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Lazio Trail 2019: racconto di un’avventura in bikepacking

Diari, Gravel, News • di

Il Lazio Trail è un’avventura in bikepacking organizzata dalla ASD slowbike, che si svolge ogni anno e che ha come cornice le zone più impervie della regione laziale.

E’ la terza volta che partecipo, ma ogni anno vale la pena tornarci, perché il percorso e le modalità di svolgimento offrono sempre nuovi stimoli per affrontarlo. Nel 2019, in particolare, oltre ai consueti tracciati che potremmo definire “lungo” e “corto” (di rispettivamente circa 370Km per 6.500m d+ e 570Km per 12.000 d+, modificati rispetto alle precedenti edizioni) è stato inserito anche l’“extreme”, destinato a ciclisti molto determinati, con i suoi 850Km e 21.000m d+, irti di difficoltà. La modalità, invece, è sempre la stessa: massima libertà nel pedalare soli o in compagnia, dormendo in bivacchi o in strutture, purché si usufruisca di ciò che è disponibile a tutti lungo il percorso. Quest’anno, quale servizio in più, c’è stato il tracciamento in diretta dei partecipanti tramite l’App Neveralone e il sito Endu, una soluzione interessante per consentire ai partecipanti di essere seguiti da casa e per conoscere sul terreno le rispettive posizioni.

Lazio Trail 2019: il racconto

Lazio Trail Bikepacking
La mia scelta, per spirito d’avventura, sarebbe caduta sull’extreme, ma per motivi di tempo ho alla fine optato per il cosiddetto 350 nel week end della partenza ufficiale di gruppo, avvenuta il 14 settembre dal campo dell’Appia Rugby (sito all’interno del suggestivo Parco degli Acquedotti, alla periferia meridionale della Capitale). Tuttavia, non ho resistito a concedermi anche il 550 in solitaria, un paio di settimane prima, per non rinunciare a quel trail che per me segna un po’ la fine dell’estate e della stagione del bikepacking. Fatta questa premessa, ritengo perciò di poter dare ai potenziali partecipanti al Lazio Trail qualche informazione utile su come orientarsi nella scelta del percorso a loro più congeniale.
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La partenza è comune per tutti, così come lo spirito dell’evento, il cui scopo è attraversare le cinque provincie del Lazio – toccando alcuni checkpoint, al tempo stesso punti di controllo e di potenziale rifornimento – godendo delle bellezze naturalistiche e culturali che si incontrano. Dal parco ci si dirige in salita verso i Castelli Romani, percorrendo l’iconico basolato dell’Appia Antica, ornata dai monumenti funebri che l’hanno resa tanto celebre.
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Giunti al lago di Castelgandolfo, le strade si dividono e il 350 resta più scorrevole (gli organizzatori lo definiscono come pedalabile con bici gravel, benché con copertoni più generosi del solito) mentre il 550 comincia ad affrontare le prime difficoltà, addentrandosi su sentieri non sempre percorribili in sella. Le altimetrie e i fondi affrontati sono ovviamente proporzionati al tipo di percorso scelto, mentre alcuni dei luoghi attraversati, particolarmente belli, sono i medesimi.
Voglio citare alcuni dei punti distintivi del 350, che potrebbe essere considerato un percorso entry level per i neofiti del bikepacking. Intanto, la ferrovia soppressa Paliano-Fiuggi, oggi ciclovia, poi il sentiero che costeggia il fiume Aniene, con la possibilità di deviare per l’incantevole laghetto di San Benedetto.
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È opportuno a questo punto fare rifornimenti a Subiaco, dove si trova anche un supermercato, poiché il successivo tratto verso Mandela è abbastanza lungo e, oltrepassato quel paese, anche abbastanza impervio… per dare un assaggio di come sarebbe affrontare le varianti più lunghe del trail. Un tratto che adoro in particolar modo, nonostante sia su asfalto, è quello che va da Licenza a Orvinio, bellissimi borghi nei quali si può cenare e pernottare agevolmente, se avete avuto abbastanza gambe da giungervi prima di notte! Da qui, si entra in Sabina.
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Ci sarebbe da parlare di molti paesi, ma l’Abbazia di Farfa varerebbe da sola il tragitto affrontato. Non da meno si rivela il viterbese, del quale menzioniamo Calcata Vecchia – che ha la medesima conformazione e segue le sorti della più nota Civita di Bagnoregio – ma anche di Monterosi, dopo il quale si scorgono i laghi di Bracciano e Martignano, ancora vivaci nei caldi fine settimana di settembre. Il riavvicinamento verso Roma avviene tramite la francigena o sue varianti, consentendoci di assistere a veri spettacoli della natura, come le cascate di Monte Gelato all’interno del Parco di Veio.
Un trancio di pizza a Formello è sicuramente un intervallo piacevole, come pure scoprire il borgo di Isola Farnese, che sembra uscito da un quadro d’epoca. Il rientro a Roma è poi agevole lungo la ciclabile che costeggia il Tevere, finché le meravigliose scoperte di un giro turistico dentro Roma ci riportano al punto di partenza, stanchi ma nel contempo più ricchi nell’animo.
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Per quanto riguarda il 550, esso si addentra più in profondità nella provincia di Latina fino ai monti Lepini, passando per l’oasi naturalistica di Ninfa, Sermoneta e il suo borgo fortificato, Bassiano col prosciutto e il pecorino a chilometri zero (nemmeno sto a consigliarvi cosa gustare in zona!).
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Il tragitto che conduce alla provincia di Frosinone non è certo agevole, considerata l’orografia della zona, ma l’arrivo ad Anagni è tanto duro quanto bello e sicuramente vi si può trovare un ristoro “da Papi”. I chilometri percorsi sono già tanti, ma il primo check point è a Fiuggi e si può decidere di proseguire ancora un po’, ma non troppo, poiché verso Trevi, oltre al famoso Arco (sito archeologico del IV – III Secolo a.C. che spicca in un sentiero praticato, oggi, da escursionisti e pastori), ci sono sentieri che possono diventare fangosi e aspre pietraie.
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Consigliata una sosta all’alimentari in piazza al successivo paese di Altipiani di Arcinazzo, per ricaricarsi in vista del cammino di San Benedetto, già descritto poco sopra quando ho parlato del fiume Aniene. A questo punto, si torna nuovamente a Subiaco, da cui fino a Orvinio si ricalca il tracciato del 350. Il prosieguo è più avventuroso, giungendo al lago del Turano attraverso il bosco tra Pozzaglia Sabina e Castel di Tora, che consiglierei di non affrontare di notte, sia per godere del panorama che evitarne le insidie. La Sabina però, sta entrando solo ora nel vivo: giunti a Cittaducale, si è in vista dei quasi 2.000 metri del Terminillo, la cui ascesa dalla sella di Leonessa è semplificata rispetto al passato ma mai banale.
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La discesa a Cantalice è un sollievo, ma per poco, perché dopo Rieti troviamo alcuni piccoli borghi “dimenticati”, tra cui Rocchette e Tarano, ma soprattutto il bosco tra Contigliano e Cottanello, a tratti abbastanza impegnativo. La consolazione è che a questo punto il più è fatto e ci si avvia verso San Martino al Cimino sopra al lago di Vico e poi Viterbo (nei cui vicoli vi perderete senz’altro), per pedalare tra castagneti e noccioleti fino a Tuscania e Tarquinia, senza dimenticare che la Tuscia può riservare qualche insidia, soprattutto in caso di pioggia.
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L’arrivo sul mare al Lido di Tarquinia – al Camping Tuscia Tirrenica – ha sempre il suo fascino, in particolar modo se vi si giunge al tramonto in tempo per gustare una birra ristoratrice e indossare la meritata maglia di finisher con su scritto: “I survived Lazio Trail”!!!
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Lazio Trail: Quale bici scegliere?

