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Le gare clandestine di ciclismo sono più di quante immagini

Le gare clandestine di ciclismo sono più di quante immagini
Foto di repertorio rappresentativa di una gara di ciclismo
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Un campanile batte le otto del mattino del 15 agosto, giorno di Ferragosto. Le città sono svuotate, le spiagge sono piene. In una delle tante piazze d’Italia, in una località balneare, poco più di settanta persone si ritrovano in sella alla propria bici per una pedalata di poco più di 50 km tra andata e ritorno.

Chi mi racconta di questo raduno informale e un po’ clandestino mi dice che il tutto è nato per conciliare la voglia di andare in bici in un giorno di festa con la tipica giornata al mare con tutta la famiglia: “con un’ora e mezza o due ci si leva il pensiero”. Agli inizi, negli anni ’80, bastava attaccare un foglio nella bacheca del paese con l’orario e il percorso. Ancora oggi mi assicurano che è così, tanto che è consuetudine che diversi turisti appassionati si uniscano alla pedalata, il che negli ultimi anni ha creato qualche disagio per il numero di partecipanti.

Bacheca raduni clandestini

Di piccoli raduni come questo ce ne sono diversi in Italia: numerosi e silenziosi drappelli di ciclisti si danno appuntamento nelle piazze delle città, di fronte a qualche piccolo negozio di bici. Alcuni il percorso lo decidono sul momento, altri lo ricevono su WhatsApp dal volenteroso di turno. In genere si tengono nel fine settimana, “il sabato e la domenica; le strade dove pedaliamo in genere sono meno affollate e il fine settimana addirittura deserte”. Infatti, si scelgono sempre delle piacevoli strade secondarie, serpentoni che salgono in collina, pianure silenziose.

La voglia di pedalare insieme

Da Fasano a Jesolo, passando per Pisa, i Castelli, Cesenatico, Firenze, oltre alle social ride ufficiali e alle iniziative organizzate dalle A.S.D. (associazioni sportive dilettantistiche), esistono raduni informali e spontanei che si pongono obiettivi diversi: goliardiche, competitive o semplici pedalate in compagnia. L’importante è filare via lungo filari di pioppi, larici, faggi, tigli, pedalando verso cascine dai mattoni rossi con del buon cibo o attraversando borghi quasi deserti. Non importa che si tratti di ghiaia, asfalto, ciottoli o radici: i traguardi sono i più diversi, e anche se ci si ritrova in gruppo, non sempre quelli personali coincidono con quelli degli altri. “Alla base c’è la voglia di stare insieme; ad esempio, per me il momento più bello è quando il gruppo arriva in cima alla salita e aspettiamo l’ultimo; quando si fa ritorno, rilassati, si fanno battute e si parla”.

Il passaparola non è più l’avviso in bacheca che ancora oggi viene affisso nel paesino dove ho incontrato la mia fonte, ma è il gruppo WhatsApp, i cui nomi fantasiosi richiamano lo spirito del gruppo: possono essere gastronomici, ironici, punk, classici o criptici. In pochissimi casi non ne hanno, per non farsi troppa pubblicità.

La questione sicurezza

Infatti, uno dei problemi di questi incontri è proprio il loro successo: “ci stiamo ponendo la questione della sicurezza nei confronti di terzi e degli stessi partecipanti”. Ritrovarsi in una social ride spontanea con 200 partecipanti, senza alcuna comunicazione alle autorità pubbliche, pone una serie di problemi legati al Codice della Strada.

Uno su tutti, ad esempio, è l’art. 182, che vieta l’affiancamento dei ciclisti oltre i due. Ci sono eventi di questo tipo che, anno dopo anno, hanno visto crescere il numero dei partecipanti, come mi confermano le fonti che ho contattato. Magari sono strade che vengono scelte da tanti celebri professionisti. “Su Strava, con qualche accorgimento, si può trovare chi e dove. Molti raduni nascono anche così”. Pochi anni fa, grazie all’ego tipico di alcuni ciclisti, che per questo lasciano tracce sulla famosa app, si venne a sapere di una gara clandestina, dove il Codice della Strada veniva “interpretato secondo (in)coscienza”: 73 km da percorrere nel minor tempo possibile.

