Se la Ferrari scopre la bici

18 Febbraio 2012

bici-ferrariLa Ferrari delle biciclette? Semplice, è una Ferrari. Nel garage di Maranello, infatti, compaiono ora una mountain bike e due modelli da corsa. Ma pedalano anche la Porsche e la McLaren, l’Audi e la Maserati, che ha scelto a sorpresa di costruire una silenziosa singlespeed per celebrare i 70 anni della sua storica e rumorosissima prima vittoria sul circuito di Indianapolis.

bici-fiat-500Anzi, a ben guardare, tutte le case automobilistiche hanno introdotto bici nel listino. Ce l’hanno Lancia, Alfa Romeo, Bmw e Mercedes, ce l’ha la Fiat (una pieghevole progettata per il piccolo bagagliaio della 500), ce l’ha la Peugeot (unica macchina ad avere più di un secolo di storia ciclistica alle spalle), ce l’hanno Ford e Volkswagen che puntano sulla trazione ibrida: elettricità e gambe. E il bello è che, nonostante la semplicità di un ciclotelaio non consenta tanti ghirigori, tutti questi velocipedi cercano di avere un qualcosa che richiama le linee delle parenti più ingombranti e più inquinanti: ora è la tinta (indovinate un po’ il colore della bike Ferrari?), ora l’aspetto aggressivo o sobrio (come Porsche o Lancia), ora l’attenzione al design (è il caso di Smart e 500).

bici-maserati-indianapolisSembra una sorta di contrappasso motoristico: le fabbriche del settore, dopo aver riempito per anni le strade di traffico, si ritrovano oggi – anche per via del prezzo record del carburante, delle targhe alterne e dei blocchi della circolazione – a dimezzare le quattro ruote e a eliminare cilindri, pistoni, carrozzeria, accessori superflui e, soprattutto, serbatoio e tubo di scappamento. D’altronde, per colpa della crisi, un italiano su cinque usa meno la macchina, cresce la popolazione che abitualmente o occasionalmente si muove a pedali (sfiora ormai il 25 per cento) e anche l’Italia può finalmente vantare almeno una città (Bolzano) dove quotidianamente il numero di spostamenti ciclopedonali supera quelli motorizzati.

bici-fordNei fatti per i brand dell’auto si tratta più che altro di una trovata pubblicitaria. Visto che la bici in questo momento fa tendenza l’hanno messa in vetrina: è il nuovo motus symbol che si contrappone allo status symbol vecchio e superato delle quattro ruote. Ma i produttori di Suv e utilitarie considerano evidentemente la bici un ecogadget più che un mezzo di trasporto e sperano che i clienti continuino ancora a lungo a preferire il volante al manubrio. Sia come sia, uno uno che pensa di risparmiare rinunciando all’auto e comprando una bici Ferrari o Maserati ha proprio sbagliato i calcoli: il modello più caro costa il doppio di una Panda.

Acquisto a parte, un’altra bici che va per la maggiore nei Comuni è quella in affitto. Il bike sharing, l’opportunità di noleggiare mezzi a due ruote pubblici, funziona in più della metà dei capoluoghi di provincia. Purtroppo, anche in questo caso, l’elemento propagandistico spesso prevale sulla reale volontà delle amministrazioni locali di proporre una modalità di trasporto sostenibile. Se a Torino e Milano il servizio tutto sommato funziona, a Roma e in altri città, subito dopo inaugurazioni in pompa magna, il bike sharing è collassato per colpa di sindaci che non si preoccupano della manutenzione e dei furti commessi dai ladri di biciclette che, loro sì, non hanno smesso di essere di moda.

Corso correlato

Masterclass in Meccanica Ciclistica
1.799
Acquista
Meccanica Base 1
199
Acquista
Lascia un commento

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti