Le crisi energetiche degli ultimi anni hanno riportato sempre più al centro il tema della dipendenza europea dal petrolio. Prezzi dei carburanti instabili, tensioni geopolitiche e costi sempre più alti per famiglie e imprese stanno spingendo Istituzioni e le Amministrazioni cittadine a ripensare il modello di mobilità costruito negli ultimi decenni attorno all’automobile privata.
È in questo contesto che nasce il manifesto “Car is out, bike is in”, firmato anche dal network europeo POLIS, organizzazione che riunisce città e regioni impegnate nella mobilità sostenibile. Il documento sostiene una tesi molto chiara: aumentare gli spostamenti in bicicletta non è soltanto una scelta ambientale, ma anche una strategia concreta per ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dai combustibili fossili.
Secondo il manifesto, investire sulla ciclabilità significa abbassare i consumi energetici, ridurre la vulnerabilità economica legata al petrolio e rendere le città più resilienti. Non a caso, il testo collega direttamente la diffusione della bici alla sicurezza energetica europea, tema diventato centrale dopo gli shock sui prezzi dell’energia degli ultimi anni.
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Le 10 azioni per l’indipendenza energetica (grazie alla bici)
Secondo il manifesto promosso da ECF (European Cyclists’ Federation), investire sulla ciclabilità significa abbassare i consumi energetici, ridurre la vulnerabilità economica legata al petrolio e rendere le città più resilienti. Il testo delinea un percorso concreto in 10 punti chiave, che spaziano da interventi d’urgenza a riforme strutturali, per cambiare definitivamente il volto della nostra mobilità:
- Corsie ciclabili d’emergenza: riallocare rapidamente lo spazio stradale per proteggere
chi sceglie la bici nei momenti di crisi. - Zone 30 diffuse: abbassare i limiti di velocità per ridurre i consumi di carburante e
migliorare la sicurezza. - Incentivi all’acquisto e alla riparazione: bonus per bici ed ebike, ma anche supporto
economico per la manutenzione. - Giornate senz’auto: organizzare eventi regolari per promuovere un uso alternativo e
sociale dello spazio pubblico. - Intermodalità semplificata: facilitare il trasporto delle bici – ed ebike – su treni, autobus e
metropolitane. - Programmi di bike-leasing: introdurre incentivi fiscali per le flotte aziendali e per il
noleggio ai dipendenti. - Finanziamenti garantiti: destinare stabilmente almeno il 10% del budget dei trasporti
alla mobilità attiva. - Infrastrutture di qualità: superare gli interventi isolati per costruire reti ciclabili connesse,
sicure e continue. - Piani “A scuola in bici”: creare percorsi sicuri casa-scuola per educare le nuove
generazioni. - Competenze istituzionali: investire nella formazione di tecnici e pianificatori specializzati
nella mobilità ciclistica.

La città a 30 km/h come modello europeo
Dentro questa trasformazione c’è però un elemento fondamentale: la sicurezza stradale. Perché se le persone devono lasciare l’auto a casa, devono anche sentirsi sicure quando scelgono di pedalare.
Su questo punto arrivano dati interessanti dalla nuova indagine pubblicata da Eurocities, il network che rappresenta oltre 200 città europee. Secondo il sondaggio, il 75% delle città che hanno introdotto limiti a 30 km/h in aree urbane ha registrato una diminuzione di morti e feriti sulle strade.
L’aspetto più interessante è che i benefici non riguardano solo la sicurezza. Il 91% delle città intervistate segnala effetti positivi più ampi, tra cui meno rumore, meno inquinamento e un aumento della mobilità attiva, quindi anche dell’uso della bicicletta.
Il report evidenzia inoltre come i timori legati a traffico e congestione si siano rivelati in gran parte infondati: molte città dichiarano infatti di non aver registrato peggioramenti significativi nei tempi di percorrenza dopo l’introduzione delle Zone 30.

Meno auto, più resilienza: la bicicletta come tema europeo
Quello che emerge da questi documenti è un cambio di prospettiva piuttosto netto. Per anni la riduzione dell’uso dell’auto è stata raccontata soprattutto come una questione ecologica. Oggi invece entra sempre di più anche nel dibattito economico ed energetico.
E proprio in questo scenario si inserisce un elemento simbolico importante: il 9 maggio si celebra la Giornata dell’Europa, una ricorrenza che richiama l’idea di integrazione e cooperazione tra Paesi europei. Collocare il tema della mobilità ciclistica dentro questa cornice significa leggerlo anche come parte di un progetto politico più ampio, in cui la transizione energetica e quella urbana diventano strumenti concreti di costruzione europea.
Questo non significa che la transizione sia già compiuta. Molte amministrazioni continuano a incontrare resistenze politiche e culturali quando introducono restrizioni al traffico o abbassano i limiti di velocità. Ma i dati mostrano che, una volta implementate, queste misure tendono a essere accettate molto più rapidamente del previsto.
Ed è forse proprio questo il segnale più interessante della nuova “crisi petrolifera” europea: la bicicletta non viene più vista soltanto come alternativa ecologica o sportiva, ma come parte di una strategia più ampia per rendere le città meno dipendenti dall’automobile e dall’energia fossile.
[Fonti: Polis Network e Eurocities]





















Bisogna avere le bici a ruota alta sui treni Frecciarossa e sull’alta velocità ferroviaria in genere. non si può pretendere che una persona che si deve spostare rapidamente, “saltando” da un treno all’altro si metta a smontare le ruote della bicicletta!!! Germania e Francia ci stanno dando “la pista” in proposito! A quando i portabici sgli Etr 500 e 1000!?