Così finisce che l’idea nata per caso sotto un ombrellone tra amici, per andare a mangiare un cacciucco livornese al tramonto – magari partendo all’alba dalla costa adriatica – tanto per citare uno dei tanti club nati senza registrazioni e in modo del tutto informale, “è arrivata a radunare anche 200 partecipanti, con tutti i problemi di sicurezza che ne conseguono; basta pensare solo al Muraglione, dove la pendenza e una serie di tornanti di fatto bloccherebbero il traffico” (in quel tratto non è raro il passaggio di qualche camion e bus extraurbano; NdA).

Il valore della clandestinità

Un problema che ad alcune realtà più legate agli ambienti underground sembra non importare, anche se da qualche tempo all’interno di quelle comunità è iniziata una riflessione sulla sicurezza stradale e sull’incolumità di partecipanti e terzi in occasione di eventi clandestini.

Negli ambienti underground, la clandestinità diventa una cosa seria e viene perseguita come valore in sé. Non ci sono iscrizioni, non ci sono sponsor, non ci sono premi. Ci sono gare su circuiti improvvisati: 1 o 2 km al massimo per un tot numero di giri, gare di ciclocross in posti dismessi come vecchie cave e le MonsterTrack, che hanno preso il posto delle AlleyCat Race, importate dalla cultura dei bike messenger delle grandi città degli Stati Uniti. La partecipazione è numerosa, anche se limitata a pochissime città: questo comporta una serie di problemi di natura legale.

Uno degli organizzatori di una gara notturna, in un quartiere periferico di una città del Nord, mi spiega che “il vincitore non vince niente”. I dettagli di una gara notturna non vengono dati a chi ne viene a sapere per la prima volta, ma “esiste un periodo di apprendistato”, per potersi fidare. L’ambito è quello delle “tribù metropolitane” che ruotano intorno ad alcune realtà legate alle occupazioni. Chi organizza questi eventi è convinto che in questo modo si possano “avvicinare sempre più persone al mondo del ciclismo”.

E se qualcuno si fa male?

Chi parla vuole rimanere anonimo: “Tra i vari gruppi con cui siamo in contatto se ne parla. Qualcuno prova alcuni disincentivi come l’inserimento di una quota a pagamento per l’iscrizione oppure la sottoscrizione di un’assicurazione, ma in questo modo si perde lo spirito ‘anarchico’ che ci muove. Ci sono molte situazioni diverse: qualcuno confida sulla qualità dei partecipanti, magari perché ci si conosce nel giro”. Chi parla ci tiene a sottolineare la sua contrarietà, ad esempio, ai raduni non autorizzati con le MTB o con le Enduro. “Non devi farli; il rischio di farsi male è alto, inoltre c’è molta gente sui sentieri, non tutti interpretano allo stesso modo stile e modi di guida. C’è gente che scende come razzi da sentieri battuti da persone che camminano. Una riflessione comunque è necessaria, e alcuni gruppi hanno iniziato a ragionarci”.

Per entrambi – quella più informale e spontanea e quella più legata all’attivismo antagonista – le liberatorie e i moduli di assunzione responsabilità non servono a niente. E sono consapevoli che una polizza assicurativa e una quota di partecipazione possono contenere il numero di partecipanti, facendo però perdere quella parte “randagia, spontanea, indipendente e autonoma che ci contraddistingue”.

Uno degli organizzatori clandestini, quello più radicale, riprende un filo rosso che parte da lontano: “Mio padre faceva delle gite con il dopolavoro. La domenica andavano a gruppi di 100, e una volta che avevano organizzato un giro per i cippi dei caduti durante la guerra di Liberazione, erano in 600!”.

Le due anime del ciclismo

Coppa Cobram del Garda 2023
Coppa Cobram del Garda 2023

Il ciclismo ha avuto da sempre questa vena popolare e aristocratica. Bastino due esempi lontani nel tempo, ma uniti dalla stessa finalità, quella che ancora oggi, nelle sue varie forme, persiste senza tradire quello spirito dello stare insieme, pedalando. Nel 1897 dodici “Audaci”, guidati dallo scultore Vito Pardo, partirono all’alba da Roma e al tramonto arrivarono a Napoli in nove. Da questa impresa presero ispirazione, qualche anno dopo, le randonnée, una delle tante espressioni del ciclismo. Moltissimi anni dopo, negli anni ’60 e ’70, ogni grande azienda organizzava, tramite il dopolavoro, le famigerate gite aziendali. Non è un caso che da quel momento in poi diventa celebre la famosa scena di Fantozzi alla Coppa Cobram (Fantozzi contro Tutti).

