Voglia di bici, voglia di mare: così comincia il mio viaggio, alla fine di un agosto del 1998, quando la Marca Leone – la mia bici da granturismo costruita da un artigiano piemontese – sembra chiamarmi fuori di casa come un vecchio amico impaziente. Ho trentacinque anni, un allenamento fresco di chilometri e una curiosità che non conosce tregua. È il primo tassello di un’avventura che, senza che io lo sappia, durerà vent’anni: un periplo lento, frammentato, ostinato, lungo tutte le coste italiane, lasciando che la linea blu del mare diventi la mia bussola.
Le prime tappe scorrono veloci, figlie di un ciclismo “ultra” che allora mi sembrava la forma più pura di libertà: partenze all’alba, orizzonti che si spostano a ogni giro di ruota, la sensazione di poter attraversare il mondo con la sola forza delle gambe. Poi la vita cambia ritmo: arrivano Marta, Camilla, poi Virginia e il viaggio si fa più largo, più condiviso. La bici non è più solo sfida, ma casa mobile, un modo di stare insieme, di guardare il paesaggio con occhi nuovi. Le soste diventano racconti, gli incontri diventano mappe emotive.


L’esperienza nelle randonnées e nella Parigi-Brest-Parigi mi insegna una lezione decisiva: separare la prestazione dalla scoperta. Da quel momento il viaggio non è più una corsa contro il tempo, ma un esercizio di attenzione. Le coste italiane – da Trieste a Ventimiglia, passando per le pieghe della Basilicata coast to coast – si rivelano un archivio infinito di storie: pescatori che parlano come il vento, anziani che custodiscono memorie di mare, bambini che salutano i ciclisti come fossero esploratori.
Ogni tappa è un piccolo mondo: la luce che cambia, il profumo della salsedine, il silenzio delle strade secondarie, la sorpresa di un paesaggio che non avevo mai guardato davvero. E quando un grave problema di salute mi costringe a rallentare, il viaggio trova una nuova forma: alcuni tratti li percorro a piedi, sulla sabbia, con la stessa ostinazione di sempre. Capisco allora che pedalare non è solo muoversi: è un modo di stare al mondo, di ascoltarlo, di lasciarsi cambiare.


Pedalando nel Blu è il diario di questa trasformazione: un mosaico di luoghi, persone, emozioni, scritto per chi crede che le avventure grandi lievitino lentamente. È il racconto di come la bici, il mare e il tempo possano insegnare a guardare oltre la punta del naso, un chilometro dopo l’altro.
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[Giovanni Capirone]
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