Louise Sutherland viaggiatrice in bicicletta

24 Gennaio 2012

louise-sutherlandLouise Sutherland era un’infermiera originaria della Nuova Zelanda. Lavorava a Londra, quando un giorno decide di partire per un viaggio in bicicletta intorno al mondo. Compra una bici all’asta di beneficenza di una chiesa a Soho, che paga 2 sterline, ed un suo vecchio paziente dell’ospedale a cui aveva prestato cura le costruisce un piccolo rimorchio per sistemarci i bagagli.
All’inizio sembrava che Louise volesse girare il mondo per un capriccio, o non si sa bene per quale motivo. Raccolti documenti e risparmi (circa 50 sterline) parte. E’ il 1949: Louise Sutherland tornerà a Londra nel 1956.
Le incredibili avventure vissute in quei sette anni sono raccontate nel suo libro “I Follow the Wind”.

Il viaggio la porta prima in giro per l’Europa.Al mio arrivo in Italia ho avuto più di un dubbio sulle mie possibilità di sopravvivenza: ero stata avvisata di ciò che era successo ad alcune ragazze in viaggio da sole in quel paese. Non rinunciai comunque a campeggiare dove volevo e ovviamente alla fine nessuno mi fece del male. Gli stessi avvertimenti aumentarono quando mi avvicinai verso la Jugoslavia; mi dissero che era gente che sparava a vista, che erano così poveri che mi avrebbero rubato pure le valvole della camera d’aria“. Alla fine invece la gente fu molto cordiale.

Dalla Jugoslavia va in Grecia e poi in Israele. Lavora tre mesi come missionaria in un ospedale, poi sempre in bicicletta raggiunge la Giordania, dove lavora un altro periodo come bambinaia. Altro tragitto in bici fino a Beirut e altro lavoro di sei mesi. Dopo che gli viene rifiutato il visto per raggiungere Baghdad, è costretta a prendere un treno fino al Golfo Persico e da qui una nave per l’India.

La giovane cicloviaggiatrice viene avvertita di possibili pericoli anche in India. E purtroppo, malgrado ciò viene aggredita da due uomini riuscendo a fuggire appena un autobus appare nei paraggi. “Certamente il ricordo di questo fatto fa male ma la generosità ed il calore di tutti gli altri non possono essere cancellati da un episodio singolo. Dopo, la rabbia ha preso il posto della paura, ero nella posizione in cui tutti mi dicevano: “Visto? Te la sei cercata!

A Delhi viene informata della grave malattia che ha colpito il padre, notizia che la costringe a rientrare in Nuova Zelanda per un anno. Ma questo non segna certamente la fine del suo peregrinare.
Dopo aver lavorato un periodo come aiuto infermiera trascorre cinque mesi a New York, dove arriva con la sua bicicletta e 25 dollari. Qualche tempo dopo viene contattata da una televisione che aveva sentito parlare del suo viaggio in bicicletta e nell’ambito di una trasmissione vince 200 dollari, cifra che le consente di tirare avanti ancora un altro po’.

Un secondo libro del 1982, “The Ride Impossible”, descrive il suo viaggio attraverso la Trans-Amazonian highway. Attacchi da parte di animali selvatici, serpenti velenosi, bande senza legge, la lista dei pericoli da cui fu messa in guardia era infinita, senza contare poi le pessime condizioni della strada per pedalare e la solitudine. “La solitudine non mi preoccupava. Non mi sono mai sentita sola in bicicletta. Avevo lei con cui parlare. Questo viaggio è stato ancora più emozionante di quello precedente e spero mi darà la possibilità di raccogliere fondi per attrezzare una clinica mobile per aiutare le persone che vivono in strada“.

Dopo anni di utilizzo del suo fidato carrellino si convince ad abbandonarlo in favore delle borse laterali da bicicletta. Tra l’altro la Sutherland non era in grado nemmeno di cambiare una gomma, distinguere una valvola o cose simili, dunque come lei dimostra, una buona competenza meccanica non è condizione imprescindibile per viaggiare in bicicletta. Determinazione e tenacia tuttavia lo sono. “Sì, a volte ho avuto paura. C’erano troppe persone a dirmi che non era una cosa possibile. Ma per me lo è stata, è stata la miglior storia possibile che io possa raccontare. E soprattutto, la mia fiducia negli altri è stata abbondantemente ripagata.

Louise Sutherland ha pedalato per oltre 60 mila chilometri attraverso 54 Paesi. Negli anni ha intrapreso numerose iniziative di beneficenza in favore dei luoghi in cui si è recata come viaggiatrice.
E’ morta nel 1994 all’età di 68 anni.

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