Ho partecipato al convegno Donne e Mobilità a Bologna, un evento tutto esaurito, puntuale e molto ben organizzato, in un momento cruciale. Non perché un convegno possa risolvere problemi strutturali, ma perché può aiutare a iniziare a costruire strumenti concreti per migliorare le condizioni di accesso alla mobilità, al lavoro e alla città.
Il punto di partenza è semplice e politico allo stesso tempo: la mobilità determina l’accesso alla società. Le disuguaglianze negli spostamenti producono disuguaglianze sociali. Questo convegno nasce anche dal percorso delle certificazioni per la parità di genere (UNI/PdR 125:2022) e dalla volontà di mettere a sistema buone pratiche già esistenti, unendo aziende, associazioni e istituzioni che lavorano su questi temi. Fermarsi a servizi “rosa” non è fare parità di genere: è semplificare un problema complesso.

Domande chiave che sono emerse durante i panel del convegno: Come si spostano le donne? E dove lavorano le donne (e dove non lavorano ancora)?
Come si muovono le donne
Come ha ricordato Simona Larghetti, Consigliera delegata alla Mobilità sostenibile della Città Metropolitana di Bologna, la mobilità non ha genere, ma le giornate sì. A parità di distanza, le donne compiono più spostamenti frammentati: lavoro, figli, famiglia, cura degli anziani. Una mobilità fatta di catene di viaggi brevi, complessi e spesso non considerati nella progettazione.
I dati sulla sharing mobility lo confermano, le donne usano molto meno i veicoli in sharing rispetto agli uomini: molti servizi sono pensati per una sola persona, costano e non rispondono a esigenze articolate.
A Roma l’uso forzato dell’auto, dovuto alla carenza di trasporto pubblico, espone soprattutto le donne a maggiori rischi: quattro spostamenti brevi al giorno diventano una condizione di pericolo costante. Non a caso, il 45% delle morti sul lavoro femminili avviene durante il tragitto casa-lavoro, trasformando la mobilità urbana in un problema di sicurezza e disuguaglianza. E poi si aggiunge il dato che le donne guidano auto mediamente più piccole e più vecchie, quindi sono anche più vulnerabili.
A Milano le donne effettuano più spostamenti occasionali non legati al lavoro e si muovono soprattutto sulla prossimità, rendendo essenziali i mezzi pubblici, la bicicletta e i servizi di sharing. Con una percentuale di donne senza patente doppia rispetto agli uomini (34% contro 15%), il bisogno di servizi di mobilità accessibili e capillari diventa una condizione necessaria per garantire autonomia e inclusione. Una proposta interessante emersa dal dibattito è usare il gender gap come indicatore di qualità del sistema di mobilità: se funziona per le donne, funziona meglio per tutti.
La mobilità ridotta cresce con l’età ed è spesso legata all’accompagnamento di persone non autonome. L’aumento e la complessità degli spostamenti spingono verso l’uso dell’auto privata, mentre il trasporto pubblico, in molte aree, resta insufficiente per qualità e frequenza.

Dove non lavorano le donne
Nel settore dei trasporti la presenza femminile resta ancora bassa, e questo si riflette anche sui servizi offerti. Durante il convegno, aziende di trasporto pubblico come il Gruppo FS, TPER e ATM hanno presentato le proprie politiche per la parità di genere, illustrando le iniziative messe in campo per aumentare l’accesso delle donne al lavoro, migliorare le condizioni interne e rendere il settore più inclusivo.
Nell’intervento di Barbara Bonciani, con una lunga esperienza nel settore, ha sottolineato la questione di genere nel settore portuale e marittimo. In Italia solo il 6% delle persone che lavorano nei porti sono donne, un dato che evidenzia un forte squilibrio. “Deve cambiare, perché il settore ha bisogno di persone altamente preparate, indipendentemente dal genere: i talenti non hanno genere”.
Cosa porto a casa
Porto a casa una convinzione ancora più forte: capire come si muovono le donne non è un tema di nicchia, ma una chiave per costruire città più giuste, sicure e accessibili. Se una città è percorribile, sicura e praticabile per chi si muove di più, accompagna, incastra tempi e spazi, allora funziona meglio per chiunque. Il resto è retorica sulla sostenibilità.
Le esperienze raccontate da Bologna a Brescia, da Milano a Verona mostrano che includere le donne nella progettazione urbana migliora la città per tutti come atlanti di genere, servizi notturni, spazi di prossimità, corsi di bici per donne. Interventi spesso semplici, ma con un grande impatto sulla qualità della vita. Fare rete e condividere conoscenze è essenziale: ricominciare ogni volta da zero è una perdita di tempo e risorse che non possiamo più permetterci.
Durante il convegno Donne e Mobilità promosso da Roma Servizi per la Mobilità, Isfort, TRT, Associazione Sipotra, Associazione FederMobilità, ASSTRA, TPER SPA è stato presentato il Position Paper “Elementi per una Carta della Mobilità delle Donne” propedeutico al confronto per disegnare un sistema di trasporto più inclusivo, flessibile e sicuro e valorizzare le professioni delle donne nella mobilità.
Bikeitalia è orgogliosamente media partner del convegno Donne e mobilità, un confronto necessario per costruire città più eque, sicure e accessibili.
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Iniziativa apprezzabile, senza dubbio. Anche la mia compagna, oltre ai giri in MTB, usa frequentemente la city-bike per gli spostamenti urbani ed ha letto con interesse l’articolo.
Dato l’argomento, però, colgo l’occasione per una riflessione di ampio respiro (che non riguarda la pregevole iniziativa riportata nell’articolo): le politiche volte a creare condizioni paritarie tra uomini e donne sono sacrosante ed indice di civiltà. Tuttavia, come in ogni ambito, gli eccessi non portano a soluzioni equilibrate.
In altre parole, temo che a fronte di buoni propositi, a volte ci sia il rischio di perdere di vista il concetto naturale secondo cui “uomo e donna sono diversi, al fine di integrarsi reciprocamente”.
Quindi, va benissimo l’equiparazione dei diritti ma, allo stesso tempo, bisognerebbe pure investire nell’educazione delle diverse peculiarità, che distinguono i due generi.
[Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]