Per anni il mondo della bicicletta ha considerato la presenza femminile come un fenomeno marginale: poche donne in sella, poco interesse e un mercato ritenuto secondario.
Ma forse la domanda giusta è un’altra.
Perché continuiamo a progettare un mercato che parla quasi esclusivamente agli uomini?
La nuova ricerca presentata da Women in Cycling Germany durante la fiera di bici Eurobike, realizzata con IFH Köln, prova a ribaltare il punto di vista. E lo fa con un argomento che l’industria difficilmente potrà ignorare: quello economico. Secondo lo studio, il mercato tedesco della bicicletta potrebbe generare fino a 950 milioni di euro di fatturato aggiuntivo entro il 2030 se riuscisse a coinvolgere davvero il pubblico femminile.

La cifra fa notizia. Ma non è la parte più interessante.
Il settore della bici, dopo gli anni eccezionali del boom pandemico, è entrato in una fase di stagnazione: margini sotto pressione, prezzi in discesa e poche prospettive di crescita. Lo studio parte proprio da qui: se il mercato non cresce più, non basta vendere la stessa bici agli stessi clienti. Servono nuovi ciclisti.
Eppure il gruppo più numeroso continua a essere trattato come marginale.
Le donne rappresentano il 51% della popolazione tedesca, ma generano soltanto il 38% del fatturato del comparto bici. Ancora più bassa è la quota negli accessori, nell’abbigliamento e nei servizi di assistenza. Questo non significa che le donne “comprino meno” per natura. Significa che il mercato continua a non intercettarle.
C’è una frase dello studio che andrebbe appesa negli uffici marketing di molte aziende:
Women are not a low-interest group – they are a high-barrier group.
Tradotto: le donne non sono poco interessate alla bicicletta. Sono quelle che incontrano più ostacoli.
Per anni il settore ha interpretato la minore presenza femminile come una mancanza di domanda. La ricerca dice invece che la domanda esiste, ma viene frenata da fattori concreti.
- Il 49% delle donne dichiara di sentirsi insicura nel traffico.
- Il 56% considera la sicurezza il principale criterio di acquisto.
- Il 51% si affida ai consigli di persone di fiducia prima di comprare una bici.
- Quasi la metà considera fondamentale trovare una bicicletta che si adatti davvero al proprio corpo.
Sono numeri che raccontano molto più delle preferenze di consumo.

Non basta cambiare il prodotto
Un altro elemento interessante della ricerca è la segmentazione delle cicliste.
Le donne non vengono descritte come un unico gruppo omogeneo, ma come cinque profili diversi. E quasi la metà appartiene a due categorie molto precise: chi cerca soprattutto sicurezza e chi cerca supporto e accompagnamento.
In altre parole, il problema non è progettare una bici diversa.
È progettare un’esperienza diversa.
- Il negozio.
- La consulenza.
- I servizi.
- Le informazioni.
- La manutenzione.
- Le opportunità di prova.
- La comunicazione.
Tutto ciò che oggi viene considerato “contorno” diventa invece parte integrante del prodotto.

E l’Italia?
Qui arriva la domanda che mi interessa. La Germania ha messo nero su bianco quello che molte persone intuivano già. Ma noi?
In Italia non disponiamo ancora di un’analisi economica così dettagliata sul valore delle donne nel mercato della bicicletta.
Eppure basterebbe osservare alcuni fenomeni: la crescita dell’ebike, del cicloturismo ( 50% dei cicloviaggiatori in bici sono donne) l’interesse per la mobilità quotidiana, il successo delle lezioni per andare in bici per i principianti, delle community femminili e delle iniziative dedicate.
Forse non ci manca il pubblico. Ci manca ancora la capacità di ascoltarlo.
Perché, se questa ricerca ha ragione, il futuro del mercato della bici non passa semplicemente dall’innovazione tecnologica. Passa dalla capacità di rimuovere le barriere che ancora oggi impediscono a milioni di donne di sentirsi davvero parte del mondo della bicicletta.
E questa non è una questione “femminile”.
È una questione industriale.
Women in Cycling è una rete internazionale che promuove una maggiore presenza femminile nel settore della bicicletta, sia tra le professioniste sia tra le persone che scelgono di pedalare. Anche in Italia è attiva Women in Cycling Italy, che organizza eventi, incontri e attività di networking per favorire l’ingresso di nuove professioniste nell’industria della bici e incentivare sempre più donne a utilizzare la bicicletta.





















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