Il Giro d’Italia 2026 ha un finale con cinque salite di carattere radicalmente diverso: un tappone alpino in Valle d’Aosta, una novità assoluta nel Canton Ticino, un muro verticale tra i vigneti del Prosecco, il Passo Giau nel cuore delle Dolomiti, e infine Piancavallo, ultimo trampolino per provare a ribaltare la classifica generale oppure consolidarla, prima della passerella finale a Roma.
Ecco la descrizione dettagliata delle 5 ascese che, secondo noi, faranno la differenza per la vittoria finale.
1. Tappa 14 | Pila (sabato 23 maggio) Valle d’Aosta
Salita 16,5 km | +1.173 m | pendenza max 11%

Pila torna al Giro dopo oltre trent’anni, ma da un versante mai visto prima: l’ascesa parte da Gressan, alle porte di Aosta, e sale per 16,5 chilometri con una pendenza media del 7,1% fino a quota 1.800 metri circa, con una stazione sciistica che si affaccia su uno dei panorami più straordinari d’Italia, Monte Bianco, Cervino, Monte Rosa e Gran Paradiso tutti insieme, se il cielo lo permette.
La salita è regolare, senza strappi brutali, ma è lunga. E la lunghezza, dopo un tappone alpino già selettivo, conta quanto le pendenze. Il profilo somiglia a quelle ascese che non spezzano le gambe subito ma le svuotano lentamente, chilometro dopo chilometro.
Pila ha già scritto pagine di storia: nel 1987 vinse Robert Millar, scalatore scozzese capace di rendere poesia ogni salita; nel 1992 Udo Bölts. Nel 2026 sarà il primo grande banco di prova per gli uomini di classifica [Link].
2. Tappa 16 | Carì, Canton Ticino (martedì 26 maggio) Svizzera
Salita 11,7 km | +932 m | pendenza max 13%

Il Giro d’Italia esce dall’Italia. Nella tappa 16 da Bellinzona, la corsa varca il confine svizzero per arrivare a Carì, piccola terrazza del Canton Ticino oltre i 1.600 metri. Non è la prima volta che il Giro varca le Alpi, ma ogni volta è un evento.
La salita finale misura 11,7 chilometri con una pendenza che si aggira attorno all’8% per gran parte dell’ascesa, salvo un finale con pendenza fino al 13%. Chi conosce il Giro di Svizzera avrà già sentito parlare di questo arrivo: qui vinse Darwin Atapuma nel 2016 e Adam Yates nel 2024.
La tappa è breve ma intensa, un circuito iniziale con salite a Torre e Leontica prima della discesa verso Faido e dell’ascesa conclusiva. Il profilo complessivo favorisce chi sa leggere la corsa e attacca nel momento giusto.
Un’ascesa nuova per la Corsa Rosa, ma già piena di storie da raccontare [Link].
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3. Tappa 18 | Cà del Poggio, Treviso (giovedì 28 maggio) Veneto
Salita 1,1 km | +140 m | pendenza max 19%

Il Muro di Cà del Poggio non è una salita da Giro. È una salita da classica del nord. Breve, spietata, verticale: 1,1 chilometri al 12,3% di media, con punte che toccano il 19%. Si trova a San Pietro di Feletto, tra le Colline del Prosecco di Treviso, patrimonio UNESCO, e ha la strana qualità di certi muri del Nord Europa: ti aspetta muto, e quando arrivi capisci perché ne parlano.
Il Giro lo conosce dal 2009. Da allora è diventato un punto fisso – qui sono passati il Giro U23, il Giro d’Italia Women, i Campionati Italiani del 2010. Ma nella tappa 18, quello che conta è il contesto: siamo a tre giorni dalla fine, la classifica potrebbe essere quasi definita, e chi ha ancora qualcosa da giocare potrebbe sfruttare questo strappo per provare a fare il vuoto.
Un gemellaggio simbolico lo lega al Grammont e al Mûr-de-Bretagne, nell’idea di una rete europea di salite leggendarie. Nel 2026 entra definitivamente in quel Pantheon [Link].
4. Tappa 19 | Passo Giau, Dolomiti (venerdì 29 maggio) Veneto
Salita 9,9 km | +922 m | pendenza max 14%

A 2.305 metri, con 29 tornanti e una pendenza media del 9,3%, il Passo Giau è una delle salite più dure e spettacolari dell’arco alpino. Visto dal basso sembra impossibile. Visto dall’alto, con le Dolomiti intorno e le baite sparse sui prati, è impossibile non capire perché i ciclisti lo amino disperatamente.
Dal versante di Selva di Cadore, quello che affronta il Giro 2026, non c’è un metro di respiro. Si sale sempre, si soffre sempre. Nel 1973 fu José Manuel Fuente a imporsi qui, uno dei pochi scalatori che riusciva davvero a inquietare Merckx. Nel 2021, sotto la pioggia e il freddo, Egan Bernal attaccò in Maglia Rosa e staccò tutti, ipotecando la vittoria finale con un’immagine rimasta impressa.
Nel 2026 il Passo Giau arriva alla penultima tappa di montagna. Tra gli uomini di classifica chi conquisterà la vetta con un margine avrà quasi vinto il Giro. Chi insegue sa che dopo di qui resta solo Piancavallo [Link].
5. Tappa 20 | Piancavallo (sabato 30 maggio) Friuli Venezia Giulia
Salita 14,5 km | +1.131 m | pendenza max 14%
Ogni Giro ha la sua montagna del “giudizio”. Nel 2026 è Piancavallo.
La salita parte in modo brusco, i primi 6,5 chilometri sono al 9,4%, poi si distende leggermente, ma non abbastanza da far tirare il fiato. In 14,5 chilometri si sale di 1.131 metri, con una pendenza media del 7,8%. È una salita che seleziona, che punisce chi è arrivato qui con “il serbatoio” scarico.
Piancavallo conosce il Giro d’Italia dal 1998, quando Marco Pantani lanciò qui la sua cavalcata verso la storica doppietta Giro-Tour. Nel 2017 vinse Mikel Landa, nel 2020 Tao Geoghegan Hart, poi Maglia Rosa finale a Milano. Storie diverse, ma con un filo comune: su questa montagna le classifiche cambiano.
Nel 2026 la tappa 20 da Gemona del Friuli prevede due passaggi su Piancavallo: un GPM intermedio e poi l’arrivo finale. L’ultima occasione prima di Roma per ribaltare tutto, o per blindare la classifica.
[Fonte dati: giroditalia.it]



















lo Stelvio non sara’ mai una tappa, c’e’ sempre neve. Non capisco perche’ il giro d’Italia non viene posticipato a fine maggio ibizio giugno
senza Stelvio/Gavia e Mortirolo non è un buon giro d’italia….scusate è solo un commento personale ma sincero che viene dal cuore di un 73enne che solo per passione li ha percorsi per più volte in bicicletta chiaramente
Gianni