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I politici che vogliono stare al fresco

Rubriche e opinioni • di 12 Febbraio 2012

castaPoi dice che uno ce l’ha coi politici. A Torino i consiglieri comunali danno il via libera a un regolamento che limita l’uso dei condizionatori d’aria in tutti gli uffici pubblici per risparmiare energia, poi freschi freschi si autoesentano dal provvedimento approvando una deroga che mette d’accordo tutti, dai grillini al Pd e al Pdl.

La vicenda (raccontata dal quotidiano on line Eco dalle Città che ha saputo far diventare rovente il caso temperature) inizia a maggio con una circolare indirizzata agli uffici dell’amministrazione torinese: quest’estate nessuno potrà accendere i condizionatori, salvo casi eccezionali e comprovate esigenze. I presidenti delle dieci circoscrizioni (la mini casta) protestano. Loro sono stati eletti dal popolo, non possono mica sudare. E così a fine maggio la circolare cambia tono: “Pur permanendo l’esigenza di ridurre i consumi elettrici, l’amministrazione farà in modo di garantire la limitazione dei disagio derivante delle alte temperature estive attraverso una regolazione più accurata degli impianti stessi”. In pratica i condizionatori si potranno attivare quando la temperatura interna supererà i 28°.

Tutto risolto? Macché. A questo punto scatta la protesta dei consiglieri comunali. Loro sono stati eletti dal popolo, non possono mica sudare. Tanto più che – sottolineano all’unisono – il regolamento comunale impone loro la giacca e la cravatta e, dunque, di passare l’estate senza aria condizionata in municipio non se ne parla proprio. Qualche voce isolata sottolinea che sarebbe sufficiente indossare un abbigliamento informale, ma i capogruppo di tutti i partiti all’unanimità hanno detto no motivando la scelta con queste parole: ”per rispetto del decoro”.

Morale della favola? Il dipendente comunale, magari in giacca e cravatta, si becca il caldo, il politico se ne sta al fresco. Poi dice che uno ce l’ha coi politici.







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