Quale bici scegliere per affrontare i due percorsi? Quella con cui più vi sentite a vostro agio, possibilmente con rapporti agili e copertoni resistenti, non troppo fini, a meno che non vogliate esibirmi in virtuosismi tra le pietraie e potenziali lunghe camminate, tenuto conto dei dislivelli non sempre contenuti. I partecipanti hanno usato bici full suspended o rigide, con manubrio flat o drop, perciò di base non ci sono preclusioni, se non dettate dalle capacità del ciclista. Il sottoscritto ha pedalato, negli anni, con MTB front o rigida e copertoni da 56/622 all’anteriore e più fini al posteriore, più per limitare i danni da eventuale fango che per giovarsi di una scorrevolezza che non è facile sfruttare, soprattutto nel 550.

Lazio Trail: cosa portare

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L’equipaggiamento consigliato dipende dal meteo (gli acquazzoni non sono infrequenti e in Sabina può fare freddo, la notte, ma le escursioni termiche possono facilmente sorprendere con alte temperature) e da quanti giorni contate di trascorrere in bivacchi o strutture. Sicuramente è meglio portare qualche ricambio e materiale di consumo in più, tenuto conto del peso complessivamente irrisorio e che le città o i paesi in cui trovare assistenza meccanica sono pochi, distanti tra loro e talvolta fuori traccia. Non c’è gloria nel mettersi da soli in difficoltà e poi trovare il modo per uscirne!
Cibo e acqua faranno sicuramente comodo: almeno un pasto e un litro d’acqua, più qualche snack, che non sarà sempre facile reintegrare, considerati gli orari di apertura degli esercizi commerciali nelle località minori.

Concludendo

In conclusione, seguite il consiglio di Daniele e Paolo: divertitevi prima di tutto, vivete il viaggio come un’avventura, godete dei monumenti, dei panorami e delle specialità culinarie che incontrate lungo il percorso. Se poi avete proprio uno spiccato spirito agonistico, che vi spinge a pedalare a testa bassa, l’unico consiglio è di ripetere il giro daccapo, una volta giunti al traguardo… così da gustare tutto ciò che avrete perso alla prima tornata! Il Lazio è ricco di risorse che vanno valorizzate e questo trail è uno dei modi migliori per farlo, soprattutto stando in sella.


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