Quando la colpa è di chi muore

31 Agosto 2012

Lo diceva Fabrizio De André in uno dei suoi capolavori “La cattiva strada”. Sembra una battuta, ma è la costatazione del livello del dibattito che in questi giorni riguarda la gestione della mobilità in Italia: la colpa è di chi muore.

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E quindi, dopo la proposta di indecente di Quattroruote di voler imporre per legge il casco obbligatorio per i ciclisti (così dopo che li hanno investiti, una volta a contatto con l’asfalto, forse sopravvivono anche), ecco che arriva la proposta dell’Assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran, di dotare di chicane gli attraversamenti pedonali più pericolosi della città.

Il motivo del provvedimento, lo specifica lo stesso Maran: «La sicurezza dei pedoni, e in generale delle cosiddette utenze fragili, per noi è una priorità assoluta e stiamo facendo tutto il possibile per ridurre il numero e la gravità degli incidenti».

Ma specifichiamo, non si tratta di chicane per rallentare le automobili che, viaggiando a velocità troppo elevata, corrono il rischio di non accorgersi neppure della presenza di pedoni che attraversano sulle strisce, ma sistemi per rallentare i pedoni stessi che, in questo modo, saranno costretti a fermarsi prima di attraversare la strada.

Quindi la logica è: se i pedoni ci lasciano la pelle (nel 35% dei casi proprio sulle strisce) è perché si lanciano con troppa veemenza sulle strisce pedonali senza essersi accertati precedentemente se stanno transitando automobili (poveri stupidi).

Eppure il codice della strada (art. 141, comma 4) parla chiaro: “Il conducente deve, altresì, ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi […] in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza […]”. In violazione, è prevista un’ammenda che va da 39 a 159 euro.

Ecco che, invece di chiedere il rispetto delle regole, in modo da colmare quella discrepanza tra codice della strada scritto e quello realmente applicato, si preferisce chiudere ancora una volta un occhio e continuare a tollerare le cattive abitudini rendendo ancora più difficile la vita di chi è indifeso.

Con questo provvedimento l’assessore Maran ripropone un modello di gestione della cosa pubblica che potremmo definire “forte coi deboli e debole coi forti”e che invece di perseguire il meglio per la propria città che si vanta di essere un modello per le altre amministrazioni italiane, cerca di mettere toppe qua e là assecondando le cattive abitudini dei propri cittadini.

Mi si potrà rispondere che, in fondo, si tratta solamente di qualche attraversamento pedonale, che non è il caso di indignarsi per così poco, ma davvero se c’è una dote che non riesco ad apprezzare in un politico è la pavidità. Maran con questo provvedimento sta dimostrando di avere paura di migliorare la propria città e di essere rimasto fermo ad un concetto di consenso tipico dei politici di professione del ‘novecento (e da cui l’Italia sta faticosamente cercando di liberarsi). Maran ha 31 anni, è abbastanza giovane da potersi permettere degli errori dettati dall’eccesso di coraggio, quello che non si può permettere, però, è di commettere errori dettati dalla paura di cambiare.
Un gattopardo di 31 anni è davvero troppo per far finta di niente.

A proposito dell’attraversamento pedonale in via Beatrice d’Este, c’è una proposta sensata che si trova in rete: perché invece di una chicane per i pedoni non provvedere a creare un attraversamento pedonale a raso con il marciapiede? Fungerebbe da dosso per rallentare le automobili e renderebbe la vita più facile, non solo ai pedoni, ma anche ai disabili con carrozzina e alle mamme con passeggino che, allo stato attuale, sono solamente dei bersagli mobili della viabilità milanese e con la chicane, sarebbero addirittura impossibilitati ad attraversare.

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