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Cosa vogliono le donne che viaggiano in bici

Cosa vogliono le donne che viaggiano in bici
Veronica Rizzoli e Simona Pergola: due cicloviaggiatrici alla scoperta della Ciclovia Etruria (foto di repertorio)

Il mondo del cicloturismo sta cambiando faccia e sta diventando sempre più plurale. Dimenticate lo stereotipo del ciclista ossessionato dal cronometro e dal carbonio: la vera rivoluzione del viaggiare in bici è guidata dalle donne. A confermarlo, dati alla mano, è il 6° Rapporto sul cicloturismo 2026, realizzato da Isnart-Legambiente in collaborazione con Bikenomist.

Nel 2025, l’utenza femminile è cresciuta in modo impressionante, arrivando a rappresentare il 47% dei cicloturisti in Italia, con un salto di ben 17 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ma chi sono queste viaggiatrici e, soprattutto, di cosa hanno bisogno i territori per accoglierle al meglio?

Viaggi più lunghi, senza guardare il cronometro

L’identikit tracciato dal rapporto ci restituisce un profilo molto chiaro. Le cicloturiste sono mediamente più giovani dei cicloturisti maschi, concentrandosi maggiormente nella fascia d’età tra i 45 e i 54 anni (23,8%), mentre la popolazione cicloturistica maschile tende a essere più anziana. Il loro approccio al viaggio è diametralmente opposto a quello puramente sportivo: solo l’1,7% delle donne cerca la prestazione, l’allenamento o il grande dislivello. Al contrario, le viaggiatrici si identificano pienamente nella figura del cicloturista “slow” o contemplativo (21,5%), che si muove per immergersi nel paesaggio e nella cultura locale, spesso abbracciando lo stile itinerante e il bikepacking.

Se è vero che viaggiano con meno frequenza durante l’anno rispetto agli uomini (il 37,1% fa un solo viaggio cicloturistico annuo), quando partono lo fanno sul serio. Le donne preferiscono organizzare viaggi nettamente più lunghi: il 26,1% opta per vacanze dai 6 ai 10 giorni, e un coraggioso 12,7% supera addirittura i 10 giorni in sella.

Meno spese per la bici, più budget per i servizi

C’è un mito da sfatare: le cicloturiste spendono esattamente quanto gli uomini nel budget giornaliero per alloggio, cibo ed extra in viaggio. La differenza macroscopica sta in come distribuiscono queste risorse. Le donne investono cifre molto inferiori nell’acquisto del mezzo meccanico: quasi un terzo di loro (32,4%) viaggia con una bicicletta pagata meno di 1.000 euro. Anche la spesa continua per la manutenzione e l’attrezzatura tecnica “premium” è marginale, fermandosi ad appena il 4,5% del campione femminile.

Invece di comprare bici costosissime o cambiare mezzo di continuo, le donne si dimostrano estremamente propense al noleggio: ben il 63,4% ha già noleggiato una bicicletta in passato. Questo le rende un target potenziale perfetto per i servizi di rent-a-bike “in loco”, specialmente per le ebike di alta gamma, che evitano lo stress del trasporto e l’onere dell’acquisto.

Per quanto riguarda il budget della vacanza, le donne tendono a preferire un’allocazione che garantisca maggiore comfort nel pernottamento, cercando alloggi sicuri e accoglienti. Ma, soprattutto, sono disposte a destinare una quota del loro budget per pagare servizi logistici e “soluzioni salva-fatica”, come il trasporto bagagli, navette di recupero o trasporti locali per coprire tappe intermedie, permettendo loro di godersi l’itinerario senza l’ansia della prestazione.

Focus ➡️ Scarica la presentazione di Bikenomist sui Macrotrend del Cicloturismo 2026

Percorsi sicuri e trasporti integrati: le priorità assolute

Se c’è un messaggio forte che arriva dalla community femminile, è la richiesta di infrastrutture adeguate. Ben l’85,6% delle donne pagherebbe un extra pur di avere la garanzia di pedalare su percorsi sicuri e protetti dal traffico.

Il secondo grande ostacolo è la logistica per raggiungere la destinazione. Le donne ritengono indispensabile l’intermodalità, ovvero l’integrazione del trasporto bici su treni e autobus, segnalandone la mancanza cronica in Italia molto più frequentemente degli uomini (13,5%).

Infine, durante il viaggio, avvertono una necessità vitale di supporto infrastrutturale di base: punti acqua, aree di ristoro regolari lungo il percorso e officine per l’assistenza.

I dati parlano chiaro: per attrarre il vasto e crescente pubblico femminile, l’industria del cicloturismo e gli operatori territoriali devono cambiare marcia. Il settore dell’abbigliamento e dell’attrezzatura tecnica è ancora un mercato in gran parte inesplorato, spesso carente di soluzioni logistiche come borse o selle studiate adeguatamente per le conformazioni femminili.

Non serve cercare di vendere a tutti i costi l’ultimo modello di bici aerodinamica; serve piuttosto investire su reti ciclabili protette, collegamenti intermodali efficienti e reti di noleggio affidabili, in linea con gli obiettivi di inclusione promossi anche da network europei come Women in Cycling.

Focus ➡️ Scarica il Rapporto Isnart-Legambiente “Viaggiare con la bici 2026”

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Commenti

  1. Carlo Alberto ha detto:

    C’è una cosa che non mi è chiara: se i dati raccolti tramite il questionario somministrato ai lettori
    di Bikeitalia indicano una netta prevalenza maschile nelle risposte (78,7% uomini, 22,3% donne) come è possibile che nell’istogramma per classi di età la colonna femmine sia sempre superiore a quella maschi, tranne nella classe over 65?

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