma la vera spinta arriva dai rimborsi aziendali: in Francia, se il datore di lavoro copre il 50% dell’abbonamento (esattamente come avviene per il trasporto pubblico), il costo effettivo per il cittadino scende a soli 20 euro mensili.
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La rivoluzione delle Cargo Bike (Privati e Famiglie)
Cambiare la mobilità urbana non significa solo facilitare il tragitto casa-lavoro del singolo, ma offrire un’alternativa sicura, capiente e pratica alle famiglie. Per chiudere un occhio sull’auto durante il tragitto casa-scuola o per la spesa settimanale, Véligo ha integrato una flotta imponente di biciclette da carico a pedalata assistita.
L’offerta per i privati si articola in diverse soluzioni per ogni esigenza: dalle ebike cargo Longtail (le “bici allungate”, ideali per caricare agilmente due seggiolini per bambini sul grande portapacchi posteriore), ai Biporteur e Triporteur (dotati del capiente cassone anteriore). Per queste ammiraglie a pedali il costo si aggira attorno agli 80-88 euro al mese. Si tratta di una scommessa vinta, su cui la regione ha investito massicciamente: come avevamo già raccontato in passato proprio qui su Bikeitalia, l’immissione di mezzi da carico a noleggio ha abbattuto l’ultima barriera psicologica ed economica di tantissimi genitori, sbloccando la “cargo-mania” parigina.
La mobilità professionale a pedali: l’offerta per le aziende
Véligo non si ferma però alla mobilità familiare, ma punta dritto al cuore logistico ed economico della città. Con i centri urbani sempre più congestionati e le ZTL che limitano l’accesso dei furgoni inquinanti, professionisti e aziende hanno bisogno di alternative agili.
L’offerta B2B di Véligo è pensata proprio per loro: flotte di cargo bike a pedalata assistita progettate specificamente per usi professionali. Artigiani, idraulici, elettricisti e corrieri dell’ultimo miglio possono noleggiare cargo robuste, con ampi box di carico per attrezzature o merci, a partire da circa 100 euro al mese (con formule flessibili da 3 a 6 mesi, manutenzione e accessori inclusi). Del resto, le bici da trasporto rappresentano oggi una componente essenziale dell’economia a pedali e, come abbiamo spesso analizzato, sono a tutti gli effetti la nuova frontiera del trasporto in città, capaci di ottimizzare i tempi e tagliare i costi operativi delle piccole e medie imprese.
Accessibilità e modelli per tutti i gusti
L’inclusività è un altro pilastro della strategia francese. Véligo non lascia indietro nessuno: la flotta comprende anche una serie di bici adattate (come i tricicli per adulti), pensate per permettere anche a chi ha ridotta mobilità o necessità fisiche specifiche di ritrovare la gioia e l’autonomia dello spostamento attivo.
Per chi preferisce soluzioni diverse dalle ebike tradizionali, il servizio propone anche pratiche bici pieghevoli (a 22€ al mese) o le intramontabili biciclette muscolari (meccaniche), offerte a un prezzo simbolico di partenza di soli 10 euro mensili, perfette per i brevi tragitti in pianura.
A supportare questa enorme comunità di nuovi ciclisti urbani, Île-de-France Mobilités ha creato una rete di “Maisons du vélo”. Si tratta di veri e propri hub fisici, sia in sede fissa che in versione itinerante, disseminati su tutto il territorio. In queste strutture i cittadini possono richiedere informazioni, effettuare test ride per trovare il modello più adatto, ritirare la bicicletta e accedere ai servizi di assistenza e riparazione inclusi nell’abbonamento.
Un modello che fa scuola
La formula di Véligo Location ci insegna una lezione da tenere a mente: le infrastrutture ciclabili – indispensabili per la sicurezza – funzionano al massimo delle loro potenzialità se accompagnate da politiche attive e intelligenti che facilitano l’accesso al mezzo.
Abbassare la barriera d’ingresso economica, permettendo a chiunque di tenere con sé un’ebike o una cargo bike a pedalata assistita di alta qualità per un semestre, genera una nuova abitudine che difficilmente verrà abbandonata. È un formidabile volàno per la sostenibilità urbana; un modello vincente che, ci auguriamo, possa presto ispirare operazioni simili anche nelle nostre città italiane.
[Fonte]


















Stiamo parlando di paesi civili quindi il paragone tra la cioccolata e la ….. non ha senso. Da noi i sindaci, sia di destra che ‘progressisti’ pensano al mattone e a far felici i costruttori. Dei cittadini non gliene importa nulla.
Quando leggo di cosa fanno oltr’Alpe per incentivare la mobilità dolce mi assale un sentimento ambivalente: da un lato l’apprezzamento perché l’Europa sta tracciando la linea del futuro credendoci sempre di più, dall’altro lo sconcerto per l’arretratezza del nostro Paese dove milioni di connazionali e lo schieramento politico che li rappresenta stanno opponendo una ferma resistenza che guarda al passato o alla mobilità di certe città extraeuropee come modello, tipo Il Cairo. Emblematica la sconcertante protesta a Roma contro le piste ciclabili da parte di Fratelli d’Italia, che qualche mese fa ha indetto una manifestazione contro, poi non tenutasi perché le circa centinaia di loro auto avrebbero bloccato il traffico. Eppure questa posizione retrograda ha tanto consenso e lo stesso governo e il ministero del pessimo Salvini la sostiene tagliando i fondi per la mobilità dolce.
Decathlon Rent esiste da anni, un paio di anni fa con la mia compagna abbiamo affittato 2 bici elettriche per 4 mesi da giugno a settembre, ci siamo trovati benissimo, i prezzi erano molto convenienti se non erro 45 euro al mese, poi il prezzo cambia a secondo del modello noleggiato.
io vedo la bici elettrica come retrofix della classica, che ha un disegno ottimizzato per propulsione a pedale.
che però ha scarsa compatibilità con l’anatomia umano, basta pensare alla posizione curva della schiena, la pressione continua sul sellino e pure interferenza coi genitali.
se ci sono problemi alle articolazioni pure la pedalata può divenire impossibile.
quindi è un mezzo di transizione, compatibile con le abitudine della gente, ma destinato ad essere sostituito con un mezzo ottimizzato per propulsione elettrica.
ad oggi vedo solo il monopattino che consente una posizione naturale del corpo, e invece di bocciare dovrebbe essere offerto in prova con questi metodi.
Io lo considero come un windsurf da strada, si guida alla stessa maniera, con lo spostamento del peso, e questi movimenti permettono la distending di molti muscoli con un effetto molto rilassante.
Iniziativa più che lodevole, vedo però che non si parla mai della formazione dei ciclisti.
Non voglio essere frainteso, non parlo della formazione intesa come regole della strada, segnali e precedenze, che è facile e immediata.
Parlo invece del ‘saper andare bene in bici’ che comprende il saper scegliere la bici più adatta a se, saperla regolare, stare nel traffico cittadino senza paura, scegliere i percorsi migliori senza badare al navigatore, saper fare un minimo di manutenzione, amare la libertà che solo la bici ti può dare… Queste sono le cose che fanno diventare autonomi nell’utilizzo delle biciclette.
In Europa a che punto siamo?
Solo nel Regno Unito ho visto qualcosa di simile:
http://www.bikeability.org
“Ma la vera spinta arriva dai rimborsi aziendali: in Francia, se il datore di lavoro copre il 50% dell’abbonamento (esattamente come avviene per il trasporto pubblico)”
in Italia è già tanto se ti danno lo stipendio, figurati se ti rimborsano i mezzi pubblici o la bici elettrica!!!