Il Fortore, terra da scoprire a pedali - Bikeitalia.it

Il Fortore, terra da scoprire a pedali

Le strade del Fortore sono strade di paesaggi. Terra secondaria, sospesa tra le alture dell’Appennino, tra Campania e Puglia, il Fortore è un piccolissimo pezzo di mondo declassato a luogo inferiore, desolato, dove è complicato far crescere i sogni. Invece la bellezza sta proprio nei suoi “limiti” che, nei pedali, concedono l’opportunità preziosa di assaporare il gusto semplice della scoperta. Il Fortore è luogo essenziale, spazio ideale per cercare riparo tra campi coltivati, nella serenità silenziosa dei suoi rilievi, nei borghi che hanno cercato la loro identità, la stanno valorizzando e avvertono la meraviglia di non essere secondi a nessuno.

Un incanto. Salite e discese, quasi mai pianure. Manubrio stretto tra le mani e occhi persi sulle cime severe, sui piccoli corsi d’acqua, tra le strade mai tanto a lungo senza curve, tra le pale eoliche che si distinguono nel vento, tra cielo e terra.

La Strada provinciale 55 (qui, per tutti ’a trentaquatto) è la mia strada. Parto da Molinara, paese dell’extravergine secolare, di una nuova varietà scoperta e solo qui rintracciata. Al bivio di San Marco dei Cavoti, paese dei torroncini, si arriva su una serie di rotonde che smistano in più direzioni. Seguendo il cartello per Campobasso, si attraversa il Franzeze e si incrocia proprio la 55. Da questo versante la strada sale per sei chilometri, scollina e poi due rampe portano sulla riva del lago di San Giovanni a Mazzocca nel comune di Foiano di Val Fortore. Vicino al santuario c’è una baita di montagna e un boschetto attrezzato.

La 55 si può raggiungere attraverso il percorso inverso. Al bivio di San Marco, invece di aggrovigliarsi nelle rotonde, si svolta a destra sulla Strada provinciale 51 detta Appulo Fortorina che accompagna il Fortore fino al confine con la Puglia. Per arrivare sulla trentaquatto, ad un incrocio, appena superato il Passo Casone Cocca (1.050 m), bisogna seguire le indicazioni per Baselice, costeggiare il lago di San Giovanni e iniziare l’ascesa. La salita della 55 dalla parte del lago è più corta. La pendenza media, in entrambi i versanti, è intorno al 5 per cento.

Ho un affetto particolare per questa strada del Fortore. Ci sono le cime più alte e c’è la storia. Pedalando sulla trentaquatto si può arrivare sul Monte San Marco (detto anche il Telegrafo), che supera di un soffio i mille metri. Nella Seconda guerra mondiale era un avamposto tedesco. Nei primi giorni di ottobre del ’43 il Fortore fu liberato dalle forze alleate. Ci fu una grossa battaglia. Un solo tedesco fu fatto prigioniero, poi linciato in piazza a San Marco dei Cavoti.

Non è la sola cima, il Telegrafo, sulla 55. Toppo delle Felci, proprio di fronte, lega la sua storia ai briganti. Nel punto più alto del bosco, i briganti avevano l’opportunità di scorgere l’avvicinarsi di persone e di soldati. Ci sono le pale sulla 55, ma non c’è panorama nel Fortore senza pale e non c’è giorno senza vento. Mille più mille le turbine che girano nel vento pulito che soffia e aiuta il mondo a mantenere un giusto equilibrio. Che poi è il mestiere di chi sa muoversi in bicicletta, di chi si concede il vantaggio di pedalare e misurare la bellezza attraverso la fatica.

[Rocco Cirocco – autore de “Il Fortore nei pedali” (Natan edizioni, 2018)]

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