Questa popolarità non è mai tramontata, e lo testimonia il gran numero di raduni spontanei e organizzati. I tempi cambiano, e forse il ciclismo, più che popolare, è diventato pop, grazie anche al fatto che – sia organizzato che spontaneo – un evento raduna persone appassionate, al di là della loro appartenenza sociale.

Anche se clandestina… qui si trova la traccia della Classica di Ferragosto

Commenti

  1. Valter Pettinati ha detto:

    Gentile Sig. Coluccia, i ciclisti possono andare in coppia in tutti i centri urbani. Per centri urbani si intendono tutte quelle strade dove ci sono due, tre o più case.
    È scritto chiaro al punto 1:dell’articolo 182 del codice della strada:

    “1. I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due”

    Cerchiamo di fare la giusta informazione.

    Riportiamo di seguito la risposta dell’autore dell’articolo – Bikeitalia.it

    “Gentile Valter,
    ha perfettamente ragione e infatti nell’articolo pongo la questione quando non ci troviamo nei centri abitati” [Luciano Coluccia]

  2. Lorenzo Masi ha detto:

    Non ne sapevo ,quando posso esco in bicicletta gravel abito a Ceccano in provincia di Frosinone e sempre da solo e non ho un itinerario preciso ,hoi miei tempi ed infatti vedo questi ciclisti a tutta ,sembra che faccio a gara , saluti

  3. francesco fiorentini ha detto:

    Sei invidioso e infelice, questi articoli fanno male al ciclismo e te che scrivi questo vuol dire che non sei un amante dei questo sport e fai del male a tutto il movimento, ti preciso che la manifestazione della sassa ail 15 agosto è una tradizione che va avanti da anni e è un modo per divertirsi tra amici della bici e ritrovarsi, spesso ci sono staffette e anche la polizia che chiude la strada, la manifestazione dura 40 min e la mattina presto non c’è traffico. E’ successo che qualcuno si è fatto male ” e non per colpa del ciclista ” e sono stato io stesso a soccorrerlo e a chiamare i soccorsi, quindi quando scrivi un articolo informati bene e magari non inserire le foto di una bacheca dove c’è una foto di persone che non ci sono più e hanno fatto tanto per il ciclismo. Buona giornata.

    Riportiamo di seguito la risposta dell’autore dell’articolo – Bikeitalia.it

    “Gentile Francesco,
    mi dispiace che abbia trovato l’articolo maldisposto verso un piccolo raduno che, al contrario, apprezzo proprio per quello spirito spontaneo e amichevole che lo caratterizza. Uno spirito che si ritrova ancora in molti ambiti del ciclismo e che rende questa pratica sportiva autentica e popolare, grazie a quel ritrovarsi insieme, magari su iniziativa di persone appassionate e mosse da buona volontà.

    Non provo invidia, se non per il semplice fatto di non potervi partecipare. Ho dedicato al raduno citato le prime righe, senza un riferimento esplicito, se non per la traccia disponibile su Strava.
    Avrà avuto modo di leggere che l’articolo intende poi inquadrare un fenomeno abbastanza diffuso, che presenta alcuni aspetti interessanti e altri che sollevano interrogativi.

    Ho cercato di dare conto di esperienze diverse tra loro: alcune informali e tranquille, altre che — pur restando informali — si pongono in modo più radicale. Mi sembra, tuttavia, di non aver confuso lo spirito dell’evento da lei citato con un intento differente.

    Chiudo, per non dilungarmi. Ho verificato con alcune persone coinvolte le modalità con cui questi eventi si svolgono, e loro stessi hanno espresso il proprio parere sull’argomento, che ho riportato tra virgolette.
    La mia intenzione era quella di raccontare, tenendo conto sia dei lati positivi sia di quelli che lo sono meno.

    La ringrazio comunque per il commento: è sempre utile avere un confronto, anche quando è molto critico”. [Luciano Coluccia]

  4. FelicePedalo ha detto:

    Tra le pedalate in compagnia non potete non citare la Critical Mass

    [La Critical Mass come movimento > https://www.bikeitalia.it/tag/critical-mass/ non è ascrivibile a una “gara clandestina” tra ciclisti, per questo non viene citata in questo articolo il cui focus è diverso – Bikeitalia.it